Diario elettorale: Di Maio è contento, non si è mai laureato

 Luigino è contento, non si è mai laureato, canterebbe Edoardo Bennato, eppure oggi è il leader del primo partito italiano. Giggino, come lo chiama con disprezzo il governatore campano Vincenzo De Luca, oltre a non essere laureato, non ha mai avuto un lavoro, non gli si conoscono specializzazioni professionali, parla poco l’inglese, diremmo che è basic e pure con l’italiano se la cava male, specie coi congiuntivi. Infine non viene da una famiglia borghese, che al sud, dove l’ascensore sociale non è mai partito, è cosa di non poco conto. Eppure non me ne vogliano gli amici 5 Stelle, questa è la sua forza: in lui si possono identificare moltissimi giovani meridionali e non solo, dirlo mi spiace, ma le migliaia di giovani italiani che emigrano, non sono i più intelligenti, ma i più intraprendenti. Molti di quelli che restano sono come Di Maio, con pochi congiuntivi e poche prospettive. Insomma, un giovane qualunque in cui si possono identificare in molti, non un fighetto di buona famiglia come Civati, non un avventuriero come Renzi, non un organico al potere economico come la Guidi, non uno cresciuto nella pancia del potere romano come la Madia. Detto questo, bisogna ammettere che se esistono meriti senza carriere, non esistono carriere senza merito e il ragazzo è astuto, magari non ha il carisma di un Di Battista, ma ha la qualità di farsi concavo e convesso, a differenza del deputato romano e questo in un movimento pieno di casini, è una gran virtù. Pure sulla linea politica scivola tra i paletti meglio di uno slalomista, cercando di acchiappare voti da tutte le parti, magari non diventerà un La Pira, ma ha già molte delle qualità di un vecchio doroteo. Del resto il campo di gioco è questo e non potendo distribuire bonus da ottanta euro, come Renzi, distribuisce promesse, in quell’arte è meno abile di Berlusconi, ma sembra almeno più serio. Questo detto, è altamente probabile che non vinca le elezioni e allora dovrà scegliere se fare alleanze, e il movimento subirà delle fratture e dei cali elettorali, o condannarsi alla irrilevanza se il governo lo faranno altri. In quel caso la sua stella potrebbe tramontare in fretta come è nata e al prossimo giro potrebbe toccare proprio a Di Battista.

 

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