Delrio, il sindaco ministro

quadrifoglio-290x217Che Delrio sia bravo e fortunato, è fuori discussione: la sua carriera è stata un susseguirsi di successi politici.

Medico impegnato nel volontariato della parrocchia, viene candidato alle comunali dal Partito Popolare, dopo poco viene eletto consigliere regionale, candidato dal Presidente della Provincia Roberto Ruini, contro Marco Barbieri appoggiato da Castagnetti e mentre i suoi supporter vanno in disgrazia, lui diventa il pupillo di Castagnetti, mentre Barbieri diventa il suo avversario.

Si apre poi la strada a sindaco di Reggio e a vice-presidente Anci.

Decaduto Chiamparino, coi voti dei berlusconiani e della Lega, diventa presidente, lasciando al palo il sindaco Pd di Bari, Emiliano e di Torino, Fassino.

Lo definivano cattolico integralista, ma è uomo di rito doroteo, anche se cita Dossetti e La Pira.

Ora è ministro in un governo con il Caimano e la Città è entusiasta, a parte gli invidiosi, che sono molti. Supererà il mitico Pierluigi, che lui chiama maestro, ma è un vezzo, come per La Pira, in realtà in comune hanno l’ego e l’ambizione, ma Graziano viaggia leggero, questi nuovi dirigenti non hanno un lungo passato, poco futuro e molto presente.

Castagnetti aveva troppo bagaglio.

Dicono che sia renziano, sarei cauto, Graziano è soprattutto se stesso: anche il fiorentino viaggia leggero, è un grande comunicatore, ma Delrio è un grande navigatore. Ha detto che resterà anche sindaco, ben fatto, in politica non si butta mai nulla.

Gli avversari esterni e interni dicono che sarà assente, no problem, lo è già da anni.

Reggio vive la sua più drammatica crisi dal dopoguerra e non lo abbiamo visto particolarmente agitato. La calma sociale è garantita dai prosciutti accumulati nelle cantine, ma taglia un giorno, taglia l’altro, molti stanno arrivando all’osso.

Le partecipate del Comune vanno male, la follia edilizia degli anni passati ha distrutto uno dei driver della nostra crescita, il mattone appunto. Il commercio boccheggia e le professioni soffrono, come il terziario.

Eppure abbiamo solo silenzio e l’idea che l’allentamento del patto di stabilità serva a fare nuove rotonde, ma così non si dà benzina all’economia. Bisognerebbe abbassare le tasse locali, alcune inutili come quella sui passi carrai, riducendo i costi della macchina amministrativa.

Insomma, non è stato un gran sindaco, ma siamo sicuri che quella romana è la sua dimensione.

Per questo, pur non votandolo, non ci sottrarremo all’invito di don Dossetti, il suo parroco, di pregare per lui. Anche se siamo sicuri che non ne avrà un gran bisogno.

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