Decreto ambiente: dal gretismo all’aria fritta

Il tema ambientale è importante per tutti, anche per liberisti e conservatori, per questo non condivido lo “snobbamento” di giornali e pensatori dell’area di centrodestra nei confronti dei venerdì per il futuro, anche se è vero che il gretismo rischia di rivelarsi la malattia infantile dell’ambientalismo. Il centrodestra non deve fare l’errore di lasciare questo tema alle sole sinistre, errore che queste hanno compiuto sulla sicurezza. Diciamo subito che la battaglia ambientale verrà combattuta dai Paesi ricchi e che pure dentro questi, sarà appannaggio dei ricchi. Diciamo pure che questi paesi non la potranno vincere da soli, potranno migliorare i loro standard, ma la plastica in mare viene sversata in prevalenza da Cina e India e se pure tutto il mondo diventasse plastic free, il problema permarrebbe. Nelle nazioni dove la priorità è arrivare vivi al fine settimana, è difficile che ci si preoccupi della fine del pianeta tra 30 o 50 anni. Se la negazione del problema è sbagliata, anche il gretismo propugna ricette che ignorano la realtà, predicando utopie. I giovani che oggi scendono in piazza, non sono nati in case senza servizi igienici, senza riscaldamento e ovviamente senza climatizzatori. Vanno spesso a scuola in motoretta e le loro famiglie sovente posseggono più di un’ automobile, tutti elementi che hanno aggravato il problema del clima. Ora questo non deve frenare il loro slancio, come non frenò il nostro nel 68, ma anche allora si poneva il tema dei diritti, senza indicare soluzioni, che ovviamente buone o cattive, vennero nel tempo. Il governo e il ministro Costa si preparano a decretare sul tema, ma siamo sempre nel clima di: sconfiggeremo la povertà, daremo la felicità. I 14 punti della bozza del ministro dell’Ambiente Sergio Costa non vanno oltre le ambizioni dei buoni per gli abbonamenti ai mezzi pubblici, l’istituzione del premio “Città verde d’Italia” e la costituzione di una fantomatica “piattaforma per il contrasto ai cambiamenti climatici”.

Nel nuovo testo rimane il taglio graduale dei sussidi ambientali dannosi, che dovrebbe fruttare 17 miliardi di euro. Tagliare i sussidi sul carburante del 10% porterebbe soldi in cassa, con effetti positivi sui cambiamenti climatici, ma bisogna vedere l’effetto che tale manovra produrrà su camionisti e agricoltori, già in difficoltà per la concorrenza dei paesi vicini e pure per la guerra dei dazi.

Di sussidi di compensazione ai lavoratori per l’acquisto di mezzi meno inquinanti non se ne parla, ma i mezzi più inquinanti sono nelle mani delle fasce più povere della popolazione, che pure se avessero una forte coscienza verde, non hanno il denaro per un’auto ibrida o elettrica. Niente di così lungimirante si trova nel “decreto clima”. Avremo invece campagne informative nelle scuole con il nome originale “#L‘ambiente siamo noi” (con l’hashtag), un commissario unico per le discariche abusive e pure una commissione interministeriale per il contrasto ai cambiamenti climatici e la qualità dell’aria. Il piano più ambizioso – figuriamoci – è un’opera di rimboschimento delle città metropolitane con un finanziamento di 15 milioni di euro. Li immaginiamo già gli alberelli appena piantati seccarsi nelle rotonde delle nostre strade, mentre i livelli di Pm10 continuano a essere sopra soglia.  In compenso, dopo la città della cultura e le bandiere blu, avremo pure il premio per la Città verde.

Il decreto clima, a quanto pare, offrirà pure l’occasione per fare un restyling dei mezzi pubblici italiani, sostituendo quelli vecchi con mezzi a basso o nullo impatto ambientale. Mezzi pubblici che, grazie ai giallorossi, potremo prendere al volo, di fretta, senza preoccupazioni, con il “buono mobilità” da 1.500, valido per tre anni. Rottamando le auto fino alla classe euro 4, si otterrà, ma solo “fino a esaurimento delle risorse”, una specie di buono spesa per comprare per sé, o per la famiglia, un abbonamento ai mezzi pubblici. Certo, perché non rottamare quell‘unica auto vecchia – che evidentemente non cambio perché non me lo posso permettere, per spostarmi a piedi o in bicicletta, come accadeva quando non avevamo tutte queste comodità? In compenso la casella sull’economia circolare è rimasta vuota. Non si dice nulla sul ciclo dei rifiuti, anche loro continueranno ad andare in Germania e Olanda su Tir inquinanti. Di come preparare seriamente una transizione ecologica, riqualificare i lavoratori verso il green, riformare modi e stili di vita e di lavoro, neanche l’ombra e su queste cose la destra più intelligente e liberale avrebbe molto da dire. Invece di polemizzare con i gretini, dovrebbe farlo con chi ci prende per cretini.

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