Declino politico di Berlusconi

10124Berlusconi è uscito da qualche mese dall’agone politico, per ragioni rimaste per molti inspiegabili, ma che certamente hanno influenzato anche la caduta anomala del Governo da lui presieduto.

Fra le varie cause vi è stata, molto probabilmente, la sentenza della magistratura sul Lodo Mondadori:da quel momento, infatti, è iniziata la ritirata di Berlusconi dalla scena politica.

Molti, pochi mesi fa, non compresero perché Berlusconi avesse accettato la logica dell’ammucchiata politica, anziché quella dell’alternanza e perché si fosse dimesso senza essere stato sfiduciato al Parlamento. In seguito il Pdl ha cercato di dare dignità a questa ritirata, parlando di scelta di responsabilità, ma solo in pochi ci hanno creduto.

Credo che le motivazioni reali vadano ricercate soprattutto nell’ambito economico e finanziario: motivazioni legate alla sentenza emessa il 9 luglio 2011 dalla seconda sezione civile del Tribunale di Milano sul cosiddetto Lodo Mondadori, in base al quale il Gruppo Fininvest è stato condannato a pagare alla Cir di Carlo De Benedetti, l’eterno nemico politico di Berlusconi, l’importo di 560 milioni di Euro e all’attacco, condotto dalla speculazione finanziaria, ai titoli di Mediaset. Non devono però essere sottovalutati altri fattori psicologici e biologici che possono avere influito sulla ritirata di Berlusconi dalla scena politica: la straordinaria azione mediatica, messa in atto contro la sua persona ed il suo privato, che ha finito per minarne la capacità reattiva e forse anche l’età, che inesorabilmente, anche per lui, avanza.

L’uscita di scena di Berlusconi forse è stata influenzata anche dalle vicende giudiziarie legate al cosiddetto caso Ruby: vicende che possono avere influito, ma certamente in misura minore rispetto alla sentenza emessa sul Lodo Mondadori. Non è escluso nemmeno che Berlusconi si sia fatto incantare dalle sirene del Pd, che in più occasioni avevano dichiarato che un ritiro di Berlusconi avrebbe contribuito a rasserenare il clima politico e forse, non si sa in base a quale misterioso potere, attenuato l’azione giudiziaria posta in essere nei suoi confronti. Gli è stata promessa “clemenza”, ma ha ottenuto solo calci nel fondo schiena ed oggi è rimasto a friggere sulla graticola dei suoi casi pendenti.

Berlusconi, d’altronde, non è esente da colpe: certe cattive abitudini, non consone ad un capo di Stato e certe cattive compagnie che non gli hanno certamente giovato. All’origine del suo declino politico vi è però ben altro: vi è la mancata attuazione delle riforme promesse, a partire da quella della giustizia, e la mancata attuazione degli interventi infrastrutturali previsti dal suo programma elettorale, come il completamento della Salerno-Reggio Calabria, la costruzione del ponte sullo stretto di Messina ed il progetto Tav in Val di Susa, rimasto impantanato; interventi che avrebbero favorito la creazione di centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro. All’origine del declino politico di Berlusconi vi è inoltre il tradimento delle promesse fatte agli elettori di non mettere ancora le mani nelle loro tasche; promesse contraddette dall’appoggio ad un Governo, come quello di Monti, che con l’Imu e non solo, ha fiscalmente massacrato i ceti medi.

Ora Berlusconi si ritrova a cantare la vecchia canzone delle riforme istituzionali, ma è come un cane che abbaia alla luna: la sinistra non acconsentirà mai a tali riforme, come d’altronde non acconsentirà mai ad una sua elezione a Presidente della Repubblica. Il centro-destra ha permesso, con i suoi voti, per la prima volta nella storia d’Italia, l’elezione di un esponete comunista alla carica di Presidente della Repubblica, ma la sinistra, ben lungi dall’accettare il principio democratico dell’alternanza, non gli ricambierà mai il favore.

Troppo livore e troppo odio ideologico anima ancora la sinistra.

Nonostante la nitidezza del contesto politico, che dovrebbe indurlo a riflettere sugli errori compiuti, Berlusconi continua a parlare al vento e a perdere voti, dopo essersi fatto, passivamente, disarcionare dal potere; continua a proporre riforme istituzionali inattuabili, mentre il Pdl crolla. Come dire?

Sotto il doppio-petto niente di nuovo.

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