Dalla scissione PD nasce DP

Per confermare che la scissione è dovuta più al turbo renzismo, che a differenze reali ma colmabili, gli scissionisti si chiameranno DP, come si vede anche nella scelta del nome non hanno rivelato una gran fantasia, ma un evidente grado di continuità. Per ora aspirano ad essere un po’ più Rossi, coltivano la Speranza di non pagare un grosso Scotto elettorale. Essendo uomini di “apparato”, come i loro fratelli del Pd, non dobbiamo aspettarci molti fuochi d’ artificio, ma un lento lavoro sul territorio. L’ambizione è di emulare la Linke tedesca, arrivata ad essere il terzo partito in Germania, ma per farlo devono unificare tutto il campo progressista da Pisapia, a Civati, fino a Sinistra Italiana, non sarà facile. I sondaggi dicono che il Pd renziano perde poco, ma è presto per dirlo, fino alle elezioni molti preferiranno restare coperti e allineati, ma quando si vedrà che il ducetto di Rignano, con Franceschini e Orlando, faranno piazza pulita nelle liste, vedremo molte conversioni al nuovo partito.L’unificazione del campo progressista non avverrà, troppe le diffidenze della sinistra radicale, verso il cauto riformismo che ispirerà il nuovo soggetto politico. Non sarà una raccolta di vecchi comunisti, già si vedono in prima fila diversi giovani, da Speranza a La Forgia, allo stesso Scotto e altri arriveranno. La domanda è se Renzi ha vinto o perso e la risposta, al netto dei risolini e delle basse previsioni elettorali, è che ha perso, anche perché il Pd non è diventato un monolite renziano, anzi è ancor più netta la separazione tra ex democristiani ed ex comunisti, con in più l’incognita Emiliano. Se Renzi rifiuterà i caminetti, verrà fatto fuori e se li accetterà, diverrà l’ombra di se stesso, inoltre con un sistema proporzionale, è difficile sia lui a fare un governo di coalizione. Detto questo, ci avviamo ad una stagione difficile, dove l’instabilità politica regnerà sovrana, mentre dietro l’angolo ci aspetta la fine dell’estate delle cicale e l’arrivo dell’inverno delle formiche, senza che si vedano maggioranze in grado di guidare il Paese verso una marcia difficile, segnata dalla probabile fine del QE, come lo conosciamo oggi. Non so se un po’ di rosso in più sarà utile, certo gli squilibri sono molti e non solo tra ricchi e poveri, ma tra garantiti e no e pure tra poveri, ma resta che un Paese senza regole e con una classe dirigente mediocre, non si salva con le sole identità.

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