Così è anche se non vi piace

untitled Grillo e il suo guru Casaleggio scrivono pressoché ogni giorno che l’Italia è avviata al “fallimento” ed invitano il Presidente Napolitano ad andare in tv per dire agli italiani questa semplice e drammatica verità. Le cose stanno veramente così? Se non si fa nulla, questo scenario diventa possibile, forse non è imminente, ma non si può liquidare la questione come se fosse il delirio di un comico. In primo luogo dobbiamo dire che prima del crollo del comunismo i Paesi produttori erano il Nord-America, l’Europa al di qua della cortina di ferro, il Giappone e pochi altri.

La divisione in blocchi non teneva fuori dal circuito produzione, ricchezza e consumi,  solo i Paesi comunisti, ma anche quelli dominati da dittature di destra, che nascevano appunto per contenere l’espansione  dell’influenza sovietica. Ciò spiega in breve perché l’Italia, da Paese povero e di emigranti, sia divenuto l’ottava potenza mondiale e terra d’immigrazione.  Molta ricchezza è stata costruita facendo debiti, cioè distribuendo  più di quanto si guadagnava, soprattutto a partire dalla metà degli anni settanta, quando la spesa pubblica è esplosa e la crescita rallentava pesantemente, al netto di cattiva amministrazione, ruberie e sprechi.  Nonostante la grave crisi, gli europei e gli italiani vivono ancora bene,  l’Eu  rappresenta il 7% della popolazione, produce il 25% del Pil mondiale ed ha il 50% della spesa per welfare.  

E’ evidente che l’affacciarsi sulla scena mondiale di due miliardi di nuovi produttori-consumatori cambia radicalmente lo scenario, riducendo drasticamente la nostra fetta di torta e poiché da qui al 2020, cioè dopodomani, la ricchezza dei Paesi cosiddetti emergenti, è destinata a raddoppiare, è evidente che la nostra è destinata a calare. Che siamo ancora dalla parte dei benestanti lo dimostrano alcune cifre: nel mondo solo l’11% possiede un’auto, il 33% un telefono cellulare, il 20% una casa agibile, il 50% è malnutrito ed un altro 50% vive con meno di due dollari al giorno. In Italia la situazione è evidentemente molto diversa, come ognuno può vedere. Ora se il Paese non riprende a crescere, sono circa dieci anni che non lo fa, non resta che tagliare il nostro benessere, o aumentando le tasse, il che francamente è difficile, o tagliando le spese:  pensioni, sanità, dipendenti pubblici, ecc..Si potrebbero tagliare in primo luogo, sprechi, privilegi e inefficienze, ma è quasi impossibile, come dimostrano Grecia e Portogallo, almeno fino alla richiesta di aiuti ed all’arrivo della Troika.

Anzi nelle fasi di crisi e incertezza  i furti e le appropriazioni del denaro pubblico aumentano, visto che il tempo di permanenza al potere si accorcia. Se non si fa una politica di lotta all’evasione, fino al sequestro dei beni e di tagli coraggiosi ed equi, forse non falliremo, ma siamo destinati come Paese ad un progressivo impoverimento e, anziché essere protagonisti del futuro, avremo ballato sul tetto del mondo solo il tempo di una generazione.

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