Cosa ci fanno i cattolici nel Pd

 Il Consiglio comunale di Verona ha votato una mozione che non chiedeva di abolire l’aborto e quindi la legge 194, che in quanto legge dello Stato, va rispettata e applicata. Non chiedeva di limitare la scelta della donna nell’esercizio di un diritto, delicato, difficile e doloroso. La mozione chiedeva solo di reperire fondi per le associazioni che lavorano per aiutare le donne a superare le cause anche economiche che portano all’aborto, come previsto del resto dalla stessa legge 194. Lavorare a favore della vita è sempre un bene, oppure lo è solo se si salvano migranti in mare? Che sia sempre un bene deve averlo pensato anche la capogruppo, cattolica, del Pd in consiglio comunale, che ha votato la mozione, per essere subito scomunicata, dagli apparati locali e nazionali del partito. Fino alla richiesta di degradazione sul campo ed espulsione, con buona pace del diritto alla libertà di coscienza, previsto dal loro statuto. Viene da chiedersi, come poteva votare diversamente, una cattolica, su questo tema, doveva forse ipocritamente astenersi, come fanno quotidianamente i cattolici del Pd sui cosiddetti diritti civili? Come se i diritti fondamentali(vita, lavoro, salute) fossero incivili, solo perchè non afferiscono all’area dei genitali, l’unico campo ormai presidiato dalla sinistra. Oppure la signora Carla Padovani doveva limitare il suo fervore religioso ai diritti “politicamente corretti” come la difesa dei profughi, meglio se di religioni diverse dalla sua. Neppure la Chiesa si è sbracciata  per i massacri dei cattolici siriani e iracheni. Forse perchè stavano coi dittatori, che li difendevano dai pogroom dei musulmani. Certamente i cattolici adulti, che ovviamente militano solo nel Pd, non si sono sentiti per i massacri nelle chiese in Nigeria o in Indonesia e mentre plaudivano al fatto che nella civile Londra fosse stato eletto un sindaco musulmano, tacevano sul fatto che a Giakarta il sindaco cristiano è durato poco. Impegnati ad invocare il diritto sacrosanto dei musulmani ad avere le loro moschee, tacciono sul fatto che nei paesi della penisola arabica, dove l’ex premier cattolico Renzi si reca per promuovere affari, non esistono chiese o forse a me saranno sfuggite. Insomma, in Cina la Chiesa può nominare i vescovi solo se graditi al partito, da noi i cattolici possono difendere solo i diritti scelti dal Pd. Certo il doppiopesismo, l’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto, ha i suoi vantaggi in termini di potere e di glorie terrene. Il Paradiso può attendere. Questa vicenda ci dice qualcosa anche sull’ intolleranza della sinistra verso chi non si omologa, sulla loro violenza verso l’oppositore. E’ un giochetto che ha pagato fino a che si sono trovati di fronte forze moderate, incapaci di ricorrere ai loro stessi metodi. Oggi che si trovano di fronte un governo che li batte in propaganda e che come loro non fa prigionieri, quando si tratta di nomine e potere, piagnucolano che la democrazia è violata. Personalmente penso che la finanziaria avrebbe dovuto tagliare le tasse, invece di aumentare  le spese per l’assistenza agli indigenti, ma che a criticarla siano la Cei e i cattolici di sinistra, fa un po’ sorridere, se non sapessi che per loro il povero è lo straniero, perchè questo tiene lontano il bisognoso vicino di pianerottolo. La spasmodica attenzione allo straniero è servita a mascherare, oltre a interesi economici, il disinteresse per gli italiani, costretti a vivere in periferie dove il buio è sempre più buio. E’ questo disinteresse verso le povertà vecchie e nuove, verso il bisogno di sicurezza, verso la richiesta di protezione, che ha fatto crescere e prosperare l’onda dei partiti che oggi ci governano. Come d’altronde questa idea prodiana che l’Europa fosse una grande madre che accoglieva tutti, che i mercati dovessero essere permeabili a tutti e subito, che l’immigrazione portasse solo contributi positivi al Pil, senza rendersi conto che avrebbe compresso anche diritti e salari, (molti lavori regolari sono retribuiti 5 euro l’ora) e avrebbe gravato sul sistema di welfare. Stupisce che gli eredi del cattolicesimo sociale non abbiano compreso che assieme alla grande emergenza immigratoria, vi era quella emigratoria: 5,5 milioni di italiani emigrati, tra cui laureati, diplomati, specializzati e pensionati dalla media capacità di consumo. Il saldo tra emigrazione e immigrazione sarà pure stato a somma zero, ma la qualità perduta, non è certo stata rimpiazzata. Chi ha creato le condizioni per l’onda “populista” dovrebbe recitare il mea culpa, invece di lanciare vuote scomuniche.

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