Cosa cambia a Reggio

 Il tornado delle elezioni politiche è arrivato anche a Reggio Emilia, dove al Senato la candidata del Pd, Vanna Iori, ha vinto per un’ incollatura e pure nel collegio provinciale della Camera, Antonella Incerti ha prevalso di poco. In Città invece la vittoria del ministro Delrio è stata più netta, sebbene lontana dalla maggioranza assoluta. La domanda ora è: che cosa può succedere alle elezioni amministrative che si terranno fra un anno, dove è presumibile credere che per la prima volta il ballottaggio, da speranza per gli oppositori, si trasformi in realtà. Certo il Pd può sperare di recuperare consensi, la rete di potere resta forte, a livello locale il potere dispiega meglio i suoi effetti, i candidati sono sperimentati e il sistema cooperativo, sebbene reduce da numerosi fallimenti, conserva una sua forza, oltre a efficaci mezzi di informazione, Così come resiste la relazione con i mondi produttivi, legati in un modo o nell’altro al potere, potrebbero avere poca voglia di cambiare il certo per l’incerto. La ripresa economica si sente, anche se la Città ha fatto passi indietro, i settori legati all’export tirano e la ricchezza del passato consente un benessere ancora diffuso. Restano alcuni problemi seri: vedere se la sinistra si presenterà unita, ma gli esponenti di Leu hanno avuto un risultato se possibile ancor più modesto e non romperanno l’alleanza, inoltre difficilmente Delrio consentirà che il Pd si spacchi, sarebbe un grave vulnus per lui in primis, resta il problema del candidato sindaco. Vecchi è oggettivamente un candidato debole, non ha realizzato nulla del cambiamento promesso in campagna elettorale e questo agita numerosi pretendenti: dall’ex deputato Paolo Gandolfi, alla consigliera regionale Ottavia Soncini, al presidente della Provincia Manghi, fino alla renziana Maura Manghi. Eccetto il primo, tutti candidati non provenienti dalla storia del Pci. Difficile che Costa e Delrio puntino su questi e quindi al momento Vecchi o Gandolfi sono in pole position, assieme all’assessore Marchi, gradito a Delrio e che può contare sull’appoggio delle cooperative sociali e di gran parte del mondo cattolico militant: gli unici ambienti che per fede o interesse ancora sono capaci di una forte mobilitazione. Se consideriamo anche i voti del Popolo della famiglia, il centro- destra ha superato i Cinque Stelle di una incollatura, ma è poco probabile che sia il centro- destra il competitor nel ballottaggio, alle amministrative ha avuto sempre risultati inferiori. Inoltre Forza Italia è in crisi e priva di leader e la ricerca di un esterno, come fu nel caso della Prampolini, presidente di Ascom, difficilmente modificherà il quadro. Se anche arrivassero al ballottaggio, la vittoria sarebbe difficile, se non altro per la storia della Città e per aver svolto un’ opposizione debole e sovente caudataria del Pd. I 5 Stelle possono invece contare sulla spinta al cambiamento, pur se da noi meno forte e sulla possibilità di esprimere una candidatura di livello, come quella di un Walter Ganapini, che potrebbe non essere interessato, o come quella di Lorenzo Bagnacani, che sta maturando una importante esperienza amministrativa e manageriale a Roma, senza escludere altri nomi, che vista l’apertura di una finestra di opportunità, potrebbero accettare. Un ruolo non secondario nella partita potrebbero giocarlo i civici, se riuscissero a presentare una lista unica, partendo dal lavoro e dalla figura di Cinzia Rubertelli, che ha svolto un’ opposizione coerente e continuativa, portando avanti in particolare il tema della trasparenza, in una Città dove l’opacità degli atti e delle relazioni è forte, a cominciare da Iren, che continua ad aumentare le tariffe, nonostante  l’incremento della raccolta differenziata che dovrebbe portare ad un loro abbassamento. I civici cavalcano con ragionevolezza i temi della sicurezza, dell’eccesso di tassazione e di burocrazia, forse l’idea della buona amministrazione, in una politica in cui si agitano slogan, al posto delle idee, non basterà a portarli al ballottaggio, ma potrebbe renderli determinanti per il risultato finale, come ha detto il presidente della Provincia, in una recente intervista. Il tempo dell’autosufficienza è finito per il Pd e non è ancora arrivato per i 5 Stelle.

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