Consociativismo anticoncorrenza

bottacinTrasparenza, trasparenza, gridano tutti dopo l’arresto di Piergiorgio Baita. E pretendono una commissione d’inchiesta sul possibile coinvolgimento di strutture regionali, salvo scoprire un attimo dopo che ci vuole una legge per istituirla. Troppo tempo.

Meglio un nucleo ispettivo fatto da dirigenti di provata fiducia, che in 10 giorni potrebbero acquisire le carte necessarie a fare chiarezza. Ma il nucleo prende ordini dal manovratore, la giunta Zaia, mentre il controllo spetta al Consiglio: siamo matti a lasciarlo fuori?

Ne consegue che anche il Consiglio indagherà con una propria struttura amministrativa e con l’accordo di Luca Zaia. Purtroppo resta fuori il quadro generale: nelle grandi opere pubbliche non ci sono solo reati, è la mancanza di concorrenza a costituire il problema politico vero, anche se nessuno va in galera. Chi se ne occupa? Tutti d’accordo, il monitoraggio verrà affidato alla prima commissione permanente del Consiglio regionale. Proviamo a dirlo in altre parole: chi ha dormito fino adesso si occuperà del problema più grave che ha oggi la politica nel Veneto.

Diego Bottacin, consigliere di Verso Nord: condivide questa conclusione?

«Volevo rispondere meglio tardi che mai, ma è vero che non possiamo andare in soccorso alla magistratura che ci ha dato la sveglia. Nella migliore delle ipotesi l’intervento non serve a nulla, nella peggiore faremo solo confusione. Del resto tutto è già evidente».

Che cosa è evidente?

«Da 15 anni almeno gli aggiudicatari delle grandi opere pubbliche del Veneto stanno in una mano: parlo di strade, autostrade, ospedali, Mose, forniture di servizi nella sanità di ristorazione, pulizia, assicurazione. Nella graduatoria 2013 dell’Economist l’Italia per trasparenza sta all’87° posto».

Lei che risposta si dà?

«Che il governo regionale più liberista mai avuto dal Veneto ha costruito una realtà regionale priva di libertà economica. Abbiamo creato mercanti senza mercato. E’ un sistema bloccato. Un sistema corporativo e consociativo».

Significa centrodestra e centrosinistra ugualmente responsabili?

«Il sistema consociativo poggia su entrambe le gambe, sulla Mantovani come sulle cooperative».

Lei è uscito dal centrosinistra, non parla per sentito dire, giusto?

«Io ho combattuto questo metodo di spartizione. L’antidoto al consociativismo è fare gare vere. Oggi la gran parte delle opere pubbliche è assegnata senza gara: il Consorzio Venezia Nuova ha tutto in concessione. Tutti i project financing partono per iniziativa di pochi privati che il 31 gennaio di ogni anno li acquisiscono, la Regione li affina e poi li mette in gara dicendo: qualcuno vuol fare il lavoro a meno? Una presa in giro, con la posizione dominante ormai creata».

Insomma la commissione d’inchiesta è superflua?

«Nel senso di conoscere sì, ma non nel senso di determinare i meccanismi per introdurre concorrenza nel sistema. Nel 2014 scade il contratto con Trenitalia, vedremo se verrà fatta una gara. I project financing devono essere rinegoziati: non è possibile che il consorzio che vince si aggiudichi un servizio per 25 anni, questa è la desertificazione del mercato. In ogni caso il project ha senso per costruire strade, negli ospedali non se ne deve più parlare».

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