Confindustria diventa un Rotary Club

Il governo di centrodestra vara la sua unica vera legge liberista, l’articolo 8 della manovra e Confindustria, in accordo coi sindacati, congela tutto. Con un piede già fuori, Fiat se ne va definitivamente dall’associazione degli imprenditori, sbattendo la porta. Cosa dice l’articolo? Molte cose, ma principalmente due, la prima: flessibilità in uscita, possibilità maggiori di licenziare, ovviamente pagando, è un aggiramento delle reintegrazioni ordinate dai tribunali.

La seconda: prevalenza della contrattazione aziendale rispetto alla nazionale. In azienda si può decidere di derogare a tutto, eccetto che alla Costituzione. E’ evidente che se ognuno si fa il suo contratto, che deve essere approvato dalla maggioranza dei lavoratori(abbiamo in pratica il modello Fiat), ciò significa la fine della concertazione. Confindustria e sindacati rischiano di diventare un Rotary club, almeno nella loro espressione nazionale. Non è detto sia un male, visto che anche le associazioni di impresa, non solo i sindacati, rischiano di essere un freno alla crescita del Paese, inoltre da tempo hanno esorbitato dal loro ruolo di parti sociali per intervenire sulla vita di tutti, ponendosi come interlocutori “istituzionali” del governo. Più diventavano influenti, più diventavano conservatrici, più delle dinamiche sindacali pesavano quelle politiche, tanto che non sono stati favoriti i processi di crescita dimensionale ed internazionale delle imprese, soprattutto piccole, né la loro messa in rete. Anche gli aiuti economici, una trentina di miliardi di euro, sono stati distribuiti a pioggia, senza un progetto organico. Ora Marchionne ha fatto saltare il tavolo, sotto la spinta della globalizzazione, ma forse era già saltato, anche se nessuno se n’ era accorto.

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