Con Grillo torna l’uomo qualunque

cavallo di troia 01 Il “Fronte dell’Uomo Qualunque” fu un movimento e successivamente un partito politico italiano sorto, nell’immediato dopoguerra, attorno all’omonimo giornale “L’Uomo Qualunque”, fondato a Roma, dal commediografo e giornalista Guglielmo Giannini.

Il giornale “l’Uomo Qualunque” teorizzava l’esistenza di una classe politica che opprimeva l’uomo qualunque. Lo scopo principale del Fronte dell’Uomo Qualunque era quello di dar voce alle opinioni dell’uomo della strada, contrario al regime dei partiti: “abbasso tutti” era lo slogan riportato sulla testata del quotidiano.

Se si prendono in esame le recenti “sparate” di Grillo, in occasione dei comizi tenuti nelle piazze d’Italia, si riscontrano numerose analogie fra il Movimento 5 Stelle e il Fronte dell’Uomo Qualunque di Giannini.

Innanzitutto l’odio viscerale per i partiti e per i politici, considerati tutti corrotti e incapaci e da eliminare, tranne i neofiti della politica che sono entrati a far parte della setta di Grillo; a ciò si aggiunga il suo disprezzo per la democrazia, del tutto sconosciuta in M5S, dove Grillo governa come un monarca assoluto e il disprezzo per il Parlamento; a questo proposito, in occasione di un comizio tenuto a Bologna, Grillo avrebbe dichiarato: “L’Italia che ripudia la guerra fornisce la logistica alla Francia in Mali. E se Al Qaeda ci ritiene responsabili e vuole attaccarci, noi con chi ce la dobbiamo prendere? Non con Bologna, ma un po’ più in giù”. Successivamente Grillo ha elencato le coordinate geografiche spiegando che corrispondono al Parlamento italiano. Infine un’esortazione: “lo facciano prima del 25 febbraio, altrimenti rischierebbero di colpire i nostri eletti”.

L’ostilità dichiarata da Grillo verso i partiti si estende anche ai sindacati che, in quanto vecchi, dovrebbero essere eliminati: questo modo di ragionare fa tornare alla mente la “Carta del Lavoro” del 1927 ed il pensiero del gerarca Filippo Corridoni, fascista di sinistra: anch’egli infatti proponeva la creazione di aziende che fossero governate solo da chi vi lavorava, secondo la famosa teoria dell’alleanza fra capitale e lavoro; alleanza che avrebbe dovuto eliminare ogni conflitto sociale. In realtà questa teoria dell’economia corporativa mirava ad un solo obiettivo: ridurre la capacità di contrattazione del sindacato, riconducendola alla sola dimensione aziendale, affinché a governare l’azienda fosse, di fatto, solo il detentore del capitale. Vecchi trucchi della retorica fascista che hanno evidentemente influenzato anche il pensiero economico, si fa per dire, di Grillo.

Un leader come Grillo, in realtà, potrebbe guidare sia un movimento di estrema sinistra, che uno di estrema destra, stante la sua inclinazione ad una visione populista, egocentrica e autoritaria del potere.

Nei fatti, però, gran parte degli aderenti o dei simpatizzanti di M5S hanno militato o ancora militano in gruppi di estrema sinistra: dai No-Global ai No-Tav, o hanno avuto in passato esperienze politiche contigue all’estremismo di sinistra. Gli elettori dunque potrebbero, per rabbia o delusione nei confronti degli altri partiti, scegliere di votare per Grillo, ma prima dovrebbero riflettere sugli effetti nefasti che produsse, secondo quanto narra la mitologia greca, l’apertura delle porte della città al Cavallo di Troia.

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