Chi diavolo sono questi mercati finanziari che sequestrano la nostra democrazia?

devilProvo a rispondere alle domande che si pone, con la su penna impareggiabile, Michele Serra su Repubblica, ma che come lui si sono poste ultimamente anche altre illustri firme dello stesso giornale: Eugenio Scalfari, Stefano Rodotà e Gad Lerner.

Corsivo di Michele Serra, nella sua rubrica l’Amaca, su la Repubblica del 19 giugno 2012 (la scansione del testo in tre domande è inserita da me, per esigenze di chiarezza) – Segue un mio tentativo di risposta alle domande poste in questo corsivo

L’AMACA

[Prima domanda – n.d.r.] Si legge che il voto greco “non basta ai mercati” e ci si ingegna di capire che cosa basti, ai mercati: la consegna immediata di tutte le ragazze vergini? La testa del Battista su un piatto d’argento? La donazione di ogni bene pubblico e privato al circolo ricreativo dei banchieri? L’uso obbligatorio del papillon?

[Seconda domanda – n.d.r.] Ma poi, soprattutto: chi diavolo sono, questi misteriosi “mercati”? Hanno fisionomia giuridica, un portavoce, un responsabile, un legale rappresentante, qualche nome o cognome al quale, all’occorrenza, presentare reclamo?

[Terza domanda – n.d.r.]Qualcuno ha mai votato per loro? Se sbagliano, si dimettono? Quando e dove è stato deciso che il loro giudizio (il famoso “giudizio dei mercati”) conta più del giudizio dell’intera classe politica mondiale? Perfino i più esecrabili dittatori ci mettono la propria faccia, e a volte finiscono la carriera appesi a un lampione. Perché i mercati no? Se contano tanto (tanto da affamare i popoli, volendo, e tanto da salvarli, sempre volendo) perché sono l’unico potere, in tutto l’Occidente, che non si espone mai, non parla nei telegiornali, non viene intervistato, fotografato, incalzato?

[Quarta domanda – n.d.r.]Perché siamo tutti ai piedi di un’entità metafisica che per giunta non dispensa alcun genere di risarcimento spirituale, anche scadente?

PROVO A RISPONDERE

Prima domanda: che cosa vogliono “i mercati?

– Delle nostre vergini non se ne fanno nulla: gli interessa soltanto la sicurezza che ciascuno Stato sia in grado di onorare i propri debiti.

Seconda domanda: chi diavolo sono questi misteriosi mercati?

– Siamo tutti noi, ogni volta che ci chiediamo se sia meglio investire i nostri risparmi prestandoli a Tizio o a Caio; per esempio, ponendoci questa domanda: “sarà meglio investirli in buoni del tesori greci, con i loro interessi altissimi ma con il dubbio se alla fine verremo rimborsati, oppure in quelli tedeschi, con i loro interessi bassissimi ma con la certezza che alla fine riavremo i nostri soldi?”. Molti di noi non si sono mai posti questo problema? D’accordo, ma se lo sono posto e se lo pongono quotidianamente i gestori dei fondi-pensione dei lavoratori americani o giapponesi, o dei fondi di investimento nei quali hanno messo i propri risparmi la casalinga di Voghera o l’artigiano di Sao Paulo. Sì, certo, poi ci sono anche gli speculatori; ma questi non fanno altro, a ben vedere, che scommettere sulle scelte che faranno i gestori dei fondi; e pesano complessivamente molto meno di questi ultimi (tanto è vero che diventano molto più pericolosi in agosto, quando i gestori dei fondi vanno in vacanza). Giustissimo, comunque, tassare le operazioni finanziarie a carattere speculativo; ma stiamo attenti a non demonizzarli troppo questi speculatori. “Speculare”, letteralmente, significa “guardare lontano”; il saperlo fare può essere fonte di guadagni indebiti, ma può essere anche utile a tutti gli altri: saper vedere in anticipo le cause di possibili catastrofi piccole e grandi può aiutare ad evitarle, o a limitarne i danni. Per esempio, se ci fosse stato qualche speculatore che avesse saputo cogliere i segni premonitori del fallimento di Lehman Brothers del 2008, questo ci avrebbe potuto forse risparmiare molti dolori.

Terza domanda: qualcuno ha mai votato per i mercati? se sbagliano… “si dimettono”?

– Certo che sì. Le centinaia di migliaia di gestori dei fondi-pensione o degli investimenti dei grandi e piccoli risparmiatori hanno costantemente bisogno della fiducia dei mandanti che affidano loro i propri risparmi. E quando sbagliano lo pagano caro. Perché il loro errore costa caro ai mandanti stessi, siano essi i pensionati americani o giapponesi, o la casalinga di Voghera, o l’artigiano di Sao Paulo. Anche l’eventuale collasso dell’euro costerebbe loro assai caro: non hanno alcun interesse a provocarlo; ma il loro primo dovere è salvaguardare i risparmi dei loro mandanti, e qualche volta questo può comportare azioni che avvicinano quel collasso. Forse, dunque, è il caso che li trattiamo con un po’ più di rispetto, cercando di conquistare la loro fiducia. E che non imputiamo a loro quelle che sono soltanto le conseguenze delle nostre imprevidenze, raffigurandoli come novelli untori del “contagio” della crisi, o peggio come rapaci e malvagi attentatori di regimi democratici e affamatori di popoli,.

Quarta domanda: perché siamo tutti ai piedi di questa entità metafisica?

– Perché i mercati finanziari non sono affatto un’entità metafisica, bensì costituiscono l’unica entità a cui possiamo rivolgerci, quando non siamo in grado di pagare i nostri debiti, per trovare qualcuno che sia disposto a tornare a prestarci il denaro di cui abbiamo bisogno per pagare gli stipendi agli statali, le pensioni a tutti quanti, i costi della sanità, della scuola, della polizia, e così via. Se abbiamo qualche difficoltà a convincere i gestori dei fondi-pensione o dei fondi di investimento a tornare a prestarci il denaro che amministrano, non ha molto senso prendersela con i mercati finanziari. A meno che non abbiamo deciso di non farvi più ricorso nel prossimo futuro; ma la cosa strana è che a prendersela di più con i mercati finanziari sono proprio quelli che predicano contro il rigore, contro la riforma dell’articolo 81 della Costituzione (quello che impone l’equilibrio di bilancio per prevenire gli eccessi di indebitamento a danno delle generazioni future) e chiedono a gran voce un aumento della spesa pubblica.

La verità è che il modo migliore per fare quanto chiedono questi neo-keynesiani a corrente alternata, per “tagliare le unghie ai mercati finanziari”, consiste nel fare proprio quello che dice l’odiata Angela Merkel: tenere meglio sotto controllo il bilancio dello Stato.

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