Centro-destra, game over – Marcello Veneziani

 Il centro-destra come lo abbiamo conosciuto non esiste più. Lo ha detto l’altro giorno Giorgetti, il numero due della Lega parlando a una platea di destra. Ha detto semplicemente la verità, ai limiti dell’ovvietà. Ma ha suscitato scandalo e indignazione tra i fondamentalisti del berlusconismo, come se avesse rotto un patto di sangue nel centro-destra e si fosse ammutinato al Legittimo Sovrano nel nome del sovranismo. In realtà il paesaggio è radicalmente mutato, i rapporti di forza all’interno del fu-centrodestra si sono capovolti, e ci troviamo a vivere in una stagione italiana e internazionale completamente mutata.

Senza considerare che se il re del centro-destra, Silvio primo (e ultimo), si allea alla sinistra smette di rappresentare il suo mondo e rappresenta solo sé stesso, i suoi famigli e poco altro. Il problema è chiaro. C’è chi è ancora aggrappato alla storia precedente, è andato al potere, con quella formula. E davanti al declino vistoso e irreversibile di Berlusconi pensa e soprattutto spera che il berlusconismo sopravviverà al suo Artefice. E invece i partiti personali, le monarchie senza eredi, finiscono col Re. Dopo il capo resta la coda. In modo irreversibile. Dovrà sorgere qualcosa, qualcuno in grado di ereditare i residui di quel regno ma con una prospettiva, un disegno, e leader credibili e non semplicemente luogotenenti, cortigiani e maggiordomi del Capo. Chi si sforza di tradurre quell’area in termini di idee, chiama quell’area liberale e moderata. Ma quella formula, in realtà, era stata solo un collo di pelliccia con cui adornare la monarchia populista di Berlusconi, il cui centrismo in realtà era un ego-centrismo. Ma per lunghi anni quel leader ha funzionato, almeno nelle battaglie elettorali, soprattutto come antagonista della sinistra e come alleato di forze non moderate né liberali come la destra nazionale e la Lega. Per carità, una forza liberale di centro, aperta al Pd renziano, ha diritto di esistere e magari pure senso, anche se rappresenta una piccola minoranza elettorale; ma non può accampare alcun diritto e alcuna egemonia rispetto alle forze che oggi si definiscono sovraniste. Può perfino prefigurare qualche alleanza con loro, come quelle locali che perdurano, ma non può pensare di mantenere intatta la formula del passato e il dosaggio, gli ingredienti e i leader del passato. Berlusconi probabilmente è passato alla storia, e non solo alla storia del gossip e della cronaca giudiziaria; ma è ormai passato in politica, passato remoto. E la constatazione va fatta senza amore e senza odio, come un dato di fatto. Berlusconi è finito lungo questi sette anni che ci dividono dal suo ultimo governo che un mezzo golpe bianco, italo-europeo spodestò. Qualunque cosa nascerà col tempo non sarà più una nuova monarchia berlusconiana con alleati a strascico.

L’incognita vera e drammatica che incombe sul nostro presente-futuro è invece legata a ciò che sostituirà quella leaderhip e quella formula politica. Finché parliamo di Salvini come leader e della Lega come forza principale, ci limitiamo solo a una realistica considerazione di fatto. È oggi in testa ai sondaggi, supera il trenta per cento, e pur considerando quanto aleatorio e psicolabile sia il consenso elettorale, il fatto è incontestabile. Ma quella forza “sovranista”, oltre l’alleato minore – la Meloni – e qualche frammento di Forza Italia, tipo Toti, dovrà considerare strutturale, permanente, l’alleanza coi grillini nel nome del populismo anti-establishment? Qui nascono le preoccupazioni per un alleato così diverso, così inadeguato, così inaffidabile. Abbiamo già detto che il grillismo è lo stadio infantile del populismo, poi c’è il sovranismo della Lega che è la sua versione media; manca un livello più adulto, una visione matura, in grado di governare, cambiare le cose nel nome di un disegno politico, culturale e ideale. E non si può pensare che questo terzo livello possa essere un liberalismo residuo o redivivo, d’estrazione berlusconiana. La partita che si gioca in Italia, in Europa e nel Mondo è un’altra, le alternative in campo sono diverse, le domande e le risposte appartengono a un’altra epoca.

La sinistra, come la destra, sono categorie vecchie ormai inservibili ma hanno una loro storia, una loro cultura politica e lasciano al presente alcune eredità. Il centrodestra, invece, fu solo una formula di governo, un cartello elettorale, una coalizione intorno a un capo. Storie finite, si va a capo.

Berlusconi ha ragione quando attacca la follia delle leggi grilline ma ha torto quando pretende di dettar legge ai vecchi alleati sovranisti. Non si accorge che anche in politica è passato dal Milan al Monza…

MV

 

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