Care sardine, state lontane dal Pd e dai camaleonti di sinistra

Perché questo nuovo movimento dovrebbe entrare nei dem per rinnovarli? Santori e i suoi devono, maoisticamente, «contare sulle proprie forze» e portare il loro messaggio di civiltà nel dibattito politico sottraendosi all’egemonia dei vecchi partiti.

Di Peppino Caldarola

Viste rigorosamente dall’esterno (non partecipo alle loro manifestazioni e in verità ad alcun raduno), le sardine mostrano qualità che servono alla politica italiana. Sono un movimento di giovani, sono un movimento che è orientato dai valori della solidarietà e della civiltà, parlano un linguaggio comprensibile, hanno una buona dose di ironia, sanno sollevare dappertutto sentimenti positivi in grado di controbattere le cialtronate di Matteo Salvini.

Non so quanto dureranno, mi auguro molto a lungo, non so se la loro presenza sarà un benifico supporto al caro Stefano Bonaccini che combatte contro due attorucoli senza qualità, non so come si collocheranno nel futuro scacchiere politico. So che prima di loro lo scontro contro la “compagnia dell’odio” sembrava destinato solo a produrre altre compagnie dell’odio, oggi invece si può sperare che “una risata… seppellirà” tutto quanto

Mi turba, però, vedere sui loro palchi i soliti noti del radicalismo italiano, quelli che hanno attraversato tutto il movimentismo, che hanno tenuto a battesimo la cultura da cui è nato il giustizialismo e quindi il grillismo e il salvinismo, e mi preoccupa il dibattito che si è aperto su di loro, se debbano o meno confluire nel Pd per rifondarlo o andare da soli.

FINORA DALL PD TANTE PAROLE E POCHI FATTI CONCRETI

Noi dobbiamo sapere che non siamo di fronte a un movimento che nasce dal profondo della società e che tutto sconvolge. Le sardine non sono il nuovo ’68. Sono molto meno e molto di più. Sono molto meno perché la contestazione sociale è molto meno radicale e sono molto di più perchè nascono esplicitamente per porre un argine alla corsa verso la guerra civile che il capo leghista sta provocando. La discussione, sia in questi giorni sia dopo il voto emiliano romagnolo, sul da fare è sostanzialmente inutile se rientra nelle logiche del sistema politico. Perché le sardine dovrebbero entrare nel Pd per rinnovarlo? Il Pd finora si è battuto come unico argine al salvinismo ma ha solo dichiarato, per la propria autoriforma, buone intenzioni.

È mancata la “mossa del cavallo”, quel gesto che segna il passaggio d’epoca e sono prevalse timidezze e anche viltà, come nel caso di Bettino Craxi e del giudizio ormai maturo da dare su quella disgrazia nazionale che è stata l’operazione Mani pulite. Le sardine dovrebbero tenersi lontane dal Pd. Il quale Pd, piuttosto che pescare le sardine o fra le sardine, dovrebbe occuparsi di analizzare il perché dopo decenni di ulivismo siamo al punto che sta vincendo la destra peggiore. Questo vuol dire che le “sardine” devono diventare esse stesse un partito? Sarebbe meglio se riusciranno a tenere lontano da sé i demagoghi alla Luigi De Magistris et similia.

I MOVIMENTI CHE HANNO SCOSSO LA SINISTRA SI SONO EMANCIPATI DAI VECCHI PARTITI

Le sardine devono, maoisticamente, «contare sulle proprie forze» e portare questo messaggio di civiltà nel dibattito politico. Ci sarà sempre in televisione un quarantenne rampante che cercherà di metterle in difficoltà perché non hanno ancora sviluppato una linea sulla Libia, ma ai saccenti di ogni colore devono contrapporre la forza di un movimento talmente nuovo che non ha paura di rimettere in piedi una politica su valori antichi.

Piazza XVIII agosto a Bologna durante la manifestazione delle Sardine.

Del resto in tutta Europa, e non solo in Europa, i nuovi movimenti che hanno scosso la sinistra e ridato una possibilità competitiva a essa si sono sottratti sia all’egemonia di vecchi partiti sia al camaleontismo di vecchi arnesi giustizialisti. I cinque stelle pescavano in un mare limaccioso che volevano restasse limaccioso. Le sardine vogliono vivere in una società aperta, di conflitti, ma impregnata di valori. È una bella differenza. E ora tutti al Papeete. Forse elettoralmente non servirà, ma passata la sbornia elettorale Salvini capirà che, per quanti voti potrà attrarre con le sue sceneggiate, resterà il leader più fragile di questa stagione della destra. Quando si scoccerà Vittorio Feltri, saranno cavoli amari per lui.

Da Lettera 43

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