Bossi, fora dai ball

Non si può negare che Bossi e la Lega abbiano rappresentato per molti la speranza, almeno al Nord, di un’Italia migliore. Per questo gli sono state perdonate molte intemperanze, per lo più verbali e qualche gesto inutilmente volgare. Certo la malattia ci ha restituito un Senatur diverso, ma non per questo meno efficace, anche i ministri leghisti hanno dato buone prove di sé nel pollaio del centrodestra. La difesa dell’Italia produttiva, del Nord competitivo, ha fatto perdonare anche il nepotismo della nomina del Trota: un certo stile di occupazione del potere che puzza molto di vecchie pratiche.

Certo così fan tutti, ma era un buon motivo per la Lega di mostrarsi diversa, nei fatti e non solo con le parole. Poi, dalla difesa dei produttori di reddito siamo passati a quella dei produttori di latte, delle pensioni di anzianità, del permanere delle Province, con annesse Prefetture, dei costi della politica. Insomma, la Lega di governo, mentre parla di lotta, si è fatta Casta e, se non sono mai stati un’orchestra di violini, semmai una banda di paese ( il che era anche bello), oggi sono un insieme di tromboni. Almeno lo è l’ Umberto, che ricorda l’ultimo Breznev sul palco della Piazza Rossa alla sfilata del Primo Maggio, sostenuto dalla badante Rosy Mauro e dal Trota, dietro cui si intravede la madre, la vera first lady. Avanti di questo passo, alle prossime elezioni la Lega rischia di brutto, specie se il Pdl e l’Udc troveranno un candidato potabile ed in queste condizioni le partite iva ed i lavoratori potrebbero, in preda allo sconforto, votare anche Bersani: spesso la disperazione porta a gesti sconsiderati. Per queste e molte altre ragioni, non sarebbe male che Bossi applicasse a se stesso la sua parola d’ordine: “ Fora dai ball !”

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