Boris Johnson sarà il leader più popolare del mondo

Molti media hanno tentato di demonizzare la figura di Boris Johnson, neo Primo ministro inglese, descrivendolo come un buffone incapace. In realtà, come osserva The Spectator, è un uomo originale, intelligente, piacevole e umile. Possiede una grande cultura e ha idee chiare e attributi per portarle avanti con decisione. Il nuovo Primo ministro sarà per la UE un interlocutore molto più duro di Theresa May nei negoziati per la Brexit, anche perché la sua personalità rende molto più credibile la prospettiva del “piano B”, ossia di una uscita del Regno Unito senza accordi, che aprirebbe un periodo di grandi incertezze, ma garantirebbe il rispetto della volontà popolare britannica espressa nel relativo referendum.

 

C’è ormai una sola persona in Gran Bretagna che crede che Boris potrebbe privarci del piacere di un governo targato Jeremy Hunt. Quella persona è Jeremy Hunt. Noi tutti ci aspettiamo che il progetto “Ambizione Bionda” raggiunga la sua realizzazione e che Boris entri al numero 10 di Downing Street.

 

La cosa non sorprenderà chi lo conosce. La natura lo ha sempre segnato. Anche come studente del primo anno a Balliol, a 18 anni, era stranamente appariscente: le guance rubiconde, la postura un po’ curva e spavalda, la voce tonante da Duca di Wellington e quella strana capigliatura bianca che incoronava la sua testa come un riflettore celeste. Si è sempre fatto notare.

 

La gente dice che non sa “curare i dettagli”. Ma nessuno passa quattro anni a studiare i classici a Oxford se non ha la capacità di assorbire e tenere a mente una massa di informazioni astratte. Il direttore di Balliol, Sir Anthony Kenny, insegnava l’etica nicomachea di Aristotele citando ampi stralci dell’originale e invitando i suoi studenti a confrontare un paragrafo con l’altro. Nelle sue lezioni parlava più greco che inglese.

 

Il punto, sui dettagli, è che Boris li trova facili da padroneggiare. Non gli viene in mente che gli altri potrebbero faticare. Forse lo annoia, perfino. Perdersi in minuzie è per i secchioni, dopo tutto. La sua missione, come leader, è quella di proiettare fiducia e ottimismo dall’alto. Dopo tre anni della Signora Indecisa (Theresa May, NdVdE) abbiamo bisogno di un po’ di coraggio e di attributi al numero 10, chiarezza di obiettivi e di propensione all’attacco.

 

È curioso che la maggior parte del pubblico creda di conoscere già Boris. Molti probabilmente pensano a lui come a uno sfacciato, egocentrico burlone che domina ogni conversazione con una serie di aneddoti e frasi fatte – come un Oscar Wilde albino.

 

Niente affatto. È modesto e persino timido a tavola. Parla solo con i più vicini a lui e non trasforma mai un evento sociale in un monologo. È un grande ascoltatore. Si guadagna la fiducia delle persone rivelando qualcosa di personale. “Sono un po’ preoccupato per i miei figli,” mi disse una volta, quando i suoi figli si stavano avvicinando all’adolescenza. “Non sono sicuro che mi rispettino.”

 

Mi chiese un consiglio su come trattare con i giovani arroganti. Immediatamente, mi sentii un esperto di educazione familiare. È stato solo un trucco? Forse. Ma efficace. Boris può navigare la psicologia di un individuo e trovare molto agevolmente il tasto per coinvolgerlo. Antenne così finemente sintonizzate sono rare.

Alcuni anni fa mi ha tormentato perché scrivessi una storia su un embargo del carburante che ero riluttante a trattare. “Mi dispiace, Boris, sto scrivendo una commedia. Quello di cui questa storia ha bisogno è un cacciatore di notizie.”

 

“No no,” mi ha detto, con un pizzico di autoironia, “quello di cui questa storia ha bisogno è un ARTISTA!”

Naturalmente, ho lasciato da parte la commedia e ho scritto la storia. Perché ho ceduto? Forse perché l’adulazione era così palese. Ma sapevo anche che unirmi a Boris in qualsiasi impresa sarebbe valso una bella risata. È del tutto imprevedibile. Scherzi, burle e idee originali – “wheezes” come li chiama lui – gli escono in continuazione.

 

Può sembrare un tratto disastroso per un primo ministro, ma con i negoziati sulla Brexit in ballo, potrebbe darci un vantaggio cruciale. L’amore di Boris per le furbizie e la sua vena anarchica renderanno la sua minaccia di una Brexit senza accordo una prospettiva credibile.

 

I burocrati UE non saranno in grado di decifrarlo. Questo non farà loro piacere. E saranno piuttosto sconcertati nello scoprire che non potranno fare a meno di apprezzarlo. La maggior parte delle persone che lo detesta non lo ha mai incontrato. Chiunque entri nella sua orbita si ritrova colpito dalla sua curiosa presenza da gatto sornione. Gli piacciono le persone. E le persone lo ricambiano. Da questo punto di vista è più un Reagan che un Trump. Si lavorerà i capi di stato e i cancellieri che sta per incontrare. Entro l’autunno, avremo il leader più popolare del mondo.

Da Voci dall’estero

 

 

 

 

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