Borghesi o benestanti?

borghesia1Luca Ricolfi scrive con la solita intelligenza, della crisi del ceto medio, della paura di perdere i risparmi, sotto il crollo dell’euro, teme per la solidità delle banche, si aspetta nuove stangate fiscali e vede diminuire la sua capacità di reddito, almeno nel settore del lavoro autonomo.

Eppure non succede nulla, non vi sono né marce, né proteste.

La spiegazione sta nel fatto che la maggior parte del ceto medio dipende dallo Stato o da aziende pubbliche o dalle commesse del pubblico ed è quindi legato alla politica, proprio a questa politica che ha determinato le condizioni del possibile default.

Pensiamo ai medici: l’80% lavora in strutture pubbliche o convenzionate, pensiamo all’esercito di dirigenti statali, regionali, provinciali e comunali, a quelli delle Asl, della scuola, della diplomazia, dell’esercito.

Agli ingegneri e architetti legati alla politica, ai fornitori di servizi degli ospedali, ai sub-fornitori delle municipalizzate.

Un esercito sterminato a cui aggiungere professori universitari, ricercatori, addetti stampa, consulenti.

Costoro non potranno mai fare la rivoluzione borghese, perché si tratta di benestanti, sovente arrivati dove sono senza neppure un criterio meritocratico.

Requisito non richiesto in un Paese dominato dalla politica.

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