Bonomi, Bentivogli, Gori Qualcosa si muove.

Di Cristian Rocca

Il presidente di Confindustria è il vero capo dell’opposizione e non le manda a dire; il segretario dei metalmeccanici Cisl si è dimesso e pensa in grande; il sindaco di Bergamo dice che Zingaretti è debole e che va sostituito. C’è ancora vita, in Italia

Mentre il premier Giuseppe Conte annuncia minacciosamente che «non siamo ancora tutti univocamente orientati verso la soluzione finale, però è chiaro che sta maturando il giusto clima», non rendendosi conto di parlare come una specie di Giuseppi Eichmann, sembra che nell’asfittico panorama pubblico italiano si stia finalmente muovendo qualcosa. 

Il sindaco di Bergamo Giorgio Gori ha detto col consueto garbo quello che pensano tutti ma che nessuno finora aveva mai detto ad alta voce, tranne che su queste colonne, ovvero che la gestione di Nicola Zingaretti del Partito democratico presenta grandi limiti e che, in sostanza, è arrivato il momento di cambiare leader. 

Il segretario nazionale dei metalmeccanici Cisl, Marco Bentivogli, da un paio d’anni uno dei più seri leader pubblici del paese, si è dimesso da un sindacato che ormai gli stava stretto con una decisione a sorpresa che potrebbe sfociare nei prossimi mesi in un nuovo ruolo da protagonista del dibattito politico, in particolare del fronte di chi non rassegna al cialtronismo populista e sovranista che ancora ieri, tra sceneggiate al Senato e videoconferenze flop di Conte sui fondi europei, ha dato il meglio di sé. 

Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, cioè il vero capo dell’opposizione sia al Conte uno sia al Conte due, l’uomo scelto dal nord produttivo per sconfiggere il declinismo economico e sociale dei nazionalisti e dei populisti ha sfidato il presidente del Consiglio agli Stati generali presentando anche un manifesto programmatico per l’Italia dei prossimi dieci anni sotto forma di saggio per La Nave di Teseo, prendendosi per questo i rimbrotti di manganellatori vecchi e nuovi. 

Buone notizie, insomma: un leader degli industriali che punta al rilancio e non le manda a dire, un sindacalista moderno che sa difendere i lavoratori nel tempo nuovo e un politico progressista che non si arrende al fatalismo del suo partito sono più di una coincidenza. Sono gli ingredienti necessari per rivitalizzare l’area dell’Italia liberale e democratica, europea e atlantica, il paese normale che non ha nessuna intenzione di capitolare di fronte ai Cinquestelle per paura di far vincere Salvini, come se ci fosse differenza tra due modi paralleli di andare a sbattere contro il muro, e peraltro col risultato di avallare le peggiori salvinate del governo Conte uno e di far crescere i partiti populisti consolidando la probabile presa di potere futura di Salvini. 

Bonomi, Bentivogli e Gori: qualcosa si muove tra chi non si arrende al declino irreversibile dell’Italia. 

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