Bonaccini, l’anti-Lega che tiene l’Emilia eclissando il Pd

Per infliggere la prima cocente sconfitta a Matteo Salvini serviva un modenese di 53 anni, poche parole e tanti fatti, capace di anteporre in campagna elettorale il buon governo locale alle beghe della maggioranza giallorossa. Ha reso omaggio alle SardineStefano Bonaccini, ma dietro il largo successo del governatore uscente in Emilia-Romagna, con quasi otto punti percentuali sulla leghista Lucia Borgonzoni, c’è soprattutto la scelta di andare avanti per la propria strada, ignorando la caciara degli avversari che lo accusavano di voler nascondere il simbolo del Pd in una tornata elettorale dall’esito alla vigilia mai così incerto. «Se gli vai a dire che la devi liberare, le persone qui lo sanno perfettamente che eravamo già stati liberati 75 anni fa», ha detto il vecchio e nuovo presidente, silenziando gli slogan leghisti. Per poi aggiungere: «C’è chi ha cercato lo show suonando i campanelli. Ma l’arroganza non paga mai».

DECISIVA LA SCELTA DI UNA COALIZIONE AMPIA

D’altra parte ci ha sempre creduto Bonaccini alla possibilità di confermarsi alla guida della Regione, riuscendo nel compito di difendere il feudo del centrosinistra dal tentativo di conquista di Salvini. Nella sfida ha vinto grazie a una coalizione ampia, che comprendeva, oltre al Pd, Emilia-Romagna coraggiosa (un rassemblement della sinistra ‘governista’), VerdiVolt+Europa e una lista civica a suo nome. Nella sua lunga carriera politica è stato assessore in Comune a Modena, poi segretario nella sua città dei Ds, prima di guidare il Pd in Emilia-Romagna. È stato eletto per la prima volta nel novembre 2014, con un’ampia maggioranza sullo sfidante di allora, l’attuale sindaco leghista di Ferrara Alan Fabbri, ma con un’affluenza al voto bassissima, circa il 37%. Allora la vittoria era scontata, questa volta no.

Lettera 43

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