Bersani all’ultima carica

300px-PongofilmChi si sarebbe aspettato da un uomo prudente come lui, una posizione così azzardata: accordo con i grillini o ritorno al voto, tertium non datur.

Eppure Bersani non ha altra scelta: il Pd è arrivato primo, ma ancora una volta non ha vinto e non può accordarsi con il Cavaliere, soprattutto nel momento in cui è accusato di aver comprato un senatore per far cadere il governo Prodi.

Mai con il Satana che da vent’anni umilia una sinistra che si ritiene superiore in tutto, anche se a volte inciampa in vicende poco edificanti, da Penati a Borzato, fino al Monte dei Paschi, ma sono solo compagni che sbagliano, pidocchi sulla criniera del cavallo.

Mentre nulla si dice sugli scandali della sanità pugliese o della monnezza napoletana, se qualcosa c’è da dire, avviene in cene tra giudici e politici, dove per carità, non succede nulla, anche se sarebbe meglio non esistesse neppure il dubbio che i giudici abbiano un occhio di riguardo per la sinistra.

Allora avanti l’accordo con Grillo, perché altrimenti Napolitano potrebbe estrarre un nuovo governo tecnico e Bersani andrebbe a casa, non solo con la vecchia nomenclatura, ma anche con i nuovi colonnelli, sconfitti alla prima battaglia: Moretti, Orfini, Fassina, ecc.

Se Grillo continuerà a dire di no, tutti al voto, con Bersani leader e i giovani colonnelli intenti a fermare Renzi.

E’ un azzardo incartato in un fiume di inviti alla responsabilità, caricato sulle spalle del Paese, il vecchio riflesso di una sinistra che crede che ciò che è bene per lei, lo sia anche per l’Italia.

Che siano ragionamenti di gente appena risvegliata da un incubo, lo si capisce guardando i punti programmatici, come sempre generici: andare in Europa e cantargliela chiara.

Data l’autorevolezza di Bersani e della sua linea, ci permettiamo di dubitare che qualcuno lo ascolterebbe, a cominciare da Holland, che ha già molti problemi di suo.

Poi i grillini chiedono l’abolizione del finanziamento pubblico e il Pd né è il più strenuo difensore, per le altre questioni, il taglio dei privilegi e la legge elettorale, il Pd ha avuto più di una occasione per farlo.

Resta il fatto che Bersani ha ragione a chiedere un governo coraggioso che faccia appunto poche cose necessarie prima di tornare al voto, ma anche se Napolitano facesse il miracolo, non sarebbe facile.

Una nuova legge elettorale di tipo proporzionale, anche se corretto, ci consegnerebbe ad una costante instabilità e sul tema non sappiamo come la pensino i grillini, dubitiamo spasimino dalla voglia di castrarsi, approvando il doppio turno alla francese, che con tre poli equivalenti, non garantirebbe la certezza di una maggioranza. Il rischio è che si perda tempo e tra commissioni, doppie e triple letture, tutto resti com’è. Allora alla sinistra non rimane che cambiare leader (candidando Renzi), programma e alleanze, accordo con il centro.

Con buona pace dello smacchiatore di giaguari e dei suoi supponenti colonnelli.

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