Banche, balle e fregature (seconda parte)

renzi-padoan-banche-765471 Forse la Banca di Siena era stata cosi famosa nel mondo solo nel Rinascimento, allora per la sua forza finanziaria, oggi per il suo addio. Un lungo addio, governato dal Pci, in tutte le sue varianti e dai suoi alleati, imprenditori, Curia, il tutto avvolto da uno stantio odore di massoneria, come scriveva il direttore del Corriere della Sera. Acquisizioni sballate e strapagate, Banca del Salento e Antonveneta, avventure finanziarie, Cantorini ed Alexandria, prestiti compiacenti, mai più restituiti e sconosciuti, il silenzio è d’oro. Infine un’ indagine che coinvolge tre persone e  una morte sospetta, Davide Rossi, alto dirigente che precipita da una finestra. Il Pd non chiede, come ai tempi di Pinelli, che si faccia luce, non agita la Piazza del Popolo, ma solo quella finanziaria, non chiama alla mobilitazione, ma chiama JP Morgan, la banca di cui è consulente Tony Blair, frequentatore del Chiantishire, amico e ispiratore del Tartarino di Firenze, la JP Morgan che giudica la Costituzione italiana troppo odorante di Resistenza, troppo “democratica”. Ora siamo alla fine, secondo la BCE e Draghi, Mps ha bisogno di liberarsi di 10 miliardi di crediti marci, cinque volte di più di Etruria e delle sue sorelle. Dove trovarli? Nei residui della soluzione di mercato il Fondo Atlante, 1,7, nel solito obolo da 500 mln della Cassa Depositi e Prestiti e nelle Casse di Previdenza dei liberi professionisti alle quali si cerca di far fare un affare da 4 mld di euro, sempre nella logica del mercato. Il tutto condito con un prestito da 6 mld della onnipresente JP Morgan. Se ai tempi di D’Alema, nella Merchant di Palazzo Chigi non si parlava inglese, oggi si parla solo in inglese. Così siamo al primo piatto di portata, poi MPS va ricapitalizzata con almeno 4 miliardi e, visto che il “mercato” è in bolletta, interviene lo Stato con i soldi nostri, ma l’Europa vuole il bail in, cioè il sangue degli obbligazionisti subordinati, quello degli azionisti è già stato sparso tutto. Il Governo non vuole, si tratterebbe di una botta da 5 miliardi, altro che le centinaia di milioni di Etruria and Sisters, 3 mld nelle tasche dei risparmiatori, in prevalenza toscani e veneti, già tosati di brutto e 2 mld nelle tasche degli istituzionali. Ora Renzi deve decidere: se li salva, si incazzano quelli di Arezzo, se dà l’80%, è una cifra mostre e comunque avremmo una perdita di 1 miliardo, non noccioline. Potrebbe, come hanno fatto i portoghesi, non pagare i 2 mld degli istituzionali, sperando non siano italiani, banche, assicurazioni, fondi pensione, ma non votano né al referendum, né alle politiche. Non votano, ma si arrabbiano pure loro e potrebbero scappare, non è un problema ora, fin che Draghi compra tutto, ma hanno la memoria lunga. Se tutte le “soluzioni di mercato non funzioneranno, come è certo, non resta che Pantalone, cioè noi.

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