Armiamoci e partite

4455 armiamociepartite03Con Giorgio Napolitano si è esaurita la passerella dei nostri pezzi istituzionali più pregiati sul luogo della catastrofe sismica, lanciando un messaggio rassicurante di una presenza certa dello stato agli abitanti della bassa modenese.

La repubblica italiana (scusate la r minuscola) ha messo in vetrina l’argenteria di famiglia, per ultimo, come impone il cerimoniale di visita a Corte, si mostra l’oggetto (od il soggetto) d’arte di maggior valore:

il beneamato Capo dello Stato, colui che con la sua retorica di strenuo difensore della democrazia parlamentare a tutti i costi, garantisce sonni tranquilli e saggezza al rabberciato ed esausto, nostro bel paese.

State tranquilli, sfortunati modenesi, lui (ed altri) è sceso in mezzo a voi, confida nella vostra fibra di tenaci, indefessi lavoratori ed è sicuro che ripartirete per risorgere dalle ceneri più forti di prima, come l’Araba Fenice.

Di primo acchito quando si ascoltano certi discorsi pomposi, viene alla mente la celebre frase di Totò: “armiamoci e partite”.

Forse per malafede, nata ed alimentatasi dalla fervida tradizione storica, di cui l’Italia è ricca, di casi come l’ultima tragedia di emergenza civile, in cui terminata la prima fase dei soccorsi e dell’occupazione della prima pagina dei giornali e telegiornali, in cui politici di vario grado e titolo si aggiustano la cravatta davanti alle telecamere, lascerà la scena all’oblio, ma peggio ancora, alle mandibole meccaniche, metalliche, cioè senza un filo di umanità, della burocrazia, che stenderà un sudario impietoso di tristezza ed umiliazioni quotidiane sulla tragedia.

Esattamente come descrive l’interessante articolo del ” Resto del Carlino”, relativo al passato terremoto dell’Aquila. Molto più risolutiva, di tanta inutile retorica senza seguito, è la proposta fatta da un assessore di uno dei Comuni colpiti dal sisma, che chiede allo Stato un pacchetto di leggi ad hoc, inerenti a casi eccezionali e localizzati di ricostruzione per catastrofi naturali, in cui inserire sgravi fiscali sul lavoro ed incentivi alle imprese. Iniziative da assumere per un determinato numero di anni, tali da permetterne un’ effettiva ripartenza socio-economica e tali da attirare investimenti non solo dall’Italia ma anche dall’estero, sicché, non solo rigenererebbero in breve l’economia della zona colpita, sfruttandone al massimo il know how e di conseguenza da lì a poco anche il gettito fiscale, ma la ricostruzione avrebbe anche carattere di innovazione ed eccellenza, da farne un esempio mondiale, tali che il gettito fiscale alla fine ne risulterebbe aumentato rispetto all’origine.

Sicuramente la Ragioneria dello Stato dirà la sua in modo non proprio lusinghiero a riguardo, per quanto concerne le coperture di spesa, ma la proposta andrebbe inquadrata in un ambito di investimenti infrastrutturali, candidandosi per aver accesso ai futuri project bond europei, oltretutto. La Ragioneria dello Stato fa il suo mestiere, non ha pretese di governance legislativa od esecutiva. Oggi va di moda sbatterne l’operato sulle prime pagine di certi quotidiani, ma quest’organo del Ministero delle Finanze ha sempre svolto il proprio compito secondo mandato, forse sono le nostre commissioni parlamentari o ministeriali che risultano incapaci o inermi. Forse non c’è più nulla da raschiare nel fondo del barile.

In un modo o nell’altro state tranquilli, amici modenesi, sarete l’ennesimo esempio di una ferita mai cicatrizzata se non farete tutto da soli. Però attenzione ,caro Stato Italiano, di demagogia parlamentare e dalla corta memoria, l’Emilia, lo dimostra la storia, è da sempre terra inquieta, i suoi conterranei (per quello che ne rimane) hanno nel Dna un carattere aspro, indomabile, genuino, e poco incline all’ingiustizia. Come dice il proverbio: non svegliar cane che dorme.

Intanto possiamo donare il nostro contributo all’ottima iniziativa di Radio Bruno “Teniamo Botta”, che annovera tra i suoi collaboratori gente colpita dal sisma, quindi garanti del reale esito della donazione, il cui ricavato verrà donato alla Provincia di Modena per le necessità quotidiane della gente che ha trovato riparo presso le strutture della Protezione Civile.

Perché le loro necessità non terminano certo con la presenza o meno sulle prime pagine dei giornali.

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