Alfano è la nuova sinistra

Dopo un lungo oscillare, Alfano ha finalmente scelto l’alleanza con il Pd di Renzi. Visti i veti della Meloni e di Salvini, la scelta è diventata obbligata. Il nostro evanescente ministro ha accusato Salvini di razzismo, anzi di volere autobus separati per i siciliani al nord e D’Alema di essere passato dal ruolo di statista a quello di un rancoroso Turigliatto, esponente di una sinistra estrema e settaria. Infine ha accusato i transfughi siciliani del suo partito di essere dei trasformisti. Secondo il nostro, l’alleanza Pd-Ndc, con l’aggiunta dei residui seguaci di Casini, rappresenta in Sicilia il nuovo, visto che Micari si presenta per la prima volta mentre Musumeci, centro-destra e Cancellieri, Cinque Stelle, sono i candidati sconfitti della tornata precedente. Ora non occorre molto per capire che la narrazione alfaniana è farlocca, il nostro è un esempio di trasformismo dei migliori, eletto a destra, ha governato con la sinistra e nelle regioni, si è presentato secondo convenienza un po’ col centro-destra, Lombardia, Liguria, un po’ col centro- sinistra, Potenza e altrove. Per quanto riguarda poi il nuovo, in Sicilia ha governato fino ad ora con Crocetta, e Casini e D’Alia sono lì dai tempi di Forlani, epoca in cui Cancellieri forse era appena nato. Comunque solo gli imbecilli non cambiano idea e la coerenza non è connaturata al potere. Stupisce un po’ che Renzi, il rottamatore, l’uomo nuovo, l’autore di Avanti, pensi di presentarsi alle elezioni siciliane e nazionali, con alleati che rappresentano il vecchio modo di fare politica e insomma, più che avanti, guardi indietro. E’ ovvio che Mdp, pur avendo gestito male la Sicilia con la sopraddetta compagnia abbia deciso di prendere le distanze, altrimenti che erano usciti a fare? Come suo solito, Pisapia oscilla, non sa che pesci pigliare, visto che sull’isola si era appoggiato ad Orlando, promotore della candidatura Micari, non certo un esempio di rinnovamento e di coerenza politica: dalla Dc, al Ppi, alla Margherita a Di Pietro e ora crediamo con se stesso. Chiediamoci se Palermo e la Sicilia sono governati bene e chiediamoci come mai la mafia sia scomparsa dal dibattito politico e capiremo perché in quella terra il cambiamento sarà difficile. Intanto prosegue la mutazione del Pd, da partito di sinistra a nuova Dc, non solo la Sicilia ma le svolte politiche sull’immigrazione, l’emergere della linea dura di Minniti sull’immigrazione, dopo il nulla degli anni di Alfano, le politiche del lavoro, il riformismo pasticcione che ha reso poco sul piano dell’efficienza dell’apparato dello Stato e ancor meno sul piano del risanamento dei conti. Il ritorno della politica dello spendi e indebita le generazioni future, insomma la presunta superiorità etica del Pd è affondata, assieme ai fallimenti bancari e cooperativi. Per cui il Pd è sempre più simile al centro destra, per alcuni è un bene, in fondo Renzi è riuscito dove Berlusconi ha fallito: cancellare i comunisti, non siamo sicuri sia un bene per il Paese, in fondo il Pd era l’architrave della governabilità.

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