Agenda Monti, un programma convincente ma con alcuni silenzi

3Economia sociale di mercato come modello, equilibrio di bilancio come vincolo, meritocrazia come obiettivo, sussidiarietà come strumento, welfare insieme a crescita come sfida.

Sul piano economico, l’Agenda Monti appare convincente e coerente. Si fa presto a promettere di più sul piano fiscale, alla Berlusconi ( via l’Imu, per cominciare); o promettere, all’estremo opposto, che possiamo sostenere tutti e tutto, basta colpire i ricchi. Ma la realtà scomoda dei numeri, come dice Monti, non è opinabile. Può solo essere dimenticata per un breve tempo.

Molto breve, in questo caso; perché , se davvero nella politica italiana prevalessero ancora le illusioni, ci troveremmo subito alla deriva, tra spread crescente e isolamento politico in Europa. In linea con quanto più volte scritto su queste colonne, siamo con Monti quando afferma che non si può fare una forte rilancio dei consumi andando in deficit.

Il debito pubblico consente solo una serie di limitate e mirate manovre fiscali, entro un bilancio in pareggio: favorire le esportazioni , cercando di recuperare la caduta del 30% della nostra quota del commercio mondiale subita nell’ultimo decennio; agevolare la ricapitalizzazione e la ristrutturazione delle aziende, con la tassazione agevolata per gli aumenti di capitale; promuovere gli investimenti infrastrutturali con i project bonds e quelli in innovazione e ricerca con il credito d’imposta; incrementare il turismo, anche tutelando i beni culturali. E al contempo aumentare la produttività dei fattori nel sistema economico, con ulteriori vendite del patrimonio pubblico, con una spesa pubblica abbassata e resa più efficiente dalla Spending Review, con la semplificazione burocratica e la diffusione dei rapporti telematici tra pubblica amministrazione e cittadini, con le liberalizzazioni nel mondo delle professioni e nei servizi pubblici locali, con la riorganizzazione della macchina giudiziaria, con un mercato del lavoro reso più flessibile nei confronti delle imprese ma anche più tutelante nei confronti dei lavoratori secondo il modello scandinavo della flexicurity.

Occorre poi dilatare l’occupazione femminile – portarla al 60%, come previsto nel Trattato di Lisbona, farebbe aumentare il Pil del 7% – e combattere la disoccupazione dei giovani e dei lavoratori anziani. Anche la scuola riceve ampia attenzione nell’agenda Monti; meno l’Università, messa a dura prova dai tagli subiti, cui non si può certo rimediare solo attraverso la promessa di una più pregnante valutazione del merito. Sul terreno sociale, infine, c’è la difesa dei servizi, in particolare della sanità pubblica, ma avvertendo che bisognerà individuare meglio i cittadini agevolati e valorizzare meglio l’assistenza domiciliare e il volontariato.

L’ultimo capitolo dell’agenda è dedicato al cambiamento della mentalità e dei comportamenti attraverso nuove regole del gioco: riforma del Parlamento e della legge elettorale; un federalismo più responsabile; meno casta e meno costi; tolleranza zero per corruzione, evasione fiscale ed economia sommersa; prevenzione del conflitto d’interessi; lotta alla criminalità. Parole che leggeremo in ogni programma elettorale; ma Monti gode almeno del beneficio del dubbio rispetto alle forze politiche tradizionali che su vari di questi temi molto potevano fare e nulla hanno fatto.

Manca qualcosa nell’Agenda Monti?

Non si parla di immigrazione e integrazione. Meno che mai di bioetica e di nuove convivenze, temi che Berlusconi e il Vaticano avevano esasperato alla ricerca dell’unità dei cattolici. Monti li ha dimenticati nel suo anno di governo, per ottenere i consensi della “strana maggioranza” sul terreno economico. Forse ha in mente la stessa strategia per il programma. Ma un’intera legislatura all’insegna del silenzio non esiste. Chi e come, allora, riempirà questi vuoti?

http://www.lacrepa.org/aree/politica/item/agenda-monti-un-programma-convincente-ma-con-alcuni-silenzi

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