A Reggio la mafia esiste, ma solo un po’

processo-aemilia Il processo alla mafia reggiana inizia ad emettere le prime condanne per i riti alternativi, condanne non lievi, certificando così una volta per sempre che a Reggio la ‘ndrangheta esiste e non da ieri, ma da decenni. Inserita nell’edilizia, nel movimento terra, nell’usura, insomma un ambiente poco adatto alle signorine, che è cresciuto rigoglioso assieme all’economia reggiana, corrompendola, inquinandola e ricattandola, senza che se ne sapesse nulla. Ripetiamo: come è stato possibile che la malapianta crescesse rigogliosa senza aiuti, appoggi, permessi, connivenze? Questo manca nel processo, mancano i colletti bianchi, che hanno concesso permessi edificatori, crediti con scarse garanzie, ora trasformati in sofferenze bancarie, mancano i consulenti fiscali e mancano le cooperative che hanno dato subappalti. C’erano i politici, diciamo c’erano perchè si trattava solo di esponenti della destra, esponenti di minoranza peraltro prosciolti. Possibile che i mafiosi si rivolgessero a politici perdenti, privi di potere? Possibile ma strano, visto che il voto dei cutresi a Reggio era per lo più appannaggio del Pd, sarà uno di quei casi in cui i mafiosi, più che puntare ai loro affari, puntano alla rivoluzione, ma anche qui l’indagine è monca. La sinistra economica e politica esce illesa, ma indizi non mancavano, i viaggi a Cutro dei candidati sindaci, le accuse di Corradini di telefonate dalla Questura per danneggiarlo durante il voto delle primarie, indizi, è vero, anche labili, resta il fatto di una condanna ad otto anni per il poliziotto autista del Questore, che dimostra come fosse di casa la malapianta. Certo non si può che essere soddisfatti dell’ampiezza e profondità dell’indagine, della severità delle condanne, ma resta senza risposta la domanda principale, come hanno fatto ad insediarsi, senza alcuna complicità? Quale burocrate o politico ha concesso i permessi e gli appalti? Semplici atti di buona fede nella Città diversa? Una Città diversa dove regna un silenzio assoluto su questi fatti, dove l’indignazione morale si ferma alle mutande di Berlusconi e dove una coltre di nebbia lascia senza risposta le vicende della casa del sindaco di Reggio. A Reggio i politici di sinistra non devono spiegare e chiarire, sono diversi  e migliori per definizione, anche quando fanno buchi da 30 milioni di euro alle Fiere o nelle inutili società di scopo, come Reggio nel Mondo, Reggio Innovazione o come quando perdono milioni, confondendo lettere di patronage per lettere di patrocinio, come è successo con la vicenda Encor a Correggio. Il fatto che a Reggio più che i reati manchino le indagini non è neppure un indizio, forse neppure un’ opinione, ma soltanto un’ astrazione, che come in un delirio dalemiano mi fa vedere un “potere minaccioso” o forse limaccioso o forse è solo che mi sono perso nella nebbia della propaganda.

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