A proposito di coerenza politica

incoerenza%20vignetta Sono stato in Italia una settimana e tutte le volte che accendevo la televisione c’era un dibattito, un confronto, un talk show sul referendum. Poco, molto poco sul merito, molto, forse troppo, sugli scenari futuri. Forse è per questo che ho accelerato la mia ripartenza dai lidi patrii. Quello che più mi colpiva era l’astio con cui si difendeva o attaccava la possibilità di fare riforma con la costituzione vecchia e nuova. Ascoltando mi sono fatto l’idea che la costituzione non c’entri niente, c’entra solo il potere. Ma non il Potere, no, quello spicciolo, di bottega, quello con cui il bene dello Stato non ha niente a che fare, anzi quello che lo mina. E questo, a mio parere accadeva da tutti e due i fronti. Già, perchè le piroette sono infinite. Alla riforma bicamerale del 1992 Berlusconi e la destra tutta disse no, la sinistra disse sì. Nel 2006, sempre sulla riforma costituzionale, ma targata Silvio, la sinistra disse no e la destra sì. Ora che le carte si sono sparigliate come destra e sinistra, adesso i fronti sono altrettanto variegati. trovo Berlusconi e Sabina Guzzanti sullo stesso fronte e Cuperlo e Confindustria sull’altro. Sento Grillo tuonare contro i possibili voti dall’estero (da cui, non dimentichiamo, è venuto Razzi), lui che per eleggere i parlamentari, fa votare in rete. E credo che la sicurezza e il controllo sia molto minore (anche alla luce delle voglie compensative della signora Brunetta). Tutti insomma sono alla pagliuzza nell’occhio del nemico. Ma il peggio è che quando c’è stato da fare qualcosa insieme (quello che oggi viene definito il governo di scopo) da parte di tutti si è sempre trovata una ragione per tirarsi indietro. Ma nessuno se ne vergogna, anzi ne mena vanto, e fa piroette che neanche Bolle, per dimostrare la sua coerenza. Sempre e solo di bottega, come Silvio dimostra, dicendo prima che il sì di Mediaset è dovuto dalla paura di ritorsioni, poi smentendo di averlo detto, poi proponendosi per futuri cambiamenti, in caso di vittoria del no. Nel frattempo la povertà di quelli del sì è evidente dal fatto che Matteo si è caricato tutta la campagna elettorale, per la pochezza dei suoi compagni (ma soprattutto compagne) di strada: il Grillo gongola, aspetta di mietere nel post e denuncia la non voglia di fare del governo. Quando però parla di Roma (Comune), là denuncia pastoie da incancrenimento della struttura: là la povera Virginia è vittima della politica e della burocrazia. Ma se è così, come farà a combattere quella ministeriale? Non è dato sapere. Una puntata per volta.

 

 

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