A proposito dei gilet gialli

Ne parlano tutti, ma poi chi li conosce? Il problema è questo: se sono veramente un movimento spontaneista come si fa a parlarne come se fossero un blocco unico? Questo errore l’hanno fatto in molti per la foga, e lo sfoggio, di far vedere che questo mondo imprevisto non li aveva colti di sorpresa. Sono fiorite analisi, fini disquisizioni, tutto l’armamentario insomma dell’approccio socio-storico imperante. Che tratta i francesi come gli inventori delle rivoluzioni occidentali. Non ricordando che la prima testa di un re l’aveva fatta cadere Cromwell (un borghese) in Inghilterra nel 1649 e che la rivoluzione del 1789 dieci anni dopo era già finita. Sfatata la leggenda dei francesi vestali della rivoluzione torniamo ai gilet gialli, che come dimostrano i fatti, sono poco movimento e molto spontaneismo. Infatti nelle prime riunioni avevano messo insieme una lista di 75 rivendicazioni, poi ridotte a 25, ora pare a 4. perché nel migliore dei casi è spontaneismo, ovvero ognuno si fa la sua rivolta personale e “casualmente” ci si ritrova in piazza tutti assieme. Si è anche detto che il denominatore comune è stato l’aumento della benzina e del gasolio. Nessuno ha fatto i conti, loro per primi. Ve li faccio io: supponendo che si facciano 50.000 km l’anno e supponendo un consumo di 8 litri per 100km abbiamo un consumo di 4.000 litri di carburante. l’aumento previsto per la benzina era di 2,9 centesimi per litro e quella del diesel di 6. abbiamo allora un maggior costo l’anno rispettivamente di 4.000 x 2,9 / 100 = 116 euro l’anno e 4.000 x 6 / 100 = 240 euro. Cifre risibili. I danni provocati e i costi degli straordinari della polizia sono di gran lunga più alti. Quindi direi che forse si impone la ricerca di un’altra chiave di lettura. Magari allargandola ad un contesto non soltanto francese. Io dico la mia. “Casualmente” l’anno prossimo ci sono le votazioni per il Parlamento Europeo e “casualmente” molti sono i nemici dell’Europa unita e dell’euro: ci sono nemici esterni (praticamente tutte le superpotenze militari ed economiche) e tanti nemici interni, per ragioni ideologiche e di bottega. Se guardiamo il comportamento nelle manifestazioni di piazza dei gilet gialli, il  denominatore comune è una forte inclinazione allo scontro e alla conseguente violenza e questo connota chi vuole radicalizzare la situazione per impaurire un elettorato già stressato da mille problemi. A naso in Francia chi ha tutto da guadagnare è Marina Le Pen, i cui toni NON sono mai stati quelli del dialogo, ma quelli del muro contro muro. Da non sottovalutare poi chi nello sconto trova la sua identità (black block, frange dei centri sociali) e anche qualche politico bollito (Melencon) che nei cortei del PCF di macchine bruciate e vetrine sfondate ne ha viste da zero a meno, ma la voglia del dire il fatidico “io c’ero” gli fa benedire qualcosa che poco gli appartiene. Tutto questo a mio avviso si tiene insieme e non solo in Francia. Il “fenomeno” Salvini (inteso come elettorale e sondaggistico) sta tutto in annunci trancant, parole d’ordine poco articolate e frequentazioni da uno fra i tanti. Il M5S, alle sue origini, ha le piazze di Beppe Grillo dove i ragionamenti anche articolati finivano in un enorme VAFFANCULO, che era quello che poi restava, l’articolazione spariva e rimaneva il sentirsi in tanti a sfanculare la “casta”e non voglio andare nel passato. Oppure no, ma in quello di Menenio Agrippa e della sua favoletta, in cui la pancia (dell’uomo e del paese) non esprime il meglio, anche per lei medesima. Ma la soddisfazione di vincere, almeno una volta, almeno per un po’ è sempre forte e latente. E mentre noi parliamo del fenomeno socio-storico dei gilet gialli, gli altri, i lupi veri, affilano i denti per sbranare un’Europa auto-esplosa. Sarebbe il caso di parlarne e di non lasciare le piazze in mano a quattro scalmanati eterodiretti. E soprattutto sarebbe bene ritrovare un dialogo equilibrato tra la pancia e il cervello

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