5 Stelle. Avere dieci anni e sentirli tutti

Nel vedere il raduno dei 5 Stelle per festeggiare i loro dieci anni di vita, tenutosi a Napoli, torna alla mente Al Bano e la sua “Nostalgia canaglia”. Nostalgia di un movimento fatto da quattro amici al bar, che volevano cambiare il mondo e che dal mondo sono stati cambiati. Il voto ai 5 Stelle era stato molte cose, ma il quel 33% circa era anche compreso il grido di ribellione, che voleva rompere con un Paese immobile, con apparati di potere sclerotizzati, con una gerontocrazia imperante. Quel risultato, unito a quello eclatante, seppur inferiore della Lega, portava al potere una generazione nuova, giovane, inesperta e per questo protesa ad un cambiamento forte. Il governo giallo verde fu la inevitabile conseguenza e la sua finanziaria, con quota 100 e il reddito di cittadinanza, due riforme in parte sbagliate e in parte fatte male, segnò un cambiamento, una nuova narrazione. Come lo fu, condivisa o no, la politica sull’immigrazione. Poi questa nuova generazione politica non ha compreso che, o rovesciava lo Stato come un calzino, o l’apparato li avrebbe inghiottiti. La loro prima riforma doveva proprio essere rendere moderno il Paese. E’ bastato un solo anno di governo, a cambiare radicalmente il quadro. Oggi i 5 Stelle si alleano con il Pd, il partito del sistema, Conte frequenta democristiani d’antan e cardinali, visita la figlia di De Gasperi, forse addirittura si sente il nuovo De Gasperi. Nel movimento moltissimi pensano, a cominciare da Beppe Grillo, che il loro destino sia diventare la seconda gamba del centro-sinistra, una sorta di Margherita e Conte non ha problemi ad interpretare il ruolo di Rutelli, in attesa di diventare De Gasperi e se necessario pure Enrico Berlinguer. Il Vaffa è stato sostituito dal grido di Di Maio “noi siamo centrali, nei prossimi dieci anni nessuno potrà fare a meno di noi”. E’ la rivendicazione di una centralità non basata su un’idea di Paese, non su un progetto, ma solo sul potere d’ interdizione, la politica dei due forni. Non essere né di destra né di sinistra, non vuol dire oscillare come canne al vento, ma avere una visione che supera quelle storiche e le sintetizza, non un vuoto di idee per cui ti devi sempre accodare. Fino a che erano rivoluzionari, potevi perdonare loro una prassi democratica un po’ approssimativa: la repressione di qualsiasi dissenso, le espulsioni per futili motivi. I Robespierre possono rivendicare il privilegio di avere regole diverse e pure di farsele. I Robespierre, non  chi si allea con Franceschini. Allora Grillo-Joker non è più la maschera che irride il potere, è il cerone che cola dalla faccia di chi si è omologato. Dai portavoce del popolo ai miracolati del potere, dalla motoretta di Dibba alle auto blu. Certo si vota sulla piattaforma gestita dalla Casaleggio, ma mi ricorda il metodo del maestro Bondavalli della DC di Reggio: quando nella sinistra democristiana c’erano tensioni o scelte difficili, il maestro si toglieva dal capo il Borsalino, lo rovesciava sul tavolo e faceva votare. Ognuno metteva il suo biglietto, lui si alzava, prendeva il cappello e diceva: “domani vi farò sapere il risultato”. Nessuno ha mai dubitato della sua correttezza e il risultato era sempre quello più utile all’unità del gruppo, forse non il più giusto, ma sempre il più utile. Certo a chi doveva cambiare il mondo, non puoi chiedere i riti antichi della partitocrazia, anche se a Napoli si è visto il fiorire delle correnti, quella di Fico, da cui non si è ancora sentito un discorso, che non fosse prepolitica, insomma lo stile chiagne e fotte, almeno l’inner circle di Giggino qualcosa l’ha prodotta. Guerra tra big napoletani, come Gava vs Leone, Amendola Vs Napolitano e quel Conte in pellegrinaggio ad Avellino, per ricordare Fiorentino Sullo, con in prima fila lo staff degli avellinesi che governarono e indebitarono il Paese con Craxi e ora stanno col Pd: De Mita, Zecchino, Mancino. Nomi che alla quasi totalità degli italiani sono meno noti di un telefono a gettoni. Per non parlare di un Movimento che denuncia il sistema di potere del Pd in Umbria, li fa indagare, porta la Regione alle elezioni e poi si allea col Pd, dicendo che sono cambiate le persone, quando il problema è il sistema. Ora pensano di allearsi col “pd partito di Bibbiano” definizione eccessiva e per certi versi ingenerosa, ma coniata da loro, anche in Emilia. Fingendo di credere che il problema sia il Presidente uscente Bonacini e non il sistema di potere, ma ormai  neppure il cerone del Joker può nascondere l’invecchiamento precoce di un movimento che ha solo dieci anni, ma che è già vecchio.

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