Wall Street, il casinò del mondo

casinC3B2-onlineDopo aver vinto la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti ricostruirono le infrastrutture degli alleati europei così come degli ex nemici e ognuno di essi diventò loro partner commerciale. Gli americani, grazie alla loro grande potenza industriale e finanziaria, divennero la prima economia del mondo: i loro profitti andarono agli alleati sotto forma di aiuti e investimenti.All’inizio degli anni 1970, tuttavia, sono altri i paesi che possedevano delle economie solide, e gli Stati Uniti erano una nazione debitrice. In quel momento, alcuni uomini molto illuminati all’interno della gerarchia finanziaria americana ebbero un’intuizione straordinaria; non era rilevante se gli Stati Uniti erano pieni di debiti. Quello che contava era controllare la valuta primaria del mondo, che avrebbe permesso agli americani di continuare a riciclare il surplus economico globale.

Se facessimo un raffronto, penseremmo ad un casinò dove sia che i giocatori vincano o perdano, la casa si prende il suo piatto. Quindi, un nuovo sistema economico si è sviluppato, e una parte enorme dei flussi di capitale del mondo andò al servizio del debito originario degli Stati Uniti. Le società finanziarie americane sono diventate le case da gioco del mondo. Il massiccio flusso di capitali verso Wall Street ha dato lo slancio alla finanziarizzazione del mondo, intesa come creazione di derivati e altri veicoli finanziari a rischio.

E così Wall Street ha creato una grande quantità di denaro privato, con il quale ha inondato il mondo e ha causato enormi bolle, come quella del mercato immobiliare degli Stati Uniti e altrove. Quando nel 2008 quel sistema è crollato, fu solo una questione di tempo prima che l’euro entrasse in crisi.

La ricetta americana per uscire dalla crisi fu semplice, continuare con la finanza. E il Presidente della Fed degli Stati Uniti Ben Bernanke, iniziò a pompare soldi nelle banche, che a loro volta li riversarono nella più grande borsa del mondo. Finanziando Wall Street, si finanziano le multinazionali che coprono una buona fetta dei consumi quotidiani dei cittadini di tutto il mondo.

La Borsa americana è la prima al mondo per capitalizzazione con 17.000 miliardi di dollari; quella italiana ventiseiesima con 318 miliardi di dollari, dietro a quella del Cile o del Messico o della Corea del Sud. La borsa tedesca capitalizza 1430 miliardi di dollari e quella francese 1926 miliardi di dollari; insomma, il solito disastro tricolore. La borsa italiana vale poco di più di un quinto del Pil, e non funziona come canale di raccolta di capitale per le imprese; oltre il 90% degli scambi è concentrato sul paniere principale, alle altre 170 società spettano le briciole.

Il problema dell’Italia, esattamente come successo per la Grecia, è il debito pubblico, la corruzione ed il disastro causato da una classe politica di incapaci ed analfabeti, che ha gonfiato il debito pubblico, soffocando però l’economia.

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