Tre proposte concrete per far ripartire lo sviluppo

gonzagaNel 1462 a Perugia nasce il Primo Monte di Pietà su iniziativa del Padre Francescano Michele Carcano. In seguito altri Francescani tra i quali Bernardino da Feltre, che fondò quelli di Mantova 1484, Padova 1491, Crema e Pavia 1494, si fecero promotori di iniziative simili. Negli stessi anni, e sempre su sollecitazione dei Francescani nascono diversi Monti di Pietà in Toscana tra cui quello di Siena (1472) da cui deriva tuttora l’omonima banca.

La funzione del Monte di Pietà era quella di “mettere in circolo la ricchezza”, fornendo ai contadini e in seguito agli artigiani piccole somme che permettevano loro di effettuare la semina o produrre utensili. Somme (debito) che poi avrebbero ripagato al momento del raccolto o della vendita del prodotto.

Inizialmente i Monti di Pietà prestavano gratuitamente piccole somme e al termine del prestito si limitavano a restituire il “pegno” avuto in garanzia. In seguito, con l’aumentare degli ammontari prestati, al fine di non ripercorrere la strada dell’usura, i Francescani misero un tetto al “tasso di interesse”, calcolandolo nella misura massima del 6%. L’interesse aveva una sua ragione solo al fine di sostenere le spese del Monte e per ripagare in piccolissima parte chi forniva i denari da prestare.

In queste poche righe di storia si racchiudono i concetti su cui dovrebbe fondarsi un sistema bancario moderno ed efficiente: finanziare gli investimenti necessari per creare e sviluppare le imprese e più in generale le attività produttive finanziare gli investimenti delle famiglie trasferire (momentaneamente) il surplus di risparmio, (moltiplicandolo attraverso la leva) verso attività che necessitano supporto finanziario per potersi sostenere.

Un sistema finanziario è il perno dello sviluppo di un paese quando svolge in modo “moderno” le stesse funzioni per le quali sono nati i Monti di Pietà. Certo, oggi una banca, grazie al frazionamento dei rischi e dovendo mantenere solo una piccola riserva di liquidità, può addirittura “creare” liquidità. In questo modo, il sistema nel suo complesso supera il semplice “trasferimento di ricchezza” e diviene motore esso stesso dello sviluppo creando moneta; ma il fine ultimo del sistema bancario è anticipare risorse per permettere, oggi, l’avvio di attività che saranno ripagate, in futuro, grazie al lavoro.

Il terribile “credit crunch” che sta attanagliando l’Europa, di fatto, ha ridotto enormemente la capacità del mondo bancario di fornire credito a imprese e famiglie ed è una delle ragioni della attuale crisi economica.

Il credit crunch deriva da 2 errori di lungo periodo: errori ben conosciuti ma di cui si parla pochissimo e sono totalmente ignorati dai grandi medi. Nel 1999, Bill Clinton con l’avvallo della maggioranza Repubblicana del Congresso (quindi bipartisan) abrogò il Glass-Steagall Act. Era la legge istituita nel ‘33 (al culmine della crisi del ‘29) che separava le attività delle banche d’affari dalle banche di credito ordinario. L’abrogazione del Glass-Steagall Act fu l’apertura del vaso di Pandora. Da quel momento, le banche iniziarono a occuparsi più di derivati che di credito ordinario e si misero le premesse per il disastro.

L’istituzione delle Stock Option come pagamento dei compensi dei top manager del sistema bancario. Questo incentivò enormemente i manager a portare avanti politiche di breve o brevissimo respiro, per far sì che gli utili esplodessero e consentissero loro di massimizzare i guadagni, senza badare alla sostenibilità a lungo termine delle politiche avviate.

Dopo anni di eccessi, la crisi dei “mutui sub-prime” fu la goccia che fece traboccare il vaso e nel 2009 l’intero sistema bancario occidentale rischiò il blocco con default a catena di banche. Va detto, per amor di verità, che il sistema con maggiori difficoltà fu quello USA, mentre in Europa furono le banche britanniche e quelle tedesche a soffrire maggiormente. In tutti e tre i paesi la crisi di illiquidità e in molti casi di insolvenza del settore bancario fu risolta con massicci interventi pubblici finanziati con deficit dei 3 stati (deficit che incrementarono il debito complessivo di tali stati di molti punti percentuali del PIL).

In Italia, paese che aveva mantenuto maggiormente la separazione tra banche commerciali e merchant bank, non ci fu alcun fallimento e nessuna banca dovette essere ricapitalizzata dallo stato. Alcune, limitate situazioni di illiquidità furono superate con i famosi “Tremonti Bond” ma furono situazioni limitatissime e nelle quali lo stato guadagnava (i tassi di interesse dei Tremonti Bond erano elevati).

Capire le origini della crisi è il primo passo per proporre rimedi. Vediamo le principali azioni politiche da sostenere per scongiurare nuove crisi e per riavviare lo sviluppo: riproporre una legge simile al vecchio Glass-Steagall Actcon il quale reintrodurre la separazione tra banche di credito ordinario e banche d’affari (solo le seconde possono avere la possibilità di commerciare derivati). Vietare le stock option per i manager del settore bancario. Porre tutte le transazioni dei derivati quali i CDO e CDS (i famigerati Credit Default Swap, che dovrebbero assicurare dal fallimento addirittura gli stati sovrani e che sono divenuti uno strumento improprio per misurare la salute economica degli stati) all’interno di mercati con regole precise e dove la trasparenza è assicurata (oggi vengono gestiti solo da alcune grandi banche internazionali).

Queste sono le tre azioni che dovrebbe attuare la UE, il G8 e il G20, e per le parti che gli competono, Monti dovrebbe sostenere internazionalmente ed attuare in Italia. Questi sono i tre pilastri per riportare la finanza al suo ruolo originario,che è quello di finanziare lo sviluppo e sono anche i pilastri per scongiurare le future crisi.

Invece, cosa fanno Monti, la Merkel e mezza UE? Si concentrano sulla Tobin Tax, una tassa utilissima per far demagogia e dare uno zuccherino a milioni di disoccupati, ma inutile a riformare la finanza. Infatti, gli unici a pagarla saranno i piccoli risparmiatori europei, mentre le grandi banche d’affari che operano a Londra, New York e Singapore non pagheranno un solo dollaro di tasse. Al danno si aggiungerà anche la beffa di vedere i mercati finanziari europei sempre più marginalizzati, perché, per evitare la Tobin Tax, i grandi patrimoni si sposteranno altrove e l’Europa ne risulterà ulteriormente impoverita e anche lì, avremo più disoccupati.

Per questo esorto il Premier Monti a proporre politiche finanziarie che ricalchino lo spirito con cui i Francescani fondarono le prime banche. Banche per le imprese e le famiglie. Solo partendo da lì si possono ricreare le basi per uno sviluppo sano e di lungo periodo.

Articolo pubblicato su L’Occidentale il 22/11/2012

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