Terre rare: i tulipani della Cina

“Semper Augustus” era un bulbo di tulipano Olandese che arrivò a costare, era il 1623, circa 6.000 Fiorini. Con 10.000 Fiorini si comperava un palazzo; il reddito medio era 150 Fiorini, e otto maiali venivano 240 Fiorini. Perché un tulipano arrivò a valere questa assurdità? Un cronista di allora diede una spiegazione semplice: “non si è mai visto un fiore più bello di questo”. La bolla dei tulipani fu la prima bolla speculativa documentata, nella storia del capitalismo. Nella prima metà del XVII secolo, nei Paesi Bassi, la richiesta di bulbi di tulipano superò di gran lunga l’offerta, portando le quotazioni a livelli inimmaginabili. Questo fiore divenne uno status symbol tra i più ricercati. Nel 1936 i bulbi venivano scambiati alle borse di numerose città; il loro valore derivava dai bellissimi colori screziati e dalla difficoltà della coltivazione. Questo incoraggiò a tal punto il commercio, che si iniziò a vendere tulipani appena piantati o addirittura in procinto di esserlo. Stiamo parlano dei primi contratti “futures” della storia: questa pratica fu chiamata “commercio del vento”. Venendo ai giorni nostri, la Cina è l’unico produttore mondiale delle “terre rare”. Se il Medio Oriente ha il petrolio, la Cina ha le “terre rare”, diceva Deng Xiaoping trent’anni fa. Chiamate così perché erano difficili da ottenere nel XVIII e XIX secolo, sono improvvisamente diventate il centro di molti interessi nell’economia globale, in quanto sono l’ingrediente fondamentale dei magneti. Le terre rare (in inglese “rare earth elements”) sono un gruppo di 17 elementi chimici della tavola periodica, precisamente scandio, ittrio e lantanoidi. Scandio e ittrio sono considerate “terre rare” poiché, generalmente, si trovano negli stessi depositi minerari dei lantanidi, e possiedono proprietà chimiche similari. Il termine “terre rare” deriva dai minerali dai quali vennero isolati per la prima volta, che erano ossidi non comuni trovati nella gadolinite estratta da una miniera nel villaggio di Ytterby, in Svezia. In realtà, con l’eccezione del promezio, che è molto instabile, gli elementi delle terre rare si trovano in concentrazioni relativamente elevate nella crosta terrestre. Senza questi metalli, non è possibile costruire una vettura ibrida o elettrica, una turbina eolica, le batterie ad alte prestazioni, il telefono cellulare. Sono elementi fondamentali per i dischi del computer e per le bombe intelligenti. Per ogni auto ibrida, si calcola che servano almeno 10 kg di terre rare. La Cina produce oggi il 97% delle forniture di metalli rari – terre rare del mondo. Nel breve e medio periodo, non c’è possibilità di riattivare miniere chiuse o sottoutilizzate altrove nel mondo, né di sviluppare tecnologie surrogate. Le “terre rare”, sono difficili da trovare in concentrazioni redditizie; sono molto costose da recuperare e spesso sono miscelate ad elementi radioattivi. La Cina è arrivata a dominare il mercato perché è stata in grado di estrarre con procedimenti più economici e con meno vincoli ambientali rispetto ai suoi concorrenti. Negli ultimi 20 anni questo settore è stato poco curato, poiché la produzione cinese ha coperto il fabbisogno mondiale a prezzi contenuti. Ma il balzo dei prezzi, cresciuti di circa 10 volte nel 2010, il boom della Green Economy e la preoccupazione per una possibile improvvisa mancanza, hanno già provocato nuove ricerche e progetti di sfruttamento minerario. Quest’anno, Pechino, ne ha diminuito l’esportazione di circa il 40% rispetto al 2009 e addirittura del 72% negli ultimi mesi, adducendo la necessità di non esaurire le riserve. Il “China Daily”, citando fonti del ministero del Commercio, preannuncia una riduzione delle quote esportabili fino al 30%, nel 2011. Anche se nessuna conferma ufficiale è venuta da Pechino, si tratta di un’ipotesi credibile e molto preoccupante. Potrebbe essere il primo segno della fine dell’era dell’elettronica a prezzi popolari. I cinesi esportano 30.000 Tonnellate all’anno di materiale ma il resto del mondo ha un fabbisogno di 50.000 Tonnellate”, ha affermato la Molycorp Inc., principale ditta Usa del settore che punta a produrre 20.000 Tonnellate di ossidi di terre rare per la fine del 2012. La Molycorp possiede, per esempio, quella che un tempo fu la più importante miniera al mondo, a Mountain Pass, in California. Fu chiusa nel 2002 per ragioni ambientali e perché i bassi prezzi non rendevano più conveniente l’attività. Ora, le azioni della compagnia, quotate al NYSE, sono passate da 13 a 35 Dollari, e in soli tre mesi. Secondo Mark A. Smith, CEO della Molycorp Inc., Pechino ridurrà presto le esportazioni ma non le bloccherà completamente. In ogni caso bisognerà aspettarsi una riduzione dell’offerta; per questo, gli Stati Uniti, hanno già approvato una legge che incentiva la produzione interna di terre rare. L’America era il più grande produttore al mondo di questi elementi, finchè non arrivò la Cina con i prezzi di produzione più bassi e, tutta la produzione degli Stati Uniti, cessò. La Cina rassicura gli Usa che non ci saranno restrizioni all’esportazione delle terre rare, ma la questione sarà uno dei temi principali che verranno messi sul tavolo del G-20 al prossimo summit di Seul delle potenze mondiali. Il 3 ottobre scorso, intanto, Giappone e Mongolia hanno firmato un accordo in base al quale Tokio fornirà la tecnologia per l’estrazione di terre rare in cambio della precedenza sulle forniture. La Cina aveva ridotto le consegne ai nipponici, alimentando i timori internazionali sull’uso delle terre rare come arma politica o economica. Come tutte le bolle, anche quella dei tulipani scoppiò; all’inizio del 1637 i commercianti cominciarono a disfarsi di questi tulipani e i prezzi crollarono. Per anni, simili bolle dei tulipani si registrarono nei diversi paesi, ma il problema del riprodurre in grosse quantità i bulbi screziati si risolse solo nel 1900.

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