‘Shutdown’ e ‘debt ceiling’ segneranno l’immagine Usa

08102013a

L’ANALISI Nell’estate 2011 l’indice azionario scese del 18% ed il treasury a dieci anni al 2,10%

L’America può rischiare un downgrade del debito in caso di reale impasse politica

Come preannunciato nella rubrica del 23 settembre, sembra entrare nel vivo la prima delle tre scintille in grado di detonare la polveriera dell’economia globale.

Shutdown E’ infatti dalla mezzanotte di lunedì scorso che negli Stati Uniti è scattato il congelamento temporaneo alle spese federali di Washington, ovvero quello che ormai è diventato noto al grande pubblico come ‘shutdown’, ossia lo stallo conseguente al non accordo sul bilancio 2014 da parte di repubblicani e democratici. In pratica vi è da martedì scorso la sospensione di tutti quei servizi considerati come ‘non essenziali’, che però si stima possano riguardare ben più di 800.000 dipendenti federali. Un evento certamente importante ma non inaspettato e neppure così raro, essendo avvenuto ben 17 volte dal 1977 ad oggi.

08102013bL’ultima di queste risale al 16 dicembre 1995, con Bill Clinton, presidente anch’esso democratico, in contrapposizione sempre con la Camera controllata dai repubblicani in merito al riforma del sistema sanitario Medicare.

Quali effetti A livello finanziario questi blocchi politici non hanno in passato generato grandi sconvolgimenti in quanto in genere di breve durata e dall’esito sempre positivo, ovvero di accordo, seppur all’apparente ultimo minuto. Molti analisti quindi non valutano l’attuale scenario come realmente pericoloso per i mercati finanziari e neppure per la crescita del Pil Usa e ciò sembrerebbe confermato anche dall’allegata analisi dei precedenti ‘s h u t d ow n s ’ ame – ricani. In genere lo S&P500 è spesso rimasto invariato durante la discussione ed è 8 volte su 11 cresciuto dopo l’a ccordo.

Quali rischi «Se lo shutdown verrà prolungato o ripetuto, la gente inizierà ad interrogarsi sulla capacità degli Usa di mantenere la rotta». Ed è forse in questa esternazione, espressa dal segretario di Stato Usa John Kerry, all’indomani della decisione del presidente Obama di annullare la sua visita in Asia a causa dello stallo parlamentare, il vero rischio per gli Stati Uniti. Un pericolo che seppur verrà superato da un accordo-compromesso, potrebbe assestare un duro colpo alla credibilità americana ed in un mondo in cui, oggi più che mai, la fiducia nel sistema deve essere salvaguardata questo potrebbe innescare una reazione indesiderata, a maggior ragione dal 17 ottobre essendo per tale data fissata la prossima prova dell’amministrazione Usa, in merito alla questione del ‘debt ceiling’.

08102013c

Tetto al debito Il ‘debt ceiling’ ri guarda l’innalzamento per legge del tetto del debito Usa, il cui attuale limite di 16.700 miliardi sarà raggiunto, secondo il segretario al Tesoro Jack Lew, il 17 ottobre. E questo, sì che potrebbe rappresentare il vero rischio dei mercati, molto più della pantomima politica sul budget federale. Non è infatti da scordare lo storico downgrade del debito Usa, dalla tripla A ad AA+, avvenuto nell’estate 2011 ad opera d el l’agenzia di rating Standard & Poor’s, a seguito dell’allora ‘debt ceiling’. Tale agenzia dichiarava che il downgrade era stato deciso in seguito ai rischi politici negli Stati Uniti e citava testualmente: «La nostra opinione è che il piano di risanamento non sia adeguato a quello che sarebbe necessario per stabilizzare il debito. Il downgrade riflette come l’efficacia, la stabilità e la prevedibilità della politica americana si sia indebolita nel momento in cui è necessario affrontare sfide fiscali ed economiche. Il rating potrebbe essere tagliato ad AA nei prossimi due anni se i tagli alle spese saranno inferiori a quello che ci si è accordato o emergeranno nuove pressioni di bilancio che possano far salire il debito».

Un downgrade? Oggettivamente l’evoluzione del debito americano e della spesa negli ultimi due anni, non appare proprio in linea con quanto auspicava Standard & Poor’s e dunque non è da sottovalutare il reale rischio di ulteriore tensione su tale fronte, semmai innescato da un ritardato innalzamento del tetto al debito e conseguente stress sul mercato obbligazionario. Il Tesoro infatti ha stimato che al 17/10 rimarranno in cassa appena 30 miliardi ed esauriti questi, il governo non sarà più autorizzato ad effettuare alcuna spesa, inclusi i pagamenti delle cedole sul debito già emesso o a rifinanziarsi sul mercato, dando quindi vita ad un default tecnico, ossia per l’impossibilità normativa di procedere ai pagamenti alle scadenze pattuite. Un’eventualità che seppur attualmente molto debole, appare già trasparire nei rendimenti dei Treasury Bill Usa in scadenza nel periodo che va proprio dal 17/10 a fine mese (punti rossi nel grafico), nonché dal differenziale di rendimento sempre più ristretto tra i titoli ad 1 mese e quelli ad un anno. Un movimento molto similare a quello del luglio 2011 e che anticipò il downgrade dei primi d’agosto. Cosa fare Se tale scenario venisse confermato, non sarebbe difficile pronosticare un movimento analogo e negativo come avvenne tra fine luglio ed inizio agosto 2011, in cui l’in – dice americano S&P500 passò dai quasi massimi dell’a nno attorno a 1345 del 22/07 ad un minimo intraday di 1101 del 9 agosto, circa un -18% in 12 sedute, mentre il decennale americano riuscì con una forte risalita dei prezzi a comprimere i rendimenti da un quasi 3% al 2,10%. Dunque ed in netto contrasto con l’opinio – ne generale di tanti gestori che professano l’acquisto di azioni americane e l’abbandono delle obbligazioni, potrebbero essere invece il caso di evitare una tale rotazione nei portafogli, almeno fino a quando non sarà chiarita la partita sullo ‘shutdown’ e sul successivo ‘debt ceiling’.

Rubens Ligabue

L’autore della rubrica – “Risparmio, i conti in tasca” pubblicata su www.lanuovaprimapagina.it , è a cura del nostro consulente RUBENS LIGABUE, professionista certificato EFA – European Financial Advisor, associato SIAT – Società Italiana Analisi Tecnica, iscritto all’Albo Unico Nazionale dei Promotori Finanziari. Per domande e chiarimenti potete scrivere a: info@rubensligabue.com