Il sentiment negativo sull’oro verso la svolta

liga121114aVenerdì scorso l’oro ha of- ferto la miglior perfor- mance giornaliera dal settem- bre 2013, e grazie ad un rally del +3,3% è stato possibile chiudere meglio un settimana non particolarmente brillan- te, fissando un prezzo prossi- mo all’auspicato recupero di area 1.180$ per oncia. Un valo- re ritenuto da molti commen- tatori come un deciso spar- tiacque e sul quale per svaria- te volte il metallo prezioso ha rimbalzato dopo le forti corre- zioni avvenute a giugno e di- cembre dell’anno scorso. Ad i- nizio anno e da quell’area era partito un 2014 davvero effer- vescente, con un rialzo a metà marzo prossimo ai 1.400$/oz, ma poi con la repentina inver- sione ed un lungo ondeggia- mento attor no a quota 1250$/oz si erano affievoliti gli entusiasmi, fino al ritorno di fiamma durante le forti disce- se dei mercati di metà ottobre, ovvero finché la paura dei crolli serpeggiava tra gli inve- stitori. Il supporto è però stato infranto nel giorno di Hallo- ween a causa della “Banzaino- mics” del Giappone, ovvero in seguito alla decisione della BOJ di incrementare il QQE n i p p o n i c o. CURIOSE COINCIDENZE liga121114bLa discesa al nuovo minimo quadriennale dei pre zzi dell ’oro in dollari ha indub- biamente eroso il sentiment degli investitori privati. Forse fin troppo velocemente, consi- derando che il QE estremo del Giappone amplifica l’eccesso di moneta finora stampato dalle principali banche cen- trali ed accresce il rischio di ulteriori svalutazioni compe- titive da parte di altri Stati, in una guerra valutaria i cui esi- ti finali potrebbero essere tut- t’altro che sfavorevoli all’oro. Ma il nobile metallo è come noto considerato un barome- tro del rischio finanziario glo- bale e dunque ogni suo ano- malo movimento è osservato con molta attenzione, non fos- se altro per il timore, da più parti espresso, di un intenzio- nale condizionamento dei prezzi. Infatti nei giorni suc- cessivi vi è stata un’interes- sante “coincidenza” sull’ora- rio delle maggiori vendite, es- sendovi per varie sedute e sempre verso le 06h30 GMT “qualcuno” che ritenesse tale momento come il più propizio per vendere enormi quantità di future sull’oro. liga121114cMercoledì 5 novembre si è poi giunti all’a- pice, con ordini immessi sul mercato per più di 13.000 con- tratti (pari ad un valore di 1,5 miliardi di dollari), il cui im- mediato effetto è stato quello di catapultare il prezzo dell’o- ro a 1.151$/oz e conseguente- mente innescare ulteriori vendite fino ai valori minimi dell’aprile 2010. GOFO NEGATIVO Ulteriore dato interessante emerso nelle sedute passate è da ritrovare nei tassi GOFO (Gold Forward Offered Rate), ovvero quella serie di tassi di- visi per scadenze con i quali i partecipanti al mercato L- MBA (London Buillion Mar- ket Association) sono disposti a scambiarsi l’oro contro dol- lari, attraverso una operazio- ne di swap. E senza entrare in difficili tecnicismi, se tale tas- so è positivo significa che è ne- cessario pagare un tasso di in- teresse per ottenere dollari in cambio del prestito di oro fisi- co per un dato periodo (nor- malità) e se invece è negativo significa che chi offre dollari per avere in prestito l’oro fisi- co è disposto a pagare un tasso di interesse per un dato perio- do (anormale). Dall’osserva- zione del grafico di lungo pe- riodo del GOFO ad 1 mese, si può notare come giovedì scor- so si siano toccati valori assai negativi e non più visti dal lontano 2001. Un segnale non certamente incoraggiante, vi- sto l’allora periodo dei merca- ti finanziari ma che presenta una ancor più sinistra simili- tudine (almeno sulle scadenze dei tassi più brevi) con il dopo fallimento Lehman Brothers. Nel 2008 infatti, quando si vi- dero tassi GOFO negativi su varie scadenze, l’oro scese ai suoi minimi ma da quelli poi invertì il suo trend mentre i mercati azionari mondiali si avviarono ad un terribile tra- collo, conclusosi solo nel mar- zo 2009. Ed il vedere nei giorni scorsi il GOFO ad un mese a -0,185% e quello a tre mesi prossimo allo zero (0,05%) ha destato negli osservatori del metallo prezioso non pochi commenti sul prezzo attuale e su quelli del settore minera- r i o. AZIENDE AURIFERE Prima di quel momento, si deve poi ritornare indietro di parecchi anni per ritrovare u- n’analoga situazione nel setto- re delle aziende aurifere. Ed in particolare, dopo il crollo 2008, si deve riguardare addi- rittura all’inizio del loro bull market per riscontrare cali trimestrali superiori al -40%. Allora e come in parte oggi, le aziende erano pesantemente short sul prezioso e prendeva- no a prestito il metallo perché grossa parte della loro produ- zione veniva venduta in anti- cipo per timore di ulteriori crolli nei prezzi. Una paura che anche oggi attanaglia il settore delle cosiddette “gold bugs” e le loro relative quota- zioni. Secondo una recente ri- cerca di Bloomberg Intelli- gence, un prezzo del lingotto inferiore a 1.140,00$/oz si por- rebbe al di sotto dei costi e- strattivi per svariate compa- gnie minerarie e ciò creereb- be non pochi grattacapi. Ed in effetti è dal 2013 che le aziende del settore aurifero sono co- strette ad effettuare “svaluta- zioni” di bilancio per decine di miliardi di dollari, con l’ag- gravio di un sovra indebita- mento, il cui rapporto medio per i produttori “senior” è giunto alla fine del primo se- mestre ad un debt/ebitda pari a 2 volte. Una situazione di “stress” finanziario che, come allora colpi in pieno le quota- zioni di questi titoli, fino a ri- portare l’attuale indice gene- rale Amex Gold Bugs ai valori del 2008. Un tale quadro non potrà perciò durare a lungo, in quanto giungeranno presto i primi fallimenti delle aziende meno efficienti e per quelle che non hanno effettuato ade- guate coperture sulle vendite oltre i 18 mesi sarà molto dura resistere ma poi, dopo un’ade- guata pulizia nel settore o a causa di ulteriori squilibri nei prezzi, vi sarà una probabile e necessaria riduzione delle e- strazioni, al fine di sostenerne le quotazioni. PREZZO DELL’ORO In queste settimane è dun- que possibile ulteriore volati- lità nei prezzi dell’oro e delle a- ziende aurifere, a maggior ra- gione nel caso in cui non fosse superato di slancio l’area 1.180/1.200$/oz, in quanto po- trebbe esservi un veloce scivo- lone fino ai target indicati da tempo da Goldman Sachs, in a- rea 1.050$/oz. Un obiettivo di prezzo che è stato ben com- mentato dal noto gestore Marc Faber in una recente intervi- sta a Bloomberg TV ed in cui ha detto: “direi che Goldman Sachs è molto brava a prevede- re i prezzi più bassi quando vogliono comprare qualcosa”. E nel caso in cui tali prezzi fos- sero raggiunti o per panico sfondati, allora bisognerà ri- cordarsi anche le parole di Ro- thschild, ovvero: “il momento di comprare è quando il san- gue scorre per le strade” ed in un tale scenario non manche- rebbero le opportunità. liga121114dOcca- sioni che le banche centrali, in particolare dei paesi BRIC, non si sono finora lasciate scappare, avendo continuato ad accumulare sempre più oro fisico e con maggiore intensi- tà ad ogni importante calo. Se- condo il World Gold Council’s, alla fine del secondo semestre 2014 vi è stato +28% rispetto all’anno precedente negli ac- quisti di oro da parte delle banche centrali mondiali (in particolare Cina, India, Rus- sia) nonché si è rinnovato a fi- ne settembre il Central Bank Global Agreement tra BCE ed altre banche centrali europee. Un accordo quinquennale sul coordinamento delle transa- zioni in oro volto a garantire una maggiore stabilità del mercato anche tramite l’e- spressa intenzione di non ven- dere le proprie riserve. A tutto ciò è poi da aggiunge la vera incognita potenzialmente di- rompente per l’oro e fissata per il 30 novembre prossimo, ovvero il referendum svizzero «salviamo il nostro oro». In ta- le data gli svizzeri voteranno per decidere di 1) rimpatriare l’oro che il paese custodisce a ll ’estero 2) impedirne in fu- turo la vendita 3) mantenerne il 20% nell’attivo del bilancio della Swiss National Bank (SNB) a garanzia del franco svizzero. E quest’ultimo aspet- to, se passasse, avrebbe un im- patto alquanto sconvolgente, avendo la Svizzera espanso al- l’inverosimile il bilancio della propria banca centrale a par- tire dal settembre 2011 e con qualsivoglia moneta pur di mantenere il cambio fisso contro euro ad 1,20. Una scelta fatta (sarà un caso) proprio nel mese di massimo storico dell’oro e ad oltre 1.900$/oz. Un passaggio dall’attuale 7,6% di oro nelle proprie riserve ad un 20%, scombinerebbe le quotazioni dell’oro e delle va- lute, nonché dei prezzi delle a- ziende aurifere. Ecco dunque spiegato come l’attuale conte- sto possa rappresentare più un interessante opportunità che non un eccessivo rischio a medio/lungo termine.

L’autore della rubrica – “Risparmio, i conti in tasca” pubblicata su www.lanuovaprimapagina.it , è a cura del nostro consulente RUBENS LIGABUE, professionista certificato EFA – European Financial Advisor, associato SIAT – Società Italiana Analisi Tecnica, iscritto all’Albo Unico Nazionale dei Promotori Finanziari. Per domande e chiarimenti potete scrivere a: info@rubensligabue.com

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