Semestrali Unipol e Bper

 I crac coop costano cari a Unipol 
Semestrale in perdita di 390 mln per i crediti bancari deteriorati

Il gruppo Unipol ha chiuso il primo semestre dell’anno con una perdita di 390 milioni di euro a causa degli “effetti del piano di ristrutturazione del comparto bancario”, che prevede un innalzamento delle coperture sui crediti deteriorati. Al netto delle rettifiche registrate dalla banca, l’utile sarebbe stato di 390 milioni, in crescita rispetto ai 276 milioni del 2016.
Unipol Banca, che verrà scissa in una bad bank in cui confluiranno 3 miliardi di npl (crediti deteriorati) , ha registrato 962 milioni di rettifiche su crediti e chiude con una perdita prima delle imposte pari a 940 milioni. Le rettifiche su crediti, sottolinea Unipol, hanno portato la copertura dei crediti deteriorati “a livelli di eccellenza nel sistema bancario italiano”, pari all’80% per le sofferenze, al 40% per le inadempienze probabili e al 70,4% per tutti i crediti deteriorati. Gran parte di questi crediti sono attribuibili alle  cooperative di costruzione finite in fallimento.
Il lavoro di pulizia ha avuto un impatto negativo di 105 milioni anche per UnipolSai che chiude comunque il semestre con 282 milioni di utili, in linea con il 2016.

Bper: utile netto 119,1 mln. Crediti deteriorati, piano straordinario da 1 miliardo

Il cda di Banca Bper ha approvato la prima semestrale del 2017. Nel secondo trimestre 2017, il margine di intermediazione consolidato è diminuito del 6% a 500,5 milioni, rispetto al secondo trimestre 2016. Il risultato è inferiore del 3,1% rispetto alle stime degli analisti di 516,5 milioni. In calo anche il risultato netto di gestione a 8,9 milioni (-82,5%) rispetto ai 50,6 milioni del periodo di confronto. L’utile netto è invece balzato  a 119,1 milioni (contro i 33,8 milioni nel secondo trimestre 2016), grazie a 133,6 milioni di proventi straordinari da partecipazioni, superando del 40,7% le previsioni degli analisti che indicavano un risultato netto di 74,3 milioni. E ciò pur in presenza dell’acquisizione avvenuta il 30 giugno del 100% di Nuova Carife, vale a dire quanto resta della Cassa di risparmio di Ferrara dopo il crac e l’intervento del governo che ha scongiurato il fallimento.

In ogni caso  l’operazione -si legge in una nota della banca – “presenta un solido razionale industriale e finanziario con un incremento delle quote di mercato di impieghi e raccolta del Gruppo e l’acquisizione di oltre 100mila nuovi clienti”.

E nonostante l’ingresso nel perimetro del gruppo di Nuova Carife la solidità patrimoniale di Bper resta “ai vertici del sistema bancario italiano con un CET1 ratio Fully Phased pari al 13,17% (13,38% Phased In) in lieve incremento sul dato del 31 marzo 2017 “

Utile netto del semestre del semestre è stato condizionato da poste non ricorrenti positive e negative, tra le quali le svalutazioni sulla quota del Fondo Atlante e sulla quota del contributo al FITD-SV per CariCesena – per un importo complessivo pari a € 61,5 milioni – e il badwill (minor valore rispetto all’atteso – generato dall’acquisizione di Nuova Carife pari a € 130,7 milioni”. La presenza di tale posta ha indotto il Gruppo “ad adottare un approccio ancor più conservativo nella politica di accantonamento su crediti con un forte ulteriore incremento del coverage sulle esposizioni deteriorate”. e in corso di preparazione  un piano straordinario da un miliardo che scatterà a primi del prossimo anno.

Il risultato della gestione operativa, “al netto delle componenti non ricorrenti presenti nei due periodi – ha rilevato l’a.d. Vandelli –  risulta in crescita del 2,5% anno su anno in presenza di una significativa diminuzione dei costi operativi (-1,8% ) e di una sostanziale stabilità della redditività operativa (-0,2%)”.

In materia di gestione dei crediti deteriorati – pur in presenza di un forte approvvigionamento di copertura che negli ultimi 5 anni ha raggiunto i 4 miliardi di euro –  “il CdA ha deciso di dare avvio ad un’ azione straordinaria volta ad aumentare ulteriormente i livelli di copertura  favorendo, in prima istanza, l’immediata diminuzione della NPEs ratio netto (rapporto tra crediti deteriorati e totale dei crediti) e, attraverso operazioni di cessione, anche il ratio lordo.

Inoltre è “in fase di analisi un intervento straordinario sugli accantonamenti, da effettuarsi all’inizio del 2018, per un importo lordo nell’ordine di 1 miliardo che grazie all’ampio buffer di capitale consentirà di mantenere un solido ratio di CET1 superiore all’11%. Allo scopo di completare le analisi relative a questo importante progetto, il CdA ha deciso di posticipare l’approvazione del nuovo piano industriale all’inizio del 2018”.

 

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