Il punto sui mercati

o_59895 Tornata elettorale con sorpresa in Italia: gli italiani si sono dimostrati i più costruttivi d’Europa! Mentre nella maggior parte del Vecchio Continente avanzano le forze antieuropeiste ed i Partiti di Governo arretrano (in alcuni casi anche pesantemente), in Italia il principale Partito della coalizione di Governo ottiene una netta affermazione. Senza entrare nel merito delle varie bandiere politiche, il risultato elettorale italiano è chiaramente positivo anche perché, dopo la crisi finanziaria-economica degli ultimi anni, il nostro paese si trova in una fase estremamente delicata in cui deve essere avviato un lungo e profondo percorso riformatore, senza però disperdere la fiducia accordata (a caro prezzo) dai mercati sotto forma di forte rientro del costo del nostro debito pubblico. Il risultato delle urne conferisce una forte legittimazione elettorale all’esecutivo Renzi, un presupposto fondamentale per tentare di avviare quell’azione riformatrice che il paese attende da anni, ma al contempo nei fatti continua ad osteggiare (anche perché si tratta di interventi che nel breve non hanno necessariamente implicazioni positive per la totalità dei cittadini). Il percorso delle riforme ha una doppia rilevanza:

– da un lato è un intervento fondamentale per migliorare la produttività, passaggio indispensabile per alimentare la crescita economica in un paese con un basso sviluppo demografico;

– dall’altro è la condizione imprescindibile per potersi sedere con la necessaria credibilità al tavolo europeo e pressare la Germania per una politica economica più espansiva.

L’apprezzamento per il risultato elettorale italiano è reso evidente dalla positiva reazione dei mercati finanziari, enfatizzata anche dal fatto che l’Italia era il paese su cui nelle ultime settimane si erano addensati i maggiori timori, data la precaria maggioranza su cui si reggeva il Governo, nato senza un passaggio elettorale. Il quadro uscito dalle urne è risultato nettamente diverso nel resto dell’Unione, con la forte crescita delle forze antieuropeiste: il risultato elettorale in Francia e Regno Unito accende una spia di allarme, ma potrebbe anche avere una retro lettura positiva. Onde evitare una pericolosa deriva populista, che se non controllata potrebbe alla lunga mettere a rischio la tenuta dell’area Euro, la Germania dovrà necessariamente essere meno intransigente nella fase di transizione verso una politica economico-fiscale meno incentrata sul rigore e maggiormente a sostegno della crescita. In questo senso la tornata elettorale europea potrebbe costituire un aiuto anche per il Presidente della BCE, Mario Draghi, che potrebbe incontrare minori resistenze presso la Bundesbank nell’impostare una politica monetaria maggiormente espansiva. Secondo le ultime indicazioni circolate, in vista della riunione del prossimo 5 giugno, gli alti funzionari della BCE stanno valutando tre possibili interventi:

– l’abbassamento dei tassi di interesse, portando a negativo il tasso di deposito presso la Banca Centrale;

– un’iniezione di liquidità a favore delle banche vincolata però alla concessione di finanziamenti a famiglie e imprese;

– una sorta di QE sugli ABS derivanti dalle cartolarizzazione delle banche.

Se le prime due misura hanno buone probabilità di essere implementate già nel prossimo meeting (soprattutto l’intervento sui tassi, già sostanzialmente scontato dal mercato), l’operazione di QE potrebbe essere invece rinviata al prossimo autunno. Al di là delle elezioni europee, buone notizie sono giunte anche dalle presidenziali in Ucraina, che tra l’altro hanno registrato un tasso di partecipazione al voto abbastanza alto (intorno al 60%). La netta affermazione dell’uomo d’affari Poroshenko dovrebbe favorire l’avvio del dialogo con Mosca e contribuire a stemperare le tensioni. Le novità elettorali dell’ultimo week-end sembrano pertanto coerenti con il nostro scenario base di medio termine che vede un miglioramento della crescita economica in un contesto ancora caratterizzato dal sostegno delle Banche Centrali. Al di là dello scenario di medio periodo, va sottolineato anche un miglioramento del momentum, dato che dopo diverse settimane si è tornati ad avere positive configurazioni tecniche di breve termine. In questa fase il principale rischio risiede probabilmente nel fatto che i livelli di compiacenza degli investitori si sono riportati su soglie piuttosto elevate (vedi la bassa volatilità, l’alta percentuali di Bulls, il Bull/Bear ratio sopra 3), una situazione che rende i mercati maggiormente vulnerabili qualora dovessero giungere sorprese negative, come potrebbe verificarsi (ma non è la nostra ipotesi base) nell’eventualità di una delusione sulle iniziative implementate dalla BCE il prossimo 5 giugno.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.