Pimco, come investire con il rallentamento sincronizzato

 di Roberta Castellarin

Se il 2017 fu l’anno della crescita sincronizzata, che fece da volano a tutte le classi di attivo, il 2018 si sta caratterizzando per una crescita più divergente, con l’economia Usa in piena salute e le altre economie mondiali che invece danno segni di rallentamento. Questo creerà le condizioni per un rallentamento sincronizzato nel 2019, quando anche gli Stati Uniti, esaurita la spinta della riforma ficale, inizieranno a dare segnali di una crescita meno sostenuta. Questa è la fotografia che emerge dall’analisi del colosso Pimco intitolata “Growing, but slowing”, dove si indica come gestire i portafogli per prepararsi a questo nuovo scenario. “Gli investitori dovrebbero prepararsi a un rallentamento globale sincronizzato il prossimo anno, in quanto l’inasprimento delle condizioni finanziarie e l’aumento delle incertezze politiche ed economiche graveranno sul clima di fiducia”, dicono Andrew Balls, Chief investment officer global fixed income di Pimco, e Joachim Fels, consulente economico globale.

Gli esperti di Pimco ricordano che, nonostante l’attività economica sia destinata a rallentare nella maggior parte dei Paesi, continua a espandersi a un ritmo sostenuto. Quindi non biogna aspettarsi dalle Banche Centrali una frenata o una retromarcia nel processo di normalizzazione monetaria, che è destinato a continuare per ridurre gradualmente ogni misura accomodante e preparare le munizioni per eventuali future recessioni. Pimco si aspetta che la Fed rialzi ancora tre volte i tassi entro la fine del 2019, intanto continuerà la sua politica di ridimensionamento del bilancio che potrebbe finire entro la fine del 2019.

La Bce concluderà gli acquisti dei bond entro la fine del 2018, ma continuerà a sostuire i bond che andranno in scadenza e il rialzo dei tassi non arriverà fino a metà 2019. Mentre la Banca Centrale del Giappone dovrebbe confermare la sua indicazione di tassi ufficiali invariati, ma è ipotizzabile un’ulteriore modifica della politica di controllo della curva dei rendimenti nel corso del prossimo anno allo scopo di favorire un maggiore irripidimento della curva in modo da sostenere le istituzioni finanziarie giapponesi.

Dal punto di vista dei rischi da monitorare un tema chiave resterà quello della guerra commerciale, la cui evoluzione potrebbe migliorare o peggiorare lo scenario atteso. Altri rischi “comprendono l’addensarsi del conflitto in Europa sul populismo italiano e i potenziali rischi al rialzo per gli investimenti delle imprese negli Stati Uniti in risposta alla crescita sostenuta degli utili, alla deregolamentazione e al crescente utilizzo della capacità. Per il resto, abbiamo convenuto che le prospettive di molte economie emergenti rimangono contrastate per via del rallentamento della crescita del commercio globale, dell’aumento dei tassi d’interesse statunitensi e delle incertezze politiche interne. Inoltre, se la situazione nei mercati emergenti continuasse a deteriorarsi, probabilmente si avrebbero ricadute sugli Stati Uniti attraverso un’eccessiva forza del dollaro e una crescita più debole del commercio mondiale”, avvertono gli esperti di Pimco.

Questo contesto di fine ciclo economico potrà durare a lungo se “si evitano gli eccessi e gravi errori di politica economica. Quindi, pur essendo consapevoli dei rischi di una fine anticipata, crediamo che sia troppo presto per correre ai ripari. In effetti, una recessione il prossimo anno non fa parte del nostro scenario di base, e quindi prevediamo di rimanere nella fase avanzata del ciclo ancora per qualche tempo”, dicono da Pimco, aggiungendo che finora non si è verificato alcuno degli squilibri interni che precedono tipicamente le recessioni: consumi eccessivi, investimenti eccessivi, bolla immobiliare o crescita eccessiva dei salari.

Ma come attrezzare i portafogli? “Nella costruzione dei nostri portafogli riteniamo ragionevole porre enfasi sulla prudenza e sulla gamma di rischi al di fuori dello scenario di riferimento. Vogliamo mantenere la flessibilità per reagire agli shock positivi e negativi. L’idea di rinunciare a una parte del rendimento del portafoglio in cambio di questa flessibilità, per esempio, detenendo strumenti a breve termine più liquidi, ci sembra un compromesso ragionevole nel contesto attuale. Punteremo a generare reddito da un’ampia gamma di fonti, senza fare affidamento sul sovrappeso nelle obbligazioni societarie. Non possiamo prevedere con precisione i tempi di una svolta del ciclo del credito, ma possiamo cercare di assicurarci di essere ben preparati per l’evento”, dicono da Pimco.

Dall’analisi di Pimco emerge anche prudenza sul credito e sui titoli dei Paesi periferici europei: “Data la crescente incertezza sul ruolo delle banche centrali nel lungo periodo, intendiamo limitare l’esposizione a settori che dipendono in misura significativa dal sostegno delle autorità monetarie. Si è sempre saputo che la fine del quantitative easing della Bce e l’aumento dell’offerta che gli investitori del settore privato dovranno assorbire avrebbero comportato qualche difficoltà. Il fatto che l’Italia sia ora guidata da un governo populista imprevedibile rende il quadro ancora più complesso. Viste le valutazioni, riteniamo opportuno adottare un approccio prudente sull’Italia e su altri Paesi periferici europei, nonché sul rischio di credito delle imprese del Vecchio Continente”, dicono da Pimco.

Per quanto riguarda le azioni gli esperti di Pimco scrivono: “Preferiamo i mercati azionari statunitensi, meno ciclici e più redditizi, a quelli del resto del mondo e, in questa fase del ciclo, privilegiamo le large cap di alta qualità”.

Da Milano finanza

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