Partita persa in partenza

chinaglia Nel mezzo della sbornia LTRO, che decretava il salvataggio, o quasi, del nostro Bel Paese, mille domande, come dei flash improvvisi, si abbattevano contro la mia zucca vuota. In verità il primo flash me lo ha scatenato il benzinaio quando, alla mia domanda, su quanto costasse il gasolio al litro, mi ha risposto: “1,79, ma se usa la pompa self service risparmia 6 centesimi”, che tradotti significa un risparmio di 70 centesimi a rifornimento, pari a nemmeno il costo di un caffè.A quel punto mi sono arreso, pensando che forse avrei speso la differenza risparmiata, nel tragitto utile per arrivare alla pompa del self service, dovendo fra le altre cose risalire in macchina e accenderla pure. Appena sono arrivato a casa mi sono precipitato su Google e ho iniziato a fare un confronto: In un paese ricco come la Germania, dove gli stipendi netti sono quasi doppi rispetto ai nostri, quanto costerà il gasolio? 3 euro? Delusione totale: 1,50/1,55. “Maledetti!!!!” ahahahahahah Per non scoraggiarmi mi son chiesto: “sì ma dove sta la fregatura.

Hanno gli stipendi ben più alti, il costo del carburante più basso, ci sarà qualche benedetta voce ben più cara rispetto all’Italia? Proviamo a vedere gli affitti”. Altra delusione: prima di tutto ho scoperto che la Germania è fra i fanalini di coda europei in termini di famiglie di proprietari di case con il 43%, in quanto lo Stato ha da sempre perseguito una politica che agevolasse e tutelasse l’affitto sopra ogni cosa, attraverso un’edilizia popolare efficace e un assistenzialismo mirato. Risultato: oltre a non essere mai comparsa una bolla immobiliare, il costo dell’affitto è più basso rispetto a quello praticato in Italia, la quale è terza in Europa, in termini di famiglie proprietarie con il 71%, dietro a Grecia con il 74% e Spagna con l’82%.

Queste statistiche aprono orizzonti infiniti, che dopo vedremo. Insomma a Berlino con 350 euro si può prendere in affitto un monolocale in centro, mentre per un ufficio di 90/100 mq. occorrono circa 1000 euro, sempre ovviamente in pieno centro. Insomma se Pinco & Pallino volessero aprire un’attività, potendo scegliere, in quale Paese andrebbero? Quindi per chi avesse letto attentamente, stiamo tutt’oggi giocando una partita di calcio contro la Germania con una sola gamba. Il risultato è scontato. Ma questo è solo uno degli elementi che ci portano a prevedere una schiacciante sconfitta. Come vi ho detto all’inizio del post la mia zucca vuota è tempestata da mille punti interrogativi che difficilmente possono scomparire con stupefacenti di nome LTRO, EFSF, ESM, SPREAD o FISCAL COMPACT.

A costo di sembrare ripetitivo, voglio sottolineare, che la Germania e l’Italia, oltre ad avere armi diverse, sotto il profilo della competitività, divergono totalmente se guardiamo al tessuto economico. La Germania da sempre e non grazie alla politica insignificante della Merkel, ha un’economia ad alto valore aggiunto, mentre l’Italia, basava la sua crescita prevalentemente sull’esportazione di prodotti manifatturieri in buona parte subordinati alla domanda tedesca e americana. E’ chiaro che, con il crollo del comunismo e la successiva apertura globale ai mercati asiatici ed est europei sui prodotti manifatturieri, l’Italia abbia vissuto un degrado velocissimo, supportato pure da scelte politiche fallimentari. Questa volta nemmeno l’arma della svalutazione era dalla nostra parte……….che fare quindi?

Il nostro Mario Monti di meglio non poteva fare, ma un conto è fare il compito richiestoci, mettendoci anche del suo, un altro è fare i miracoli. Ormai è chiaro il disegno dei “poteri forti”: rivalutare gli asset poi si vedrà, ma nel frattempo? Come dicevo i miracoli non si possono fare, ma è proprio di un miracolo di cui l’Italia avrebbe bisogno per ritornare ad essere competitiva e mettersi di conseguenza sulla strada più virtuosa. Quali le soluzioni? E’ chiaro che l’operazione LTRO è stata al momento la chiave che ha permesso una riduzione degli spread, supportata ovviamente dal compito del Governo Monti. Senza questa operazione l’Italia sarebbe stata inghiottita nel vortice al quale ormai appartiene la Grecia. Tutto risolto quindi?

Manco per idea…. Come vi accennavo precedentemente, Italia, Grecia e Spagna balzano in testa alla classifica per numero di famiglie proprietarie di case, mentre la Germania è addirittura tra le ultime. Questo basta per affermare che vi sia una correlazione inversa tra competitività e numero di proprietari di immobili. Là dove vi sarà un maggior accentramento di ricchezza in beni immobili quindi, avremo una minore competitività. La mossa di Monti di reintrodurre l’Ici e di tassare in modo più deciso la seconda e terza casa, pertanto, andrebbe in favore di una migliore redistribuzione della ricchezza, ma questo dovrebbe essere solo l’inizio. Parallelamente, oltretutto, manca una politica statale che favorisca gli affitti, creando quindi quella competitività tra pubblico e privato, che miri ad abbassare i prezzi. Tuttavia, il gap tra Italia (compresi i paesi del Sud Europa) e la Germania è talmente ampio, che a mio parere è quasi impossibile colmarlo, se alla base non andremo verso quell’Unione Fiscale della quale vi ho parlato qualche giorno fa.

Ho letto che nei prossimi due anni, se tutto andrà bene il nostro Paese dovrà sborsare circa 200 mld di interessi sul debito, contro i 50 della Germania. E guai a non deludere le attese del mercato in termini di Pil. L’unica cosa che ci possiamo augurare è un crollo verticale dell’evasione fiscale che faccia riemergere quella parte di ricchezza nascosta. Purtroppo pronunciare la parola Unione Fiscale fa incazzare di brutto i tedeschi e tutti quei paesi che si sentono più virtuosi del nostro. Molti confondono l’Unione Fiscale con il Fiscal Compact, che ad oggi è stato il passaporto necessario per addolcire la Merkel. Il sistema non poteva permettersi al momento, colpi di testa pericolosi. A conferma del mio pensiero sul Fiscal Compact è bastato venerdì assistere al teatrino dedicato alla firma del trattato, mentre la Spagna gelava i presenti annunciando un deficit per il 2012 ben superiore alle previsioni, visto il tasso di disoccupazione che ormai è arrivato al 24%. Il Fiscal compact è talmente uno dei tanti nomi inutili dell’Ue, al quale sono per prime le banche nordiche a non crederci.

In questi giorni, dopo l’operazione LTRO si è parlato molto del perché, nonostante l’iniezione di liquidità, fossero depositati presso la Bce quasi 800 mld. Super Mario Draghi, dicendo che “non è detto che a depositare i soldi presso la Bce siano le stesse banche che hanno ricevuto il prestito”, mi ha fatto accendere una lampadina importante. Ebbene sono arrivato alla conclusione, che i soldi depositati alla Bce, siano il frutto della liquidità delle banche nordiche, riveniente da un abbassamento dell’esposizione verso i paesi che presentano un debito meno sostenibile. Per fare un esempio molto pratico. Il sistema bancario italiano prende a prestito 100 mld all’1% e lo impiega richiamando le proprie emissioni e comprando Titoli di Stato a tassi ben superiori. Parallelamente le banche nordiche, in particolare le tedesche, abbassano l’esposizione su Italia e Spagna, approfittando dei prezzi più alti e reimpiegano la liquidità riveniente, nei titoli di stato tedeschi e nei depositi over night presso la Bce. Altrimenti non si spiegherebbero tassi così bassi sul Bund tedesco, nonostante il calo degli spread. Vi siete mai chiesti chi cavolo comprerebbe il Bund a questi prezzi? E chi se non le banche tedesche? In sostanza l’operazione LTRO sta favorendo una diminuzione del debito estero di ciascun paese, rendendo più solido il sistema difronte ad un evento shock.

Ma quale evento shock? In parole povere, si è comprato ancora tempo. Si e adesso? Adesso ci dobbiamo misurare con variabili molto preoccupanti: Consumi interni in forte diminuzione. Oltre alla minor ricchezza del Paese, pesano come un macigno gli interventi fiscali, utili a riequilibrare i conti. Bassa competitività, destinata a perdurare, la quale non sarà in grado di colmare la diminuzione dei consumi interni. Aumento disoccupazione. In un Paese in cui le stime per il 2012 vedono un Pil a -1,5 circa, per poi riprendere timidamente nel 2013 (se tutto va liscio), non credo che ci saranno grandi opportunità di lavoro. Insomma come detto prima, la Bce ha comprato tempo.

Forse la fase di rivalutazione degli asset è tutt’altro che finita, ma non possiamo rimanere indifferenti alle anomalie e alle divergenze che caratterizzano l’area Ue. Presto o tardi l’oste ripresenterà il conto, a meno che si prenda a cuore l’Unità Fiscale…..I compact, le sanzioni e le altre fesserie ideate dalla Merkel, servono solamente ad allungare il distacco, fino a che un bel giorno, qualcuno chiederà esplicitamente di uscire dall’Euro. La Germania? Alla prossima….sempre se avrò motivazione.

                                                                                                                                               Borsadocchiaperti

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