Oro, per SocGen è il momento di aumentare il peso in portafoglio

di Paola Valentini

L’oro torna nel mirino degli investitori in una fase di mercato che richiede molta attenzione viste le incognite che dominano i mercati. Non a caso negli ultimi giorni le quotazioni sono salite sopra la barriera psicologia dei 1.300 dollari l’oncia, mentre nel 2018 il metallo giallo è rimasto sempre sotto tale livello, nonostante la ricerca di porti sicuri sia stata la costante di gran parte dell’anno. Stamani il prezzo dell’oro ha aperto a quota 1.314 dollari.

In un report dedicato al multi asset Société Générale suggerisce che è arrivato il momento di inserire un po’ di oro nei portafogli. “Da febbraio 2016 la perfomance del prezzo dell’oro è stata depressa da mix tossico composto da maggiori tassi reali negli Usa e un dollaro più forte”, premette l’investment bank francese. Ma ora la tendenza è destinata a invertirsi.

“In molte occasioni dal 2012 abbiamo sentito che l’oro ha perso il suo smalto. Ora crediamo invece che il 2019 potrà rappresentare un punto di svolta e consigliamo agli investitori di considerare l’idea di aumentare l’esposizione di oro nei loro portafogli”, aggiunge SocGen . Gli esperti della banca francese sottolineano che negli ultimi anni i fondamentali dell’oro e il posizionamento degli investitori non sono stati di sostegno, ma guardando al futuro, con tassi reali e dollaro Usa destinati a avere un limite al rialzo, le sue quotazioni potranno tornare a salire. “La scarsità di porti sicuri dovrebbe permettere all’oro di brillare di nuovo”, afferma SocGen .

Favorito non è soltanto l’oro fisico, ma anche le azioni di società attive nel settore aurifero. “Entrambe potranno dimostrare di essere in grado di proteggere durante la prossima fase di repricing degli asset rischiosi: il rallentamento economico non sarà cosi drastico in base al nostro scenario centrale, ma l’effetto sulle valutazioni degli asset non sarà altrettanto morbido dopo anni di Qe”, avverte ancora Société Générale .

Quanto allocare? “L’aumento degli investimenti sull’oro può avvenire a spese dell’esposizione ai titoli di Stato e ai corporate bond”, suggerisce Société Générale . Durante le fasi di fine ciclo e recessione l’allocazione è attorno al 14%, ma “arriva al massimo del 20% quando c’è l’inversione della curva dei rendimenti Usa”, spiega Société Générale , “e i nostri modelli indicano che attualmente siamo nello stadio di fine ciclo, in vista di una probabile inversione della curva attesa per il secondo semestre 2019”.

Tra gli strumenti per prendere posizione, la banca francese accende i riflettori sugli Etf indentificando quelli con asset maggiori di 1 miliardo di dollari Usa, domiciliati negli Stati Uniti e in Europa. In totale sono 14 e consentono di prendere posizione sia sull’oro fisico, sia sugli indici azionari del settore aurifero.

Il più grande sull’oro fisico è l’Etf Spdr Gold Shares con masse per 33 miliardi di dollari e commissioni di gestione dello 0,4%, segue l’Etf iShares Glod Trust (11,8 miliardi e commissioni di gestione dello 0,25%) e lo Xetra Gold (7,5 miliardi e commissioni di gestione dello 0,36%). Mentre tra gli Etf che hanno come sottostanti indici di azioni aurifere spiccano il VanEck Vectors Gold Miners Etf (asset per 10,5 miliardi e commissioni di gestione dello 0,53%) e il VanEck Vectors Junior Gold Miners Etf (4,3 miliardi e commissioni di gestione dello 0,54%).

Da Milano finanza

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