Non tutto il debito globale è sostenibile

02072013dNegli ultimi 25 anni, gli investitori obbligazionari hanno beneficiato di un contesto estremamente favorevole, caratterizzato da un generale calo dell’inflazione, nonché da tassi di interesse tendenzialmente in discesa.

Fattori che hanno permesso all’indice JPM Global Bond, rappresentativo dell’universo d’investimento obbligazionario globale, di crescere del 343% in valuta locale dal 1989 ad oggi, contro una rivalutazione dell’indice azionario mondiale comprensivo di dividendi del 364%.

Un differenza quasi irrisoria se rapportata all’arco temporale di osservazione ma come appare ben evidente dal grafico allegato, seppure i rendimenti possono essere similari, quello che balza subito all’occhio è l’enorme differenza di volatilità espressa dalle due asset class. Le obbligazioni governative globali hanno goduto di un lunghissimo periodo di rischio “quasi” irrisorio rispetto alle montagne russe dei mercati azionari.

RISCHIO BOND

Seppur a tutti i risparmiatori appare logico il concetto azioni = rischio, è però forse la poca e mal percepita relazione obbligazioni = rischio ad aver colto di sorpresa i tanti investitori che, in seguito alle decise oscillazioni degli ultimi trenta giorni dei loro portafogli obbligazionari, sono apparsi stupiti per non dire allarmati dei cali avvenuti. In realtà non c’è forse proprio nulla di strano, se non che per oltre vent’anni la bolla del debito è esplosa a livello planetario e forse solo oggi di fronte al rischio di un ipotetico rialzo dei tassi o di exit strategy dal QE delle banche centrali, si inizia a considerare il rischio insito in un tale enorme mercato. Un rischio di sostenibilità che può facilmente vacillare al primo deciso movimento rialzista dei rendimenti globali o alla diminuzione della liquidità circolante immessa dalle varie banche centrali.

DEBITO GLOBALE

Il solo mercato del debito governativo, è ormai giunto ad oltre 50 trilioni di dollari, un ammontare in costante accrescimento e ben simulato dal “Global Debt Clock” realizzato dall’Econimist, la nota rivista britannica. Un debito, a cui se fossero aggiunti quelli delle aziende e dei privati apparirebbe sempre meno sostenibile se rapportato ad un PIL mondiale di circa 70 trilioni di dollari. Dal contatore, appare un altro interessante elemento, ovvero se confrontiamo il debito aggregato attuale con quello pre Lehman, in soli 5 anni, il debito totale è cresciuto del 50%, con oltre 15 trilioni. E se il debito è stato il detonatore della crisi del 2008, allora oggi è facile comprendere quali siano i reali rischi e perché le banche centrali sono, a partire dalla FED, così attente ed indaffarate a trovare un’adeguata exit strategy.

EXIT STRATEGY

Dalla trappola del debito, si può uscire solo tramite i seguenti modi: a) Crescita Economica b) Tasse + Abbattimento Welfare c) Inflazione d) Default negli ultimi cinque anni, l’interventismo delle varie banche centrali è stato necessario per sostenere l’esplosione del debito, tramite le sole armi a loro disposizione, ovvero immissione “illimitata” di liquidità nel sistema finanziario (stimata in più di 10 trilioni) e politica dei tassi zero, ovvero la cosiddetta repressione finanziaria, al fine di comprare tempo per riavviare un crescita economica globale in grado di riassorbire tale eccesso.

MISSIONE POSSIBILE?

Essendo però ormai evidente che a) una crescita impetuosa non è all’orizzonte e b) l’eccesso di austerity non può essere eterno (vedi Europa) o troppo deciso (sequester USA) per non “ammazzare” del tutto l’attuale e sempre più modesta crescita globale, ecco allora che nei mercati è sempre più evidente il problema derivante dalle azioni delle banche centrali.

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L’eccesso di liquidità immessa nel sistema se non verrà adeguatamente riassorbita, esporrà ad un rischio inflattivo non trascurabile mentre se i tassi non saranno sapientemente manovrati esporrà al default di quei debitori che a causa della crisi si erano ancor più indebitati nella speranza di riuscire a ripartire.

STRATEGIA

Nell’attuale fase, l’investitore dovrebbe dunque porre il suo focus, su come progettare un’adeguata difesa dei suoi investimenti obbligazionari dai punti c) e d), senza troppo farsi influenzare dalle repentine oscillazioni del mercato, in quanto spesso indotte più dai movimenti estremi generati dai forti afflussi e deflussi di capitali (l’immensa liquidità creata dalle banche centrali) che non dai fondamentali dei differenti debitori. Anzi, l’avveduto investitore dovrebbe cogliere l’eventuale “isteria” che la speculazione dovrà subire a causa dell’eccessiva leva finanziaria utilizzata, per andare a ricercare e comprare quegli emittenti di alta qualità che per motivi esogeni semmai sono o saranno temporaneamente scaricati insieme al debito insano. CONCLUSIONE Come recita un noto proverbio, non bisogna però gettar via il bimbo con l’acqua sporca e chi saprà tenersi o prendersi il bimbo prima o durante lo scolo dell’acqua sporca, farà reali affari.

Il conclusione, come recitava Michael Douglas, alias Gordon Gekko nel film Wall Street 2, il vero nemico rimane l’eccesso di debito. Ed è forse arrivata l’ora di riconoscere che per molti debitori è un biglietto sicuro per la bancarotta. Una bancarotta che, come precedentemente segnalato lunedì scorso, coinvolgerà ancor più i privati in quanto banche, aziende o paesi il cui livello di debito è insostenibile, non verrà più sostenuto dai soli contribuenti, almeno osservando le regolamentazioni che in questo 2013 tanti paesi stanno adottando in materia di bail-in o di clausole tipo “cacs”, inserite nell’emissione di nuovo debito pubblico.

L’autore della rubrica – “Risparmio, i conti in tasca” pubblicata su www.lanuovaprimapagina.it , è a cura del nostro consulente RUBENS LIGABUE, professionista certificato EFA – European Financial Advisor, associato SIAT – Società Italiana Analisi Tecnica, iscritto all’Albo Unico Nazionale dei Promotori Finanziari. Per domande e chiarimenti potete scrivere a: rubens.ligabue@gmail.com

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