Morgan Stanley sulle major petrolifere

referendum-trivelle-17-aprile-2016-giacimenti-petrolio-mar-adriatico-orig_main 1) BP.  merita il target price di 535 pence, contro una quotazione attuale di 462 pence, con rating overweight (sovrappesare) perchè offre un rapporto interessante rischio/rendimento. Il rendimento della cedola è del 7% sia nell’esercizio 2016 sia nel 2017. Il titolo, che capitalizza 104 miliardi di dollari, tratta 30,9 volte l’utile 2016 e 13,7 quello del 2017. I risultati del terzo trimestre hanno evidenziato un reddito operativo (rettificato) del 16% inferiore al consensus del mercato, a causa del minore contributo dell’upstream e di Rosneft. Lo scenario dei prossimi mesi resta tuttavia incoraggiante, con gli investimenti che sono stati ridotti da 17 a 16 miliardi di dollari.

2) Eni . Rating underweight (sottopesare) e prezzo obiettivo 12,3 euro  perchè secondo gli analisti i risultati trimestrali sono stati più deboli delle attese sul fronte degli utili, mentre il debito netto è in crescita, con un gearing (debito netto/debito netto+capitale) del 25% a settembre rispetto al 22% di giugno. Guardando al futuro, Eni  dovrebbe beneficiare della ripresa della produzione di alcuni progetti upstream, quali Kashagan, Goliat e la Val d’Agri. Il free cash flow (fcf) difficilmente riuscirà però a coprire più del 75% del dividendo entro il 2018. Il titolo, che capitalizza 51,7 miliardi di euro, ha un dividend yield del 6,2% negli esercizi 2016 e 2017. Il p/e 2017 di 40 è il doppio della media delle major petrolifere (20).

3) Shell.  merita il target price di 2600 pence, contro una quotazione attuale di 2115 pence, con rating overweight (sovrappesare) perchè dopo un secondo trimestre deludente, nel terzo ha dato decisi segnali di ripresa, che comprendono un utile del 60% superiore alle attese, una generazione di free cash flow (fcf) per la prima volta positiva dal secondo trimestre 2015 (e ai livelli più elevati dal terzo trimestre 2014), il calo degli investimenti previsti e ulteriori cessioni di asset. Il rendimento della cedola è del 7% sia nell’esercizio 2016 sia nel 2017. Il titolo, che capitalizza 168 miliardi di dollari, tratta 28,5 volte l’utile 2016 e 15,2 quello del 2017.

4) Statoil. Rating underweight (sottopesare) e prezzo obiettivo 125 corone, inferiore alla quotazione attuale di 135 per la compagnia norvegese, perchè gli utili sono stati deludenti, sebbene il free cash flow (fcf) sia stato migliore del consensus e gli investimenti siano in calo. In particolare la perdita netta rettificata di 261 milioni di dollari ha risentito della debole produzione e degli alti costi di esplorazione. Per la seconda volta quest’anno la società ha abbassato le proiezioni sugli investimenti 2016, che sono scese di un ulteriore 8%, fino a 11 miliardi di dollari. Il dividend yield del titolo, che capitalizza 52,3 miliardi di dollari, è del 5,4%, fra i più bassi del settore.

5) Total .  merita il target price di 48 euro, contro una quotazione attuale di 43,3, con rating neutrale (equalweight). I risultati della trimestrale sono stati di poco superiori al consensus di mercato. I punti di forza sono stati la solida generazione di cassa e i progressi nella riduzione dei costi. In particolare l’utile netto è stato del 9% migliore delle attese. Al pari dei competitor, Total  ha abbassato le sue stime sugli investimenti e i costi futuri. Il rendimento della cedola è 5,7% sia nell’esercizio 2016 sia nel 2017. Il titolo, che capitalizza 48 miliardi di dollari, tratta 14,2 volte l’utile 2016 e 12,1 quello del 2017.

 

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