Morgan Stanley, dieci trend dei mercati azionari nel 2020

Con la fine dell’anno che si avvicina, analisti e strategist sono impegnati a individuare quali saranno le principali tendenze che condizioneranno i mercati finanziari nel prossimo anno, dopo un 2019 che si è dimostrato particolarmente favorevole per le borse, visto che finora lo S&P500 ha registrato una performance a un anno del 17%, il Nasdaq del 21,8%, L’Eurostoxx 50 del 18,6% e il Ftse Mib del 25,4%. Ecco, secondo gli specialisti di Morgan Stanley, quali saranno i dieci trend del 2020

1) Le azioni non sono troppo care rispetto ai bond. Secondo gli economisti di Morgan Stanley, stiamo assistendo a un mini-ciclo di ripresa, aiutata da un allentamento simultaneo delle tensioni commerciali e politiche per la prima volta in sette trimestri. Il rimbalzo che prevedono è tuttavia modesto, con il pil globale che sale dal 3% quest’anno e del 3,2% nel 2020. Nell’area euro cresce invece dallo 0,8% del primo trimestre 2020 all’1% nell’ultimo trimestre. Dopo i rialzi degli ultimi tre mesi, i mercati azionari stanno già scontando un miglioramento dei dati economici, ma non sono sopravvalutati rispetto ai titoli di stato.

2) Gli utili delle aziende europee cresceranno del 2%. Le previsioni sul pil degli economisti sono coerenti con una bassa crescita attesa degli utili (eps) delle aziende europee. Nel dettaglio, gli analisti di Morgan Stanley si aspettano un incremento del 2% degli eps, molto al di sotto del consensus di mercato (9%). Ma l’aspetto più rilevante è che i margini europei sono al massimo da 20 anni. Un’elevata redditività non è una cosa negativa di per sè, ma indica che c’è poco spazio per una crescita dell’eps superiore al trend.

3) L’Europa è meglio di altri mercati. Ci sono una serie di fattori che potrebbero aiutare l’Europa a registrare una performance migliore degli altri Paesi nei prossimi 12 mesi, che vanno dalla riduzione del rischio Brexit, a un potenziale cambiamento nella politica monetaria e fiscale, al calo dello spread dei Paesi periferici, con il divario Btp/Bund che scende da 150 a 100 punti base, a una più dinamica attività di M&A e a un ulteriore aumento dei riacquisti di azioni (buyback). La somma di questi fattori dovrebbe stimolare gli afflussi verso il mercato azionario europeo.

4) Aumentano i flussi di investimento verso l’Europa. L’Europa ha registrato i maggiori deflussi negli ultimi due anni. I dati EPFR indicano che da gennaio ci sono stati 100 miliardi di dollari di deflussi dalle azioni europee e 50 miliardi di dollari di afflussi in obbligazioni europee. Guardando più indietro, l’Europa è l’unica regione ad aver subito i maggiori deflussi nell’ultimo biennio, perdendo il 12% del patrimonio gestito (aum) dall’inizio del 2018. Tuttavia ci sono segnali che questo sta cambiando. Dopo 85 settimane consecutive di persistente deflussi, abbiamo visto un milione di afflussi, a sostegno della tesi che gli investitori globali stanno iniziando ad aumentare la loro (bassa) esposizione verso l’Europa. Gli analisti di Morgan Stanley consigliano quindi di sovrappesare (overweight) l’Europa rispetto agli Stati Uniti, dove sono invece sottopesati.

5) Il listino di Londra è la migliore opportunità dell’anno. Le valutazioni del listino di Londra sono al minimo di 30 anni e l’esposizione globale degli investitori al Regno Unito è probabilmente (molto) bassa, ma gli analisti di Morgan Stanley pensano che l’economia del Paese sia pronta a rimbalzare l’anno prossimo, aiutata da un notevole stimolo fiscale. In particolare le small cap sono molto attraenti.

6) Le azioni value sono ancora interessanti. Le azioni value continuano a essere a buon mercato rispetto a quelle growth. Inolte beneficeranno dell’aumento dei rendimenti dei Bund, del calo dell’incertezza sulla Brexit, perchè i titoli finanziari europei sono quelli con una maggiore correlazione positiva con la sterlina, e della crescita dei mercati emergenti.

7) Le banche sono il settore più sottovalutato in Europa. Le banche sono sottovalutate del 15% rispetto ai rendimenti attuali dei bond. Le valutazioni relative dei titoli bancari sono vicine ai minimo di 30 anni. Un gap che non è giustificato, nemmeno in uno scenario di tassi/rendimenti negativi. A loro vantaggio dovrebbe giocare anche il calo dell’incertezza sulla Brexit, la forza dell’euro e gli eventuali nuovi interventi di stimolo monetario e fiscale alla crescita europea.

8) I titoli ciclici sono i più costosi. I titoli ciclici europei hanno un p/e vicino al massimo di 10 anni. Dei nove settori più costosi in Europa,
rispetto alla loro media a 10 anni, otto sono ciclici, con i beni capitali in pole position, seguiti dai servizi al consumo e dal software. A quelli livelli dei prezzi sono decisamente sopravvalutati.

9) Le valutazioni dei titoli “quality” sono troppo elevate. All’inizio di quest’anno questi titoli erano economici rispetto ai bond, ma adesso il divario è stato colmato. Inoltre la loro performance borsistica è stata superiore alla crescita dei loro utili. Non ci sono ragioni quindi perchè possano registrano ulteriori rialzi.

10) Le aziende europee sono più dinamiche. I buyback europei e l’attività di private equity stanno accelerando. I riacquisti netti di azioni hanno toccato un record di 112 miliardi di dollari negli ultimi 12 mesi. L’attività di private equity europea ha inoltre recentemente raggiunto il massimo in oltre un decennio, ma altre attività di m&a sono state molto più deboli del previsto, a causa della bassa redditività. La maggiore crescita degli utili attesa, unita a una riduzione del rischio della politica europea, potrà però dare nuovo slancio.

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