Mercati verso il 2021 in scia a un trend di lungo termine al rialzo

Il baratro di marzo è alle spalle, come il crash del 1987 che non interruppe la corsa del Toro. Nel 2021 si profilano insidie e opportunità, con la Cina nel ruolo di stella polare per gli investitori

 di Stefano Caratelli  

Il 2020 esce di scena lasciando in eredità la lezione di sempre, vale a dire che fare previsioni su economie e mercati è un esercizio impervio destinato spesso al fallimento. La cosa più difficile da prevedere non è stata probabilmente l’esplosione della pandemia planetaria, che ha colto impreparato tutto il mondo nonostante i molti segnali di allarme lanciati nel decennio precedente, con la notevole eccezione di Cina e economie satelliti asiatiche. Quello che ha davvero preso in contropiede molti previsori professionisti, che ancora oggi fanno fatica a farsene una ragione, è stata invece la reazione di mercati e economie, che dopo poche settimane di panico acuto hanno reagito alla grande.

COME IL CRASH DEL 1987

Non solo, hanno anche colto l’opportunità offerta proprio dalla pandemia per una violenta accelerazione dei trend che stavano premiando gli investitori dall’inizio dell’attuale ciclo rialzista, partito nella primavera del 2009 e sostanzialmente non interrotto: digitalizzazione, innovazione tecnologica pervasiva e transizione energetica. Se mettiamo le cose in prospettiva, e se consideriamo la caduta dei mercati di marzo-aprile non un’inversione di tendenza, ma alla stregua del crash di Wall Street di ottobre del 1987, si potrebbe anche pensare che il ciclo rialzista dei mercati sia più o meno ancora a metà strada.

IL PRECEDENTE DI UN TORO CHE HA CORSO 20 ANNI

Quello precedente infatti, partito a inizio anni 80 con l’arrivo di Ronald Reagan alla Casa Bianca e andato avanti sulla spinta della fine della guerra fredda, del collasso sovietico, dell’unificazione tedesca e dell’avvento di Internet, è durato quasi una ventina d’anni, per toccare la vetta con la bolla delle dot-com a inizio 2000 e poi imboccare una lunga e accidentata traiettoria laterale, segnata dall’11 settembre, dalle guerre in Afganistan e Iraq, per finire con il colossale falò dei mutui subprime e la caduta verticale degli indici di Wall Street: S&P 500 a 666 punti e Nasdaq schiacciato non molto sopra 1000 punti. La sbandata del lunedì nero di 33 anni fa somiglia a quella di marzo 2020, una V profondissima ma strettissima confermata nei mesi successivi dall’economia reale, che non sembra aver toccato, esattamente come nel 1987, i fattori potenti che davano forza alla corsa del Toro. Il discorso vale meno per le Borse europee e ancor meno per Milano, che non si è mai praticamente risollevata dalla crisi del debito del 2011-12.

RISCHI E OPPORTUNITÀ DEL 2021

In questi giorni, come sempre quando l’anno è agli sgoccioli, fioccano le previsioni su rischi e opportunità per investitori e mercati nel 2021 che verrà. Tenendoci alla larga dai presunti ‘guru’ più scalmanati, prendiamo da Atlantic Council, un think thank accreditato e collaudato da 60 anni, i 10 maggiori rischi e le 10 migliori opportunità, individuati da un panel di esperti e sintetizzati nella tabella che segue:


CINA PRINCIPALE CHIAVE DI LETTURA

La sintesi sembra essere che le relazioni di Cina e satelliti con il mondo sviluppato resterà nel 2021 la chiave di lettura principale, anche con Biden al posto di Trump, con il terreno della competizione e del confronto che si sposta dal commercio alla tecnologia. E magari con un avvicinamento tra russi e americani. Alla lista dell’Atlantic Council possiamo poi aggiungere alcune date certe, da quella del 5 gennaio, quando gli elettori della Georgia decideranno se il Senato Usa resta repubblicano, alle varie scadenze del percorso del Recovery Fund e della scrittura in dettaglio dell’accordo di Brexit nella prima metà dell’anno, per finire a settembre con le elezioni in Germania, che segneranno l’uscita di scena finale di Angela Merkel il cui successore non ha ancora un volto. Sul versante dell’economia e della finanza non ci sono date da cerchiare in rosso, la rotta di Fed, Bce e delle altre banche centrali non è mai stata così chiaramente tracciata, solo un’inflazione globale che scappa completamente di mano potrebbe modificarla, ma è uno scenario che tutti escludono.

ANCORA UN NANO FINANZIARIO

La Cina resta la stella polare per l’investitore nel 2021, non tanto e non solo perché Pechino e i Paesi dell’area hanno reagito meglio di tutti alla pandemia, ma soprattutto perché le nuove ambizioni cinesi prevedono non solo di crescere nelle tecnologie, nel digitale e nella transizione energetica, ma anche di trasformarsi da ‘nano’ finanziario, quale attualmente è, a un centro di attrazione di capitali da tutto il mondo, anzitutto dall’America, e anche di immettere nel grande circuito globale degli investimenti i risparmi di una classe media sempre più numerosa. Un’altra data da cerchiare in rosso sul calendario del 2021 è infatti il mese di marzo, quando il Congresso del Popolo cinese deciderà nei dettagli il nuovo piano quinquennale le cui linee guida sono state approvate a ottobre.

BOTTOM LINE

I mercati stanno entrando nel nuovo anno più o meno come 12 mesi fa, con una forte carica di ottimismo che la doccia gelata del virus avrebbe poi raffreddato ma solo temporaneamente. Per l’investitore vale la stessa ricetta che si è rivelata vincente nel 2020: tenere la rotta della strategia di lungo periodo e profittare di possibili sbandate per incursioni tattiche.

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