Mercati valutari: Svizzera, Norvegia e Svezia

 Svizzera

L’economia della Svizzera sta resistendo meglio del previsto al generale rallentamento europeo e negli ultimi mesi la sua crescita ha iniziato a sovraperformare quella dell’Eurozona. Anche se la deflazione è terminata nel 2017, le pressioni inflazionistiche rimangono molto modeste e l’inflazione ha superato l’1% soltanto in maggio, per la prima volta dal 2010. Con l’inflazione molto lontana dal target del 2%, la SNB difficilmente cambierà la linea di politica monetaria, certamente non prima della BCE, anche se la propensione ad intervenire sul mercato valutario per frenare l’apprezzamento del CHF (che è diventato il principale strumento di politica monetaria) è nettamente diminuita, essendo il bilancio della Banca Centrale cresciuto a livelli potenzialmente destabilizzanti per l’economia. A partire da maggio, l’appeal del CHF come bene rifugio è tornato evidente, riflettendo il crescente premio per il rischio politico italiano, portando EURCHF ai livelli più bassi dal luglio 2017. Manteniamo neutrale la view sul CHF: il rendimento negativo è un notevole deterrente all’investimento nella divisa svizzera, ma la riluttanza della Banca Centrale ad intervenire sul mercato per frenarne l’apprezzamento la rende più attraente come bene rifugio all’intensificarsi dell’avversione al rischio.

Norvegia

La crescita dell’economia della Norvegia è in miglioramento e si avvia a superare il 2% per il 2018. Nel frattempo l’inflazione ha raggiunto il 3% e soprattutto, a livello “core” ha superato il target dell’1,2% della Banca Centrale nel mese di luglio. Con lo scenario macroeconomico in linea con le sue previsioni, la Norges Bank nel meeting di settembre, ha alzato i tassi di 0.25 pb a 0.75% precedendo non soltanto la BCE ma anche la Riksbank svedese. La corona norvegese si era indebolita, a dispetto dell’andamento favorevole del prezzo del petrolio, riflettendo principalmente lo stress finanziario e l’aumento del rischio politico nell’Eurozona ed in Svezia, ma di recente ha recuperato trainata, in gran parte, dal dinamismo della Norges Bank. Manteniamo la view positiva sulla NOK, dal momento che il differenziale di politica monetaria è di supporto e che i mercati prezzano un percorso di rialzi futuri dei tassi molto lento nel 2019 e possono pertanto essere facilmente sorpresi in senso “hawkish” dalla Banca Centrale.

Svezia

La crescita dell’economia della Svezia nel primo semestre è stata elevata, oltre il 3% su base annua e superiore alle stime della Banca centrale (Riksbank), con l’inflazione che ha finalmente raggiunto il target del 2%. Come conseguenza, i mercati finanziari sono posizionati per un rialzo dei tassi di 25 bp in dicembre, in linea con la recente comunicazione della Riksbank. Il differenziale dei tassi d’interesse svedesi rispetto a quelli dell’area euro e della Norvegia continua a pesare sulla SEK ma la recente sensibile svalutazione riflette probabilmente l’elevata esposizione della Svezia all’economia ed al commercio internazionali ed il rischio che la serie recente sorprese negative sui dati macroeconomici induca la Riksbank ad adottare una retorica più accomodante (segnali di maggiore cautela sono già emersi nel meeting di settembre) . Il flusso di notizie sulla politica interna è inoltre intenso in vista delle elezioni generali del 9 settembre: l’appuntamento elettorale non dovrebbe determinare un drastico cambio di politica economica, poiché il partito di estrema destra Democratici Svedesi, per quanto in vantaggio, non dovrebbe essere in grado di formare un Governo. Manteniamo la view neutrale sulla SEK, dal momento che la recente svalutazione sembra eccessiva alla luce dei fondamentali macroeconomici e dei differenziali favorevoli di crescita e di politica monetaria.

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