Mercati valutari: Stati Uniti, Giappone e Regno Unito

 Stati Uniti

Gli USA hanno guidato l’economia mondiale nel 2Q, con un ritmo di crescita annuo intorno al 4%, e le prospettive per il secondo semestre rimangono buone, con la crescita attesa intorno al 3% su base annua, grazie al pieno contributo positivo dello stimolo fiscale, che più che compenserà l’impatto negativo del rialzo del prezzo del petrolio e della restrizione delle condizioni finanziarie. Nel meeting di giugno la Fed ha confermato la fiducia in un solido scenario macroeconomico e che i target di inflazione e piena occupazione sono stati raggiunti. Come conseguenza, il percorso futuro di rialzo dei tassi è stato accelerato, da 3 a 4 rialzi di 25 bp per il 2018: anche se in realtà il punto terminale del ciclo di rialzi rimane invariato (i rialzi previsti per il 2020 passano da 2 a 1 mentre quelli per il 2019 rimangono 3). L’apprezzamento del US$ legato alla rotazione del differenziale di crescita e di politica monetaria a favore degli USA sembra registrare una pausa, ma le persistenti tensioni commerciali e l’avversione al rischio che queste alimentano rendono ancora attraente la divisa USA per i mesi estivi, anche se il potenziale di apprezzamento non è sembra ampio. Il pricing dei mercati finanziari del percorso di rialzo dei tassi per il 2019 è ancora “dovish” rispetto a quello della Fed per il 2019, soprattutto alla luce dei rischi per l’inflazione dal protezionismo, ma il differenziale di crescita può facilmente ruotare nuovamente a favore dell’Europa dopo la debolezza del primo semestre. Pertanto manteniamo neutrale la view sul US$

Giappone

La Gran Bretagna ha registrato nel 2017 una crescita annua dell’1,4%, una delle più basse tra i Paesi del G10, ma è atteso per il 2018 un recupero seppur modesto. La Bank of England ha fermato nel primo semestre il processo di rialzo dei tassi, seguendo la discesa dell’inflazione e la debolezza dei dati macroeconomici, ma dopo il meeting di giugno sembra essere tornata più aggressiva e le attese del mercato per un rialzo dei tassi ad agosto sono aumentate. Negli ultimi mesi il flusso di notizie sulla Brexit era diventato più positivo ma di recente i dissensi in seno al Governo sulla Brexit sono aumentati e rischiano di compromettere la leadership del Primo Ministro May. Se la conclusione della seconda fase dei negoziati sul periodo di transizione post-marzo 2019 aveva favorito la riduzione del premio per il rischio politico, l’instabilità della politica interna rischia di riflettersi sui negoziati con l’Ue e di mantenere la sterlina fortemente sottovalutata. Ciò nonostante la probabilità degli scenari di Brexit più negativi è sembra essersi ulteriormente ridotta dopo la presentazione delle linee guida sulle future relazioni commerciali tra Gran Bretagna e Unione Europea ed il flusso di notizie dovrebbe essere più moderato in estate, in attesa del vertice con la UE di ottobre. Con i rischi al ribasso che almeno parzialmente prezzati, manteniamo positiva la view sulla sterlina, in particolare contro Euro.

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