Mercati valutari: India, Indonesia e Cina

India

Nel 2018 la crescita economia dovrebbe essere stata poco sopra il 7% ma le attese sono per una crescita pressoché invariata nel 2019 a fronte dei rischi di minor rigore nei conti pubblici, che potrebbe portare ad un allontanamento dal target di disavanzo fiscale stimato rimanere nel 2020 sostanzialmente invariato, al 3,4% del PIL, rispetto al 2019, in vista delle elezioni generali di aprile/maggio (la data non è stata ancora stabilita). L’inflazione spostatasi nella parte bassa del range target 4% +/-2% della Banca Centrale (RBI) aveva permesso alla RBI di mantenere i tassi invariati al 6.5% dalla seconda metà del 2018 ma la debolezza dell’attività economica ha spinto la RBI, questo mese, a tagliare i tassi all’attuale 6.25%. La INR è stata sotto intensa pressione per quasi tutto il 2018, sulla scia di una combinazione di fattori esterni (forza del US$, aumento del prezzo del petrolio, peggioramento del sentiment degli investitori nei confronti degli asset dei Paesi Emergenti) ed interni (gestione del deficit di conto corrente e fiscale in un anno pre-elettorale e ingerenza della politica negli affari della Banca Centrale) ma il venir meno di alcuni di questi fattori insieme a stime di inflazione più basse e la Fed, che ha abbandonato l’orientamento di rialzo dei tassi per il resto dell’anno, hanno permesso alla INR di stabilizzarsi. Manteniamo tuttavia la view neutrale sulla rupia indiana a causa di un crescente premio per il rischio politico (le recenti tensioni con il Pakistan possono essere lette in chiave elettorale), che rischiano di avere conseguenze significative sulla valuta.

Indonesia

La crescita dell’economia dell’Indonesia è rimasta relativamente stabile negli ultimi anni, oscillando intorno al 5% annuo. La crescita economica rimane forte trainata dalla spesa pubblica e dalla maggiore spesa per consumi e sebbene le condizioni finanziarie interne più restrittive creino rischi al ribasso per l’attività economica nei prossimi trimestri, la solida posizione fiscale dell’Indonesia è una significativa rete di salvataggio. Il disavanzo delle partite correnti è in aumento, a causa della maggiore domanda domestica e dei bassi prezzi delle commodities di esportazione. Il drastico aumento dei tassi di interesse (all’attuale 6.00%) è la conseguenza dell’attenzione della Banca centrale indonesiana alla stabilità finanziaria e valutaria, e al contenimento dell’inflazione. Nonostante la Banca Centrale sia stata una delle poche nei Paesi Emergenti ad aumentare i tassi d’interesse preventivamente ed in modo aggressivo, la storica vulnerabilità della rupia indonesiana alle condizioni finanziarie internazionali aveva preso il sopravvento rispetto ai solidi fondamentali macroeconomici, ma ora che alla sorpresa sul fronte della politica monetaria della Fed (che ha abbandonato l’orientamento di rialzo dei tassi per il resto dell’anno) si somma le aspettative (seguendo gli ultimi sviluppi) di una risoluzione delle controversie commerciali tra USA-Cina, una view positiva sulla IDR sembra più appropriata.

Cina

L’economia cinese dovrebbe essere cresciuta nel 2018 del 6.6% ma è attesa rallentare nel 2019, poco sopra il 6%, seguendo la debolezza degli investimenti, della spesa privata e delle esportazioni. Per proteggere l’economia dall’impatto negativo delle tensioni commerciali con gli USA, il Governo ha deciso una significativa espansione della politica economica, sia sul fronte monetario (determinando una significativa riduzione dei tassi di interesse di mercato) che sul fronte fiscale (aumento della spesa pubblica, soprattutto in infrastrutture e taglio delle imposte) e nuovi target macroeconomici potrebbero essere annunciati in occasione del Congresso Nazionale del Popolo di marzo. Una conclusione favorevole dei negoziati commerciali con gli USA, più fattibile dopo il prolungamento della tregua commerciale tra USA e Cina di questo weekend, eliminerebbe gran parte dell’incertezza che pesa sull’economia interna mentre l’impegno a mantenere stabile il CNY, richiesto dagli USA, che ha provocato il recente rafforzamento della valuta, dovrebbe sostenerla nei prossimi mesi. L’aspettativa di un miglioramento dei dati macroeconomici interni, come effetto delle misure di policy espansive degli ultimi mesi, e delle relazioni commerciali con gli USA rendono più equilibrato l’outlook per la valuta ma, con la crescita economica sotto il target governativo del 6-6,5%, la politica monetaria ampiamente espansiva e il persistente deterioramento dello scenario macroeconomico globale, i rischi per il CNY rimangono al ribasso e manteniamo la view negativa sulla valuta.

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