Mercati valutari: Canada, Australia e Nuova Zelanda

Canada

L’economia del Canada rimane solida ma è attesa rallentare ancora a 1,9% nel 2019 rispetto al 2,1% del 2018. Anche se dopo il ritmo annuo del 2,9% del secondo trimestre 2018 la crescita è rallentata nel terzo trimestre, il mercato del lavoro è in buona salute mentre gli indici di fiducia non sembrano risentire troppo dall’incertezza sui rapporti commerciali con gli USA. La Bank of Canada ha aumentato i tassi a ottobre ma la sua retorica è tornata più cauta a causa dei rischi al ribasso per l’economia, legati in gran parte al settore petrolifero e le attese di un rialzo dei tassi a marzo sono in diminuzione. Il flusso positivo di dati macroeconomici e la politica monetaria restrittiva della BOC hanno sostenuto il CAD negli ultimi mesi, a dispetto della generale forza del US$ e delle tensioni commerciali con gli USA, ma la possibilità di un ritardo nella ratifica del NAFTA/USMCA, a causa dei contrasti all’interno del Governo USA tra Democratici e Repubblicani, rappresenta un rischio significativo per il CAD. Manteniamo la view positiva sulla valuta canadese, soprattutto rispetto all’Euro, poiché la situazione macroeconomica è analoga a quella degli USA, con i differenziali di crescita e politica monetaria chiaramente favorevoli; l’esposizione al prezzo del petrolio è ancora un driver importante della valuta, e sebbene abbia saputo reggere bene il recente ribasso del greggio, un nuovo brusco calo dei prezzi della materia prima rimane un fattore di rischio al ribasso per il CAD.

Australia

La crescita dell’economia dell’Australia è in miglioramento ed è attesa chiudere il 2018 al 3% rispetto al 2,4% del 2017, grazie principalmente alla bilancia commerciale, che continua a registrare un surplus per la combinazione di aumento dell’export e diminuzione dell’import. Nonostante nel primo semestre la crescita del PIL abbia superato il potenziale, l’Australia è in ritardo rispetto al ciclo economico della maggior parte degli altri Paesi Sviluppati, con la disoccupazione ancora elevata e l’inflazione intorno al 2%. Il nuovo Governo di Scott Morrison affronterà elezioni generali entro maggio 2019 (se non prima), in un clima in cui il partito di Governo non gode di ampio supporto dagli elettori. La Banca Centrale australiana mantiene i tassi invariati all’1,5%, e le stime di una minore crescita economica l’hanno spinta, questo mese, a spostarsi su una politica più prudente, determinando un repricing delle aspettative di politica monetaria, con conseguente pressione sulla divisa. Con un carry inferiore a quello del USD, l’AUD è stato fortemente penalizzato nell’attuale contesto di generale forza del US$ e per l’esposizione all’economia cinese ma l’aspettativa di miglioramenti nei dati macroeconomici cinesi e delle relazioni commerciali USA-Cina, lo scenario macroeconomico più favorevole rendono più equilibrato l’outlook per la valuta. Portiamo la view da negativa a neutrale sull’AUD.

Nuova Zelanda

La crescita dell’economia della Nuova Zelanda dovrebbe chiudere il 2018 sotto il 3% annuo, seguendo la frenata dell’immigrazione netta, la discesa degli indicatori di fiducia delle imprese dopo il cambio di Governo ed il probabile picco del settore delle costruzioni, a causa dei limiti di capacità e delle condizioni di credito più restrittive. Il deficit delle partite correnti è in peggioramento dalla metà del 2017 e, con i prezzi dei prodotti lattiero-caseari deboli a livello globale, sia le esportazioni che la ragione di scambio sono meno favorevoli per la Nuova Zelanda. In assenza di un nuovo piano di stimolo fiscale, i rischi per la crescita economica sono al rialzo. L’inflazione persistentemente inferiore al target del 2% e il rallentamento della crescita hanno spinto la RBNZ a ridurre le sue stime di crescita ed a posticipare l’avvio del ciclo dei tassi al terzo trimestre del 2020, con i rischi di nuovi tagli dei tassi d’interesse nel caso in cui l’attività economica risultasse più debole del previsto. Con il repricing della politica monetaria in senso estremamente dovish, la divergenza di politica monetaria a sfavore della Nuova Zelanda che sta aumentando, non solo rispetto agli altri Paesi Sviluppati ma anche rispetto all’Australia, che si trova in una posizione ciclica più simile. Come l’AUD, anche il NZD è vulnerabile ai rischi per la crescita dell’economia cinese ed alle tensioni commerciali tra gli Usa e la Cina. Manteniamo la view negativa sulla valuta.

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