Mercati valutari: Brasile, Messico e Sud Africa

 Brasile

Il Brasile è uscito dalla recessione nel 1Q del 2017, guidato dalla spesa per consumi, dal commercio estero e dall’agricoltura mentre gli investimenti fissi continuano a contrarsi. La disinflazione dell’economia, la discesa dei tassi e la ripresa del mercato del lavoro dovrebbero continuare a sostenere la spesa per consumi, mentre la debolezza degli investimenti fissi è collegata all’incertezza politica destinata a persistere almeno fino alle elezioni presidenziali della fine del 2018. Nonostante l’arresto del ex Presidente Lula abbia rassenerato il clima politico, e i sondaggi diano in vantaggio il candidato di destra Bolsonaro, l’esito delle prossime elezioni rimane incerto. Il ciclo di ribasso dei tassi dovrebbe essere terminato dopo il taglio di 25 pb al 6,50% di marzo e se la Banca centrale ritiene, almeno per ora, l’attuale livello dei tassi adeguato, i livelli di debolezza raggiunti dal Real l’hanno spinta ad intervenire energicamente sul mercato dei cambi a sostegno della valuta. I rischi politici in Brasile rimangono elevati, e anche se il Presidente Temer dovrebbe rimanere al potere fino alle elezioni di ottobre, il marcato deprezzamento del Real come conseguenza della forza del dollaro ma soprattutto della mancanza di chiarezza politica e fiscale rischia di minare la precaria stabilità nel Paese. Nonostante il premio per il rischio politico elevato rimanga di supporto al BRL, portiamo la view da positiva a neutrale, in attesa di un cambio deciso di politica monetaria in senso restrittivo.

Messico

In linea con il trend degli ultimi 4 anni, anche nel 2018 la crescita del Messico non dovrebbe accelerare significativamente oltre il 2%: vari fattori ciclici (politiche monetaria e fiscale restrittive) e strutturali (calo della produzione petrolifera, sicurezza interna) compensano l’effetto positivo delle buone condizioni del mercato del lavoro, della domanda estera e delle riforme strutturali degli ultimi anni. Il 2018 è anche un anno di elevata incertezza politica domestica ed estera. La Banca Centrale del Messico ha aumentato i tassi a febbraio (di 0.25 pb a 7.50%) e nonostante alla guida ci sia un nuovo Governatore, non sembra intenzionata ad adottare una linea di policy in contrasto con la Fed. Il peso messicano è stato il massimo beneficiario del venir meno della Trumpflation tra la fine di gennaio e settembre, supportato anche dal carry crescente, che ora è tra i più alti nei Paesi Emergenti ed è il principale fattore positivo per il MXN. L’incertezza politica domestica con l’avvicinarsi delle elezioni di luglio (i sondaggi danno in vantaggio il candidato di sinistra populista Lopez Obrador, considerato non market-friendly), i negoziati di revisione del NAFTA (ora che un accordo di massima sembra rimandato al 2019) ed il ciclo di rialzo dei tassi della Fed mantengono al ribasso i rischi per il MXN; confermiamo pertanto la view negativa.

Sud Africa

La transizione politica del Sud Africa ha subito una drastica accelerazione dopo il voto di sfiducia del Parlamento al Presidente Zuma e la sua sostituzione con Cyril Ramaphosa, leader del partito di Governo African National Congress, una personalità rispettata per le qualità di mediatore e per l’ortodossia in politica economica. Il cambio di leadership si sta già concretizzando con gli interventi sulle società statali, il progresso nelle indagini di corruzione, la proposta di un nuovo salario minimo nazionale ed i negoziati per riallacciare i rapporti con il settore minerario. Anche se non è ancora chiaro se il nuovo Presidente Ramaphosa sarà in grado di avviare un processo organico di riforme strutturali (già implementato nella maggior parte dei Paesi Emergenti) di cui il Sud Africa ha assoluto bisogno, la fine dell’incertezza politica si sta già ripercuotendo positivamente sull’attività economica e, dopo anni di crescita inferiore all’1%, le prospettive di crescita dell’economia sono in miglioramento (da +1.3% nel 2017 a +1,7% per il 2018 e 2019). La transizione politica è stata certificata dal “upgrade” da parte di Moody’s. Anche se il rand sudafricano è una delle valute Emergenti più sopravvalutate, a breve e medio termine non ci sono evidenti rischi al ribasso idiosincratici, mentre la storica vulnerabilità alle condizioni finanziarie esterne è mitigata dal supporto che la nuova storia di ristrutturazione macroeconomica dovrebbe fornire ai flussi d’investimento esteri. Manteniamo la nostra view positiva sul rand.

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