L’Italia ha freddo

Fa bene il nuovo Premier italiano Mario Monti, a correre in Francia per tenersi stretto l’amico ed alleato Sarkozy. La Francia potrebbe essere la prossima vittima della speculazione internazionale, dopo Italia e Spagna, ma è anche uno dei paesi che può decidere le sorti dell’Italia avvallando o meno gli acquisti, da parte delle istituzioni europee, dei titoli del debito pubblico italiano. Ed è necessario spezzare l’asse tra Parigi e Berlino, che si era creato nel 2011; per fare gli eurobond, rafforzare il fondo salva stati e fare un’integrazione europea più marcata. Detto questo, la Francia ci serve, e parecchio. La produzione energetica italiana è di 26.900 TEP,

mentre il consumo è di 176.000 TEP (dati in migliaia); ciò vuol dire che l’Italia dipende dall’estero per l’85% del consumo di energia. I TEP sono il Tunnel of Oil Equivalent, e cioè la quantità di energia rilasciata dalla combustione di una tonnellata di petrolio grezzo.

L’Italia aveva puntato molto sulla partnership con la Libia che è ricca di petrolio; ma cosa è successo al regime di Gheddafi, sarà solo la storia a dircelo e comunque la Francia ora conta molto nel paese africano. Secondo Liberation, la Francia si sarebbe assicurata il 35% del petrolio libico. Fatto sta che questo legame stretto tra noi e i libici non c’è più, e toccherà ai nuovi governi dell’Italia risolvere il problema del nostro gap energetico.

Anche Francia e Germania, dipendono dall’estero per il consumo energetico, rispettivamente per il 49% e per il 60%, ma hanno dei consumi totali molto più alti del Bel Paese; 266.500 TEP per la Francia e 335.300 TEP per la Germania (dati in migliaia). I freddi dati ci dicono che l’energia è, per l’Italia, poca e costosa, oltre ad essere un punto debole non solo per il rischio di riduzione degli approvvigionamenti all’estero, ma anche per il carico oneroso sul sistema produttivo del paese. Sempre il Governo italiano, aveva puntato sulla reintroduzione del nucleare, ma il noto referendum di Giugno del 2011 ha bloccato questa strada.

Insomma, il problema dell’energia potrebbe sommarsi a quello delle mancate riforme e delle mancate liberalizzazioni. Mentre la Germania è uscita a testa alta dalla dura riunificazione con la parte ex comunista del paese, noi siamo sempre allo stesso punto, e soffriamo, mentre la disoccupazione cresce e i rischi aumentano.

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