L’accordo sul nucleare iraniano spinge Eni e Landi

landirenzo Primo accordo positivo tra P5+1 Paesi e l’Iran, anche se i tempi sono ancora incerti. Giovedì scorso i rappresentanti di Iran e altri sei Paesi (Cina, Francia, Germania, Russia, Regno Unito e Stati Uniti) hanno raggiunto un accordo quadro per garantire da un lato la natura pacifica del programma nucleare iraniano e dall’altro l’eliminazione delle sanzioni dei Paesi occidentali all’Iran. Le parti dovranno ora lavorare sui dettagli tecnici da inserire in un piano d’azione comune da completare entro fine giugno.

Tra i punti principali concordati ci sono per l’Iran dei limiti nella qualità, quantità e tempi di produzione dell’uranio arricchito, così da poterlo destinare solo ad applicazioni civili, in cambio di un impegno dei Paesi occidentali a eliminare le sanzioni economiche e finanziarie se l’Iran rispetterà gli impegni. In caso contrario, le sanzioni saranno ripristinate. Anche se i tempi del possibile allentamento o revoca delle sanzioni è stato solo vagamente definito (si potrà vedere qualcosa entro fine anno, inizio 2016),  secondo Mediobanca Securities ci sarà un impatto  sui titoli del settore oil a seguito della riconciliazione tra l’Iran e i Paesi occidentali.

Più modesti i possibili benefici per Saras  (rating outperform e target price a 2,34 ) . Prima dell’ultimo round di sanzioni l’Iran produceva più di 4 milioni barili al giorno di petrolio, livello ora sceso a 3,3 milioni di barili. Come conseguenza di una revoca delle sanzioni, “stimiamo che l’Iran sarebbe in grado di aumentare le esportazioni di circa 0,8-1 milioni di barili al giorno, aggravando ulteriormente l’eccesso di offerta sul mercato globale. Ma le caratteristiche di alta densità/alto tenore di zolfo di buona parte del greggio iraniano si adatterebbero bene con la capacità di potenziamento delle centrali di Saras. Detto questo, Saras ha ancora  200 milioni di euro di debiti verso l’Iran.

Quanto a Eni  (neutral e target price a 15,40 euro) vanta una presenza storica in Iran. Un ammorbidimento delle sanzioni potrebbe portare a futuri nuovi accordi nel Paese e a una potenziale accelerazione del pagamento dei crediti ancora detenuti dalla società  (qualche centinaio di milioni di euro). Nonostante le tensioni sui prezzi, per Eni la notizia è quindi nel complesso positiva.

Anche su Landi Renzo,  Mediobanca  conferma il rating neutral con un target price a 1 euro. Più positive, invece, altre case di investimento. “L’accordo con l’Iran rappresenta una notizia positiva per Landi Renzo , che dal 2012 ha registrato una fortissima contrazione del fatturato in Iran a causa delle sanzioni”, sottolineano gli analisti di Equita (rating hold e target price a 1,18 euro). “Il management ha recentemente sottolineato che in Iran sono riprese le forniture di impianti a gas nonostante le difficoltà legate alla situazione di tensione internazionale, con alcuni costruttori europei che stanno rientrando nel mercato”.

Nel complesso Equita stima che l’Iran rappresenti il 2% del fatturato 2014 di Landi Renzo. “Noi per il 2015 stimiamo solo un leggero miglioramento, mentre un’accelerazione più decisa è attesa nel 2016/2017 con un fatturato complessivo di 8/12 milioni rispetto a un picco di 25-30 milioni del 2011. La revoca delle sanzioni potrebbe accelerare il recupero nell’area”.

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