La ripresina economica e la disuguaglianza sociale

L’Alieno Gentile

Se c’è una cosa che piace a Trump è parlare di boom economico, però la realtà è che non c’è nessun vero boom. Dal 2010, primo anno post recessione, la crescita reale dell’economia USA non è mai variata molto e mai è arrivata al 3%, realizzando solo una “ripresina”

Guardando il recupero medio del PIL dopo una recessione, dagli anni 50, la ripresa che stiamo vivendo è particolarmente lenta.

Qualche anno fa Larry Summers parlò di stagnazione secolare (ripescando un termine della Grande Depressione), gli diedero del “gufo”.

Uno dei fatti più sorprendenti è verificare quanto spesso le attese di crescita economica si siano rilevate costantemente e ampiamente ottimistiche: le stime a due anni vengono rivista al ribasso dopo un anno e poi si scontrano con una realtà ancor più dura:

Se il PIL americano fosse andato come nelle previsioni, oggi l’economia a stelle e strisce peserebbe 1300 miliardi di $ in più (il che spiega la costante percezione di crisi anche in una ripresa fra le più lunghe di sempre).

Una delle ragioni è che gli americani risparmiano di più e spendono di meno. e questo avviene perché la ripresa va principalmente a beneficio dei ricchi  – e i ricchi non spendono una quota così grande del loro reddito come i poveri e la classe media:

Una prova inequivocabile sta nell’andamento di borsa. Pur nella ripresina, nettamente inferiore alla media, il recupero di borsa è ampiamente superiore alla media. “Merito” degli stimoli monetari, chiesti da tutti ma che AIUTANO SOLO I DETENTORI DI CAPITALE

Un altro aspetto è quello del calo degli investimenti. Alcune aziende sono diventate così grandi e di fatto dei monopolisti che non hanno bisogno di investire in nuovi progetti per realizzare profitti o tenersi i clienti.

Poi c’è la dematerializzazione dell’economia. Meno negozi, perché le merci ora vanno dai magazzini alle case, meno archivi negli uffici. Meno computer, fotocamere, stereo, libri… grazie agli smartphone. Molti vivono felici senza auto, col car-sharing

La politica economica di Trump, peraltro, punta palesemente ad aggravare la disparità di reddito. I tagli fiscali a favore dei più abbienti sono enormi e permanenti. I tagli fiscali focalizzati su tutti gli altri sono minori e temporanei

Ma questi tagli hanno ulteriormente spinto le borse, portando il PIL per la prima volta in linea con le attese (vedi grafico 2). Sfortunatamente, la spinta al PIL USA sembra essere stata temporanea, ed il timore di secular stagnation torna.

Nel 1° trimestre di quest’anno, la crescita USA ha rallentato notevolmente. Molto probabilmente crescerà più velocemente nel resto del 2019, ma non al 3% (e nemmeno al 2,6% che era previsto). Nuovamente, gli economisti stanno revisionando le loro aspettative.

Servirebbero:

  • un rilancio infrastrutturale, a spingere gli investimenti (no, il Muro non è un’infrastruttura…)
  • riduzione delle centrali a carbone, indebolendo la dialettica del #GreenNewDeal
  • più aggressività sui monopoli
  • un break-up dei big tech (come suggerito qui)

Se poi gli economisti la smettessero di commettere sempre lo stesso errore, gonfiando le aspettative di crescita (e spesso anche di inflazione), magari ci diamo tutti una calmata…

Da Piano Inclinato

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